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Mondiali di calcio 2026

L’Iran parte per i Mondiali, grande cerimonia in piazza a Teheran: niente ripescaggi

La partecipazione dell’Iran ai Mondiali di calcio 2026 sembra ormai non più essere in dubbio: svaniscono dunque anche gli scenari di eventuali ripescaggi.
A cura di Paolo Fiorenza
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Mercoledì l'Iran ha dato il proprio saluto ufficiale alla nazionale di calcio, in partenza per gli imminenti Mondiali 2026, con una grande cerimonia che si è tenuta nella Piazza della Rivoluzione a Teheran ed è stata trasmessa in diretta dalla TV di stato. Uno stato che appare ancora essere saldamente in mano al regime teocratico islamico, dopo la spallata che sembrava potesse essere data anche sul fronte interno dalla guerra innescata da Stati Uniti e Israele. Il congedo alla squadra, che si sposterà prima in Turchia e poi raggiungerà gli Stati Uniti in vista dell'esordio nella fase a gironi, è stato un momento di pura propaganda nazionalista. A questo punto sembrano pochi i dubbi circa la partecipazione dell'Iran ai Mondiali, con la conseguenza che non ci saranno ripescaggi, né quello fantomatico dell'Italia né quello di un'altra asiatica come gli Emirati Arabi.

Il saluto a Teheran della folla alla nazionale iraniana in partenza per i Mondiali 2026

I calciatori della nazionale, vestiti con tute rosse e nere, sono saliti sul palco allestito nella piazza che è il cuore di Teheran e sono stati acclamati dalla folla che sventolava le bandiere della repubblica islamica. Erano presenti l'allenatore della selezione iraniana, Amir Ghalenoei, e il presidente della federazione calcistica, Mehdi Taj, assieme ad altri dirigenti. "I giocatori della nazionale che parteciperanno alla Coppa del Mondo rappresenteranno il popolo, i combattenti del Paese, la Guida Suprema (l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ndr) e la nazione", ha dichiarato Taj. "La nostra è una nazionale di calcio in tempo di guerra – ha poi aggiunto – un pilastro di autorità e resistenza".

La folla che gremiva la piazza imbandierata intonava canti e slogan patriottici, reggendo cartelli e foto del defunto Ali Khamenei, rimasto ucciso nei primi attacchi israelo-americani di fine febbraio. Uno dei cartelli esposti invitava i giocatori a "cantare l'inno nazionale con fermezza e senza esitazione, per il sangue dei martiri", richiamando chiaramente il clamoroso gesto di non farlo compiuto dalla nazionale di calcio femminile nel suo primo incontro ai Mondiali Under 19 di qualche mese fa.

Il programma dell'Iran prima di volare negli Stati Uniti: ritiro e amichevoli in Turchia

Durante l'evento è stata svelata la divisa ufficiale per i Mondiali 2026, con il ghepardo asiatico, simbolo storico del calcio iraniano. Il programma della nazionale dell'Iran prevede ora la partenza per la Turchia per ritiro e amichevoli (una già organizzata col Gambia il 29 maggio, un'altra in fase di concertazione), prima di volare oltreoceano per fare ingresso nel territorio degli Stati Uniti, in Arizona, base del suo girone durante il torneo. L'esordio avverrà il 15 giugno a Los Angeles contro l'Irlanda del Nord, poi ci sarà il match col Belgio il 21 giugno nella stessa città californiana e infine la gara con l'Egitto il 26 giugno a Seattle.

La partecipazione dell'Iran alla fase finale della Coppa del Mondo è stata parecchio in dubbio per le tensioni geopolitiche in conseguenza della guerra, ma il cessate il fuoco che dura (non senza difficoltà e scaramucce) dall'8 aprile ha contribuito a diradare lo scenario nelle ultime settimane. Il boss della FIFA Infantino ha dato per certa la presenza dell'Iran e la stessa federazione iraniana ha confermato che giocherà nelle sedi designate negli Stati Uniti, dopo il rifiuto opposto dalla FIFA di spostare le partite del girone in Messico, chiedendo però il rispetto di alcune condizioni.

A questo punto un forfait dell'Iran, con relativo buco in tabellone da colmare via ripescaggio, sembra davvero improbabile, ma è chiaro la situazione tuttora tesissima nel quadrante mediorientale non può escludere un ritiro dell'ultim'ora.

Sul tavolo c'è ancora il problema dei visti e dei legami con le Guardie della Rivoluzione Islamica

C'è poi la questione dei visti ancora non risolta, almeno stando alle dichiarazioni di un dirigente federale a margine della cerimonia di mercoledì. L'Iran ha affidato la responsabilità di far entrare i giocatori e i membri dello staff negli Stati Uniti saldamente nelle mani degli organizzatori del torneo, ovvero la FIFA. "Non è ancora arrivato nulla riguardo ai visti. Speriamo che la questione venga risolta entro questo lasso di tempo – ha dichiarato Hedayat Mombeini, segretario generale della Federcalcio, alla televisione di stato – La FIFA ha fatto delle promesse e speriamo che queste promesse portino a dei risultati e che i giocatori ricevano i visti in tempo. Spero che la FIFA intervenga, abbiamo sempre creduto che lo sport debba essere separato dalla politica. Quindi, a mio avviso, la FIFA ha il dovere di intervenire e assicurarsi che l'ingresso di tutti i membri di tutte le squadre partecipanti alla Coppa del Mondo sia agevolato".

La questione peraltro non è così scontata, visto che allo stesso presidente federale Taj (e non solo a lui) due settimane fa era stato negato l'ingresso in Canada (Paese co-organizzatore dei Mondiali) per il congresso FIFA, a causa dei suoi legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dando adito a timori che alcuni membri della delegazione iraniana possano incontrare difficoltà nell'ingresso negli Stati Uniti per lo stesso motivo. Come in Canada, infatti, anche negli USA le Guardie della Rivoluzione Islamica sono classificate come "entità terroristica" e il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che a nessuno con legami con l'organizzazione sarà consentito l'ingresso nel Paese. Come si vede, la strada per vedere l'Iran ai Mondiali non è esattamente ancora in discesa.

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