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Ranieri, De Rossi, Totti: così gli americani hanno messo alla porta la storia della Roma

Ranieri si separa dalla Roma, lo stesso destino di Totti e De Rossi: così la società dei Friedkin, dopo James Pallotta, ha messo alla porta la storia del club giallorosso.
A cura di Vito Lamorte
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Una squadra di calcio non è soltanto una fredda unità di business ma è una storia figlia di un sentimento e di un popolo. I Friedkin alla Roma negli ultimi anni hanno pensato soprattutto alla parte economica (in entrata e in uscita) e c'è stato un progressivo e sistematico allontanamento da quella che è stata la storia recente del club giallorosso. Non è solo una questione di organigramma e non si tratta solo di ‘nomi' ma di uomini chiamati nei momenti di difficoltà e poi accompagnati alla porta alle prime ‘frizioni'.

L’addio di Claudio Ranieri, chiamato a spegnere l'incendio di una stagione scellerata come quella 2024-2025, chiude definitivamente il cerchio. Dopo aver messo alla porta Totti e salutato nella maniera più surreale possibile De Rossi, la proprietà americana ha sollevato dal suo incarico di Senior Advisor l'ultimo simbolo del ‘romanismo'.

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"Nemo Propheta in Patria": da Totti fino a De Rossi e Ranieri

C’è un filo rosso, amaro e tagliente, che lega le due proprietà americane, da Pallotta ai Friedkin: l’incapacità di gestire i "Figli di Roma". Se l’era Pallotta verrà ricordata per lo strappo violento con Francesco Totti, spinto al ritiro e poi umiliato con un ruolo di facciata fino alla clamorosa rottura, i Friedkin hanno replicato il copione con spietata precisione.

Prima è toccato a Daniele De Rossi, silurato tra le tensioni con l'ex CEO Lina Souloukou, scatenando una rivolta di piazza al grido di "I figli di Roma non si toccano". Chiamato al posto di José Mourinho, in un momento dove la piazza era davvero spaccata a metà, DDR aveva rimesso a posto i cocci e aveva iniziato un percorso (con tanto di rinnovo di contratto fino al 2027) ma viene esonerato dopo un avvio di campionato senza vittorie in 4 partite.

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Poi è stato il turno di Claudio Ranieri, il "Re di Testaccio". L'uomo che ha risposto presente nelle tempeste post-Spalletti (2009) e post-Di Francesco (2019), e che l'anno scorso era tornato per rimediare alle macerie lasciate da Juric, si congeda di nuovo. Un addio che non ha il sapore del naturale fine ciclo, ma quello di un allontanamento programmato per far spazio a una visione radicalmente diversa come spiegato anche dall'ex tecnico all'agenzia ANSA: "L'interruzione del rapporto di Senior Advisor è dipesa da una determinazione unilaterale della società. Per dovere di trasparenza, chiarezza del proprio agire, fedeltà alla verità dei fatti e amore per la maglia che rappresenta la seconda pelle".

Gasperini fulcro del nuovo progetto tecnico della Roma

Con l'uscita di Sir Claudio, il piano dei Friedkin appare chiaro: affidarsi a un modello "aziendalista" puro con Gian Piero Gasperini nuovo fulcro del nuovo progetto tecnico. Ma la rivoluzione non si ferma alla panchina. Il probabile addio di Massara e l'inserimento di nuove figure dirigenziali (si fanno i nomi di D'Amico o Giuntoli) confermano il desiderio di una tabula rasa e di ripartire in vista della prossima stagione. Non sarà l'ennesimo ‘anno zero' perché il timone resterà nelle mani di Gasp ma quanto detto, e paventato, la scorsa estate è stato messo da parte dopo pochi mesi.

Le parole di Ranieri nei confronti dell'attuale allenatore della Roma non potevano passare inosservate e il tempismo delle dichiarazioni di Sir Claudio è molto discutibile per diversi motivi ma, evidentemente, il malcontento era soltanto riposto sotto il tappeto e ad un certo punto non c'era più spazio per nasconderlo.

Se si commettono errori è giusto pagarne le conseguenze ma una bandiera come Claudio Ranieri, che non si è mai tirato indietro davanti alle "missioni impossibili", meritava un'uscita di scena differente nella forma e nella modalità. In questo l'addio di Sir Claudio appare molto simile a quanto accaduto con De Rossi pochi mesi fa: un nome caro alla piazza viene chiamato in un momento di grande difficoltà, le cose vanno bene e poi arriva la separazione. Naturalmente ogni situazione è diversa per mille motivi, ma il leitmotiv sembra essere quello.

I Friedkin hanno lanciato un segnale chiaro a tutti, dalla squadra alla piazza, ma hanno messo alla porta un altro pezzo della storia dell'AS Roma. Ora bisognerà vedere se questo nuovo corso sarà in grado di farsi amare da un popolo che ha appena visto ammainare le sue ultime bandiere quasi tutte allo stesso modo.

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Periodista, collaboro con la pagina sportiva di Fanpage.it. Appassionato di Sport, Comunicazione e Politica, lucano amaro, credo che dietro ogni persona ci sia una storia che vale la pena ascoltare. Sono contrario all'opinionismo emozionale.
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