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Mondiali di calcio 2026

L’Iran presenterà reclamo alla FIFA per le restrizioni ai Mondiali: non c’è “parità di condizioni”

L’Iran presenta un reclamo ufficiale dopo i disagi di Tijuana e Los Angeles ai Mondiali in vista anche della partita col Belgio, ma la task force USA chiude le porte al ct Ghalenoei.
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L'Iran non ci sta e si fa sentire con la FIFA. La Federcalcio di Teheran ha deciso infatti di presentare un ricorso ufficiale per sottolineare quella che sarebbe una vera e propria disparità di cui è stata fatta oggetto finora la squadra allenata da  Amir Ghalenoei. Le proteste formali degli iraniani infatti si basano sulle restrizioni a cui sono sottoposti nel corso dei Mondiali e che inevitabilmente rappresentano un ostacolo per la preparazione e il rendimento del Team Melli. Proseguono dunque le polemiche per il trattamento ricevuto dall'Iran negli Stati Uniti.

Perché l'Iran ha presentato ricorso alla FIFA per i Mondiali

Ci risiamo dunque, con nuove discussioni e recriminazioni dopo quelle che hanno accompagnato l'esordio contro la Nuova Zelanda finito poi in parità. Secondo l'agenzia di stampa Ana, questa volta le lamentele ufficializzate, attraverso un reclamo, riguardano le restrizioni che "non sono in linea con i principi di parità di condizioni per le squadre partecipanti e possano influire sul processo di preparazione tecnica delle squadre”. Il vulnus della questione infatti è quello relativo alle tempistiche per la preparazione delle partite, che sembrano cozzare con quanto garantito inizialmente.

Le restrizioni per gli iraniani e le difficoltà logistiche

Infatti nel reclamo è stato specificato che "mentre lo staff tecnico della nazionale iraniana di calcio aveva già comunicato alla FIFA il proprio programma di preparazione in vista delle competizioni, le restrizioni imposte dagli organizzatori hanno creato delle difficoltà nell’attuazione di tale programma"L’Iran aveva già denunciato il tutto subito dopo la sfida di Los Angeles, quando il lungo viaggio dalla sede del ritiro a Tijuana, dove tra l'altro è stato rifiutato il visto a 15 membri della sua delegazione, si è fatto sentire ancora di più. Questo perché il viaggio lungo, di più di 5 ore, i controlli all’immigrazione e tutte le formalità hanno creato non pochi problemi con le promesse che sono state assolutamente non rispettate.

L’Iran festeggia dopo il gol alla Nuova Zelanda
L’Iran festeggia dopo il gol alla Nuova Zelanda

Lo sfogo del ct dell'Iran

Tempi risicati per la preparazione della sfida, ma anche per il ritorno, con la ripartenza immediata dopo gli impegni con i media senza la possibilità magari di ricaricare le energie a Los Angeles. Proprio per questo il Commissario tecnico aveva usato anche parole decise: "Abbiamo passato così tanto tempo in aereo per gli spostamenti che non ci hanno nemmeno dato il tempo di riprenderci. Dopo la partita di oggi ci hanno detto: ‘Dovete partire immediatamente'. Dovevamo restare fino a domani per riprenderci. Ci è stato detto di tornare al nostro campo a Tijuana e questo ci preoccupa molto. Credo che la nostra sia forse la squadra più repressa di tutti i Mondiali".

Oggettivamente Taremi e compagni hanno dovuto sottoporsi ad uno stress notevole prima, e dopo il match dovendo fare tutto di corsa. Cosa ben più grave, c'è il rischio che il tutto si ripeta anche in occasione della seconda partita contro il Belgio, in programma domenica 21 giugno alle ore 21 sempre a Los Angeles. La Federazione calcistica iraniana ha chiesto alla FIFA la possibilità di partire alla volta della sede del match due giorni prima e non nell'immediata vigilia, e di dormire poi almeno un giorno in California. E invece niente come si legge nell'indiscrezione dell'agenzia di stampa: "Nonostante le motivazioni tecniche addotte, anche questa richiesta è stata respinta e la nazionale è costretta a recarsi a Los Angeles solo un giorno prima della partita, ovvero sabato, ora locale”.

La chiusura delle istituzioni USA

La speranza molto flebile degli iraniani è che la FIFA accolga in extremis queste richieste, anche perché c'è stata una dimostrazione di attenzione nei confronti delle lamentele dei protagonisti dei Mondial e lo stesso Infantino si è mostrato accondiscendente. Vedi Tuchel che ha chiesto e ottenuto di modificare il protocollo degli inni nazionali, per evitare di essere "schiacciati" dai fotografi. In questo caso però la fumata nera sembra essere inevitabile visto che Andrew Giuliani, direttore della task force della Casa Bianca per l'organizzazione dei Mondiali ha già chiuso ogni porta: "Abbiamo chiarito che questa era la procedura. Alla squadra sarà permesso di entrare nel paese il giorno prima della partita. Verrà chiesto loro di lasciare il paese dopo la partita, cioè la sera stessa (…) a Los Angeles e Seattle".

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