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Mondiali di calcio 2026

La denuncia dell’Iran: “Costretti ad andarcene subito dopo la partita, noi i più repressi dei Mondiali”

L’Iran ha dovuto lasciare gli Stati Uniti subito dopo la prima partita dei Mondiali: “Dovevamo restare fino a domani per riprenderci”. Infantino scende negli spogliatoi.
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L'Iran ha fatto il suo debutto ai Mondiali nel 2-2 contro la Nuova Zelanda entrando per la prima volta negli Stati Uniti, dove la federazione può recarsi soltanto per le partite ma non per dormire. Il ritiro è stato spostato a Tijuana, in Messico, e per la prima volta i calciatori hanno sperimentato il lungo viaggio verso lo stadio che li ha destabilizzati. In campo sono scoppiate le polemiche per l'esultanza di Mohebi, ma dopo il triplice fischio la discussione si è spostata sul piano logistico con le scelte della FIFA che non sono state ancora digerite dagli iraniani.

Nella conferenza stampa post gara il capitano Taremi e il commissario tecnico Ghalenoei hanno parlato delle difficoltà che la squadra ha dovuto attraversare prima di giocare: un viaggio durato 5 ore in tutto, allungato dai controlli all'immigrazione prima dell'ingresso negli Stati Uniti, che hanno dovuto affrontare anche subito dopo la partita senza riposarsi. Infantino è entrato negli spogliatoi per verificare la situazione, ma neanche il suo intervento ha permesso ai giocatori di sostare almeno una notte a Los Angeles per recuperare le energie.

L'Iran denuncia il trattamento della FIFA sugli spostamenti

Il piano logistico organizzato per l'Iran per questi Mondiali non è piaciuto ai giocatori che per la prima volta si sono travestiti da pendolari per andare a giocare una partita in California partendo da Tijuana. Non bisogna calcolare solo il tempo effettivo del viaggio, ma anche quello dei controlli all'immigrazione che ha richiesto alla nazionale cinque ore in totale: sono arrivati alla partita contro la Nuova Zelanda con molta stanchezza alle spalle per lo spostamento e sono ripartiti immediatamente dopo gli impegni con i media, anche se avevano chiesto di trascorrere una notte a Los Angeles per cercare di recuperare le energie.

Il CT Ghalenoei in conferenza ha raccontato che non gli è stato concesso: "Abbiamo passato così tanto tempo in aereo per gli spostamenti che non ci hanno nemmeno dato il tempo di riprenderci. Dopo la partita di oggi ci hanno detto: ‘Dovete partire immediatamente'. Dovevamo restare fino a domani per riprenderci. Ci è stato detto di tornare al nostro campo a Tijuana e questo ci preoccupa molto". Il coro che si alza mette d'accordo tutti: "Credo che la nostra sia forse la squadra più repressa di tutti i Mondiali".

Anche Mohebi si è lamentato, spiegando che la squadra è partita la mattina dal Messico ed è arrivata il pomeriggio a Los Angeles andando direttamente allo stadio: la sua proposta, e quella di tutti gli altri giocatori, sarebbe quella di arrivare in città due giorni prima delle gare per fare lì l'ultimo allenamento, ma il loro appello non è stato accolto. Taremi ha raccontato che dopo la partita Infantino ha fatto visita alla squadra negli spogliatoi e ha raccolto le preoccupazioni dei giocatori: "Vuole provare ad aiutarci, ma ci sono anche altre questioni in ballo. Per noi è tutto un disastro". Ma neanche il presidente della FIFA ha potuto cambiare la situazione e l'Iran ha fatto ritorno in Messico, affrontando nuovamente il lungo viaggio con le stesse complicazioni all'aeroporto trovate all'andata che hanno allungato ulteriormente il processo di rientro.

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