Massimiliano Mirabelli non è mai tenero col suo vecchio Milan, di cui è stato Direttore Sportivo per la breve e illusoria stagione della misteriosa proprietà cinese di Yonghong Li. Responsabile dell'area tecnica da aprile 2017 a luglio 2018, ha formato con l'Ad Marco Fassone il duumvirato che sembrava dover avviare – a colpi di roboanti e costosi acquisti – una nuova era gloriosa del Diavolo.

L'illusione è durata il tempo di capire come l'imprenditore cinese non fosse in grado di onorare gli impegni finanziari presi, con conseguente passaggio di mano del club ad Elliott e ribaltone nella dirigenza rossonera. Oggi al posto di Mirabelli c'è Paolo Maldini, al quale – dalle colonne di ‘Libero' – l'ex Ds non risparmia frecciate, peraltro da suddividere con Zvone Boban, visto che la ‘lezione d'impresa' riguarda anche l'anno scorso.

Il punto dolente – come ben sanno da mesi i tifosi del Milan – è il rinnovo di Gigio Donnarumma, che va a scadenza nel prossimo giugno. Una situazione delicata e in totale stallo nella quale i rossoneri, a fronte del solito Mino Raiola, non sembrano avere il coltello esattamente dalla parte del manico.

"La situazione è complicata e strana. Anzi, direi inspiegabile. Rinnovando nel 2017, io ho dato un vantaggio di quattro anni al club – attacca Mirabelli – Non capisco come il Milan sia arrivato a questa situazione. I tempi sono sbagliati, è assurdo trattare adesso. Il contratto andava rinnovato due stagioni fa, è l'Abc del calcio, hanno commesso un errore grave. Quando sono arrivato al Milan ho trovato 10 giocatori in scadenza compreso Donnarumma. E come prima cosa mi sono occupato della questione, risolvendola".

Mirabelli racconta come a suo tempo riuscì a beffare il potente procuratore del portiere di Milan e Nazionale.

"Ho curato i minimi dettagli. Vi siete mai chiesti perché ogni giorno il portiere pubblicava post sui social che poco dopo venivano tolti? Semplice, Raiola glieli faceva scrivere, io glieli facevo cancellare. Il momento decisivo della trattativa è stato l'atto finale. Ci troviamo con Gigio, la sua famiglia e i suoi agenti. Raiola si alza e dice: ‘Non firmare, ce ne andiamo. Seguici'. Appena i manager escono, Gigio prende la biro e prolunga il contratto. Senza la presenza di Mino".

Ma cosa farebbe Mirabelli se fosse oggi al posto di Maldini e del suo braccio destro Massara? Mostrerebbe i muscoli, con tutti i rischi del caso. Una mano di poker dura, un braccio di ferro con uno come Raiola, che in queste situazioni ci sguazza.

"Io una strategia precisa ce l'avrei, se fossi al Milan. Metterei Raiola con le spalle al muro. Facendogli un discorsetto molto chiaro: Gigio è tra i migliori portieri al mondo e per i rossoneri è un capitale intoccabile. O rinnova oppure sappia che da questo momento in poi il Milan non avrà mai più in rosa giocatori di Mino Raiola. Ci vuole coraggio, ma in questa situazione è l'unico modo. E il Milan deve farsi rispettare per quello che è: un club prestigioso con una storia unica".

Con Ibrahimovic in scuderia e – lui sì – vicino al rinnovo, sembra un po' difficile che Maldini segua il consiglio di Mirabelli…