L'ultima parola spetta al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Posto che "se" e "quando" riprenderà la Serie A sembrano al momento due quesiti risolti (si va verso il sì e il fischio d'inizio del 13 giugno), la questione adesso è "come". Il nodo gordiano l'ha stretto il Comitato tecnico/scientifico che non ha fatto sconti al mondo del calcio e, nell'obbligarlo a rivedere la "ratio" del protocollo, ha piazzato condizioni non negoziabili (almeno per la fase degli allenamenti collettivi): 1) in caso di positività di un calciatore va in quarantena tutta la squadra e non il singolo (come accade in Germania, opzione caldeggiata anche dalla Figc); 2) la responsabilità per l'applicazione delle prescrizioni, dell'attività di prevenzione e controllo ricade tutta sui medici sportivi delle società; 3) l'approvvigionamento del materiale sanitario e l'onere economico di tutti i test diagnostici è interamente a carico delle società (compresa l'opportunità di rivolgersi a laboratori e strutture esterne alla propria Regione); 4) tutte le squadre dovranno sottoporsi a ritiri/clausura.

Se il protocollo attuale fosse applicato così com'è anche per il campionato sarebbe altissimo il rischio di ripartire e fermarsi subito dopo. Al primo intoppo, finirebbero a carte e quarantotto calendari e buone intenzioni. Ecco perché per la ripresa della Serie A, che potrà essere ufficializzata solo dopo il via libera del Governo, occorrerà un nuovo piano organizzativo sul quale calibrare l'evento partita e tutte le misure di sicurezza.

Quando ci sarà la fumata bianca? A margine dell'incontro tra il capo del Governo e il numero uno della Figc, Gabriele Gravina: sarà quella la sede per spezzare il nodo gordiano che, per adesso, lascia alla Serie A le mani legate. La speranza della Federcalcio è che, con l'evoluzione in senso positivo della curva dei contagi e l'affievolirsi della pandemia, sia possibile ammorbidire le prescrizioni della Commissione di virologi.

"Mi dicono che è una decisione che potrebbe essere rivista ma non voglio aggiungere ulteriori considerazioni", ha ammesso il presidente del Coni, Giovanni Malagò. L'obiettivo è trovare un'alternativa che si avvicini a quel modello tedesco che ha fatto proseliti anche in Spagna e Inghilterra: ovvero che in isolamento non vada solo il soggetto trovato positivo ma anche il gruppo ridotto di persone che hanno avuto contatti con lui (e non più l'intera rosa).