Nessuno sconto né concessioni al mondo del calcio che, se vuole andare avanti, deve farlo seguendo la legge – e in particolare le prescrizioni specifiche per il contenimento della pandemia – che è uguale per tutti gli altri cittadini italiani. Chi, tra Federcalcio e club (che avevano mostrato un'insolita compattezza), s'attendeva incoraggiamento e indulgenza come in altri Paesi (Spagna, Germania, Inghilterra) ha incassato la risoluzione del Comitato tecnico/scientifico del Governo come il ragazzo che torna a posto e ha tra le mani un compito da "6 meno meno". Né bocciato, né promosso. Meglio se ripassa la lezione rispetto all'enunciazione "lacunosa e confusionale" (è la definizione data dai saggi al documento elaborato dallo staff federale) nella tesina d'esame. Ci rivediamo a settembre. E arrivaci preparato.

Il sì agli allenamenti collettivi dal 18 maggio non è di buon auspicio in vista del campionato che riprende (forse) ma può fermarsi anche subito. Cerchiata in blu l'ipotesi modulata dalla Figc sul modello tedesco di isolare il singolo caso di positività al Covid-19 all'interno di una squadra e consentire che lo spettacolo continui a prescindere. Niente privilegi, né per la gestione di una eventuale quarantena né per i test diagnostici, perché i calciatori non devono essere trattati diversamente rispetto a ciò che accadrà in altre aziende del Paese, soprattutto in questo momento delicato e di forte sofferenza a causa della crisi economica.

Altra nota critica: la responsabilità dell'attuazione del protocollo è tutta dei medici delle società che, nell'applicazione rigida delle prescrizioni, dovranno provvedere all'organizzazione di ritiri scanditi da due parole: "prevenzione" (commissionando e pagando di tasca propria esami molecolari a laboratori privati, anche esterni alle regioni di appartenenze) e "isolamento" (staff e rose in clausura assoluta).

Sul tavolo resta in forte dubbio il resto della stagione con la domanda/tormentone ricorrente: cosa accade se una formazione intera è costretta all'isolamento? È mai possibile concludere la stagione? Non sarebbe meglio pensare alla prossima ponendo le basi per una seria riforma dell'intero sistema? Domande dinanzi alle quali il calcio italiano fa ancora una volta scena muta, credendo che basti un argomento a piacere così da cavarsela per il rotto della cuffia.