Quando verrà comunicata la decisione definitiva, sia ripartenza oppure chiusura anticipata della stagione? Quando riprende il campionato di Serie A? C'è una data fissata in calendario oltre la quale non si può andare? Al netto delle disposizioni di legge vigenti c'è il rischio che addirittura i club italiani siano esclusi dalle Coppe di agosto? Quesiti legati l'uno all'altro, tutti pezzi del puzzle che, a fatica, le parti in causa provano a far combaciare.

La questione della quarantena. La determinazione da parte del Governo nel non fare sconti al mondo del calcio, che chiedeva una deroga alla tedesca rispetto alla gestione dei casi di positività, è stata ribadita dal Comitato tecnico/scientifico (no all'isolamento del singolo, quarantena per tutta la rosa) che al cospetto della Figc ha chiarito un concetto molto semplice: non verranno fatte concessioni (compresi i test diagnostici, interamente a carico delle società) ma si deve agire secondo le norme valide per tutti i cittadini italiani. A cominciare dall'articolo 1 del Dpcm datato 21 febbraio 2020.

È fatto obbligo – si legge – alle Autorità sanitarie territorialmente competenti di applicare la misura della quarantena con sorveglianza attiva, per giorni quattordici, agli individui che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva COVID-19.

Medici sportivi sul piede di guerra. Altro mina da disinnescare: tutto il peso della responsabilità attuativa del protocollo (che lo staff di "saggi" della Federcalcio ha provveduto a correggere secondo le indicazioni della Commissione di specialisti del Governo) è ricaduta sui medici sociali. Le proteste della categoria sono comprensibili perché chiamata ad assumersi larga parte delle colpe, delle conseguenze giuridiche (civili e penali) non di una diagnosi sbagliata ma di un'ipotesi che non dipenderebbe né dalla loro imperizia né dalla loro negligenza: se, pur avendo applicato alla lettera tutte le prescrizioni e dopo aver effettuato regolarmente tutti i test, un calciatore risulta positivo per un contatto esterno al "gruppo squadra" perché dovrebbero essere ritenuti responsabili i medici sociali?

Ecco perché la strategia dei ritiri/clausura (nei quali si entra preventivamente controllati e si è costantemente monitorati) potrebbe essere l'unica opportunità per aggirare l'ostacolo ma non esclude del tutto i rischi di eventuali ricorsi legali/denunce. Basterà questa "rassicurazione" per far sì che la ribellione rientri assieme alla minaccia di dimissioni?

Sì o no, quando si decide? Dal 18 maggio si torna agli allenamenti collettivi ma l'ultima parola sulla scelta della ripresa (o meno) spetterà al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La prenderà dopo il confronto con il numero uno della Federcalcio, Gabriele Gravina, e il massimo dirigente della Lega di Serie A, Paolo Dal Pino. Quando? Entro la prossima settimana, ha ammesso il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. Non oltre il 25 maggio, invece, è il limite indicato dalla Uefa che per quella data vuole che sul tavolo ci siano nuovi calendari oppure la griglia delle classifiche con le qualificate alla prossima edizione delle Coppe. Quanto alla situazione attuale, la Federazione continentale non ha mai parlato di esclusione dalla tornata di agosto – la coda della stagione da chiudere in estate – ma attende di conoscere quale sarà l'evoluzione in Italia.

Date e calendario: 124 partite da giocare in 40/45 giorni. Quattro recuperi più 12 giornate (120 match), è questa la porzione consistente che manca per concludere in maniera regolare il campionato. Ipotizzando una ripartenza per il secondo week-end di giugno (13/14, secondo la determinazione dell'assemblea di Lega), si dovrebbe giocare in media per 3 volte a settimana così da ultimare il campionato entro la fine di luglio (con le società che beneficerebbero della deroga sui contratti dei calciatori in scadenza a giugno). Ad agosto spazio alle Coppe, con Champions ed Europa League in agenda per tutto il mese (finali a Istanbul in Turchia il 29 e a Danzica in Polonia il 27).