L’Iran fa chiarezza sulla partecipazione ai Mondiali 2026: la Federcalcio iraniana detta 10 condizioni

L'Iran non annuncia il ritiro dai Mondiali 2026, ma prova a mettere ordine nel caso che nelle ultime settimane ha alimentato anche le ipotesi, sempre molto deboli, di un eventuale ripescaggio dell'Italia. La Federcalcio iraniana ha diffuso un comunicato ufficiale in cui conferma la volontà della nazionale di prendere parte al torneo, chiedendo però alla FIFA e ai Paesi ospitanti precise garanzie politiche, logistiche e di sicurezza.
La posizione di Teheran arriva in un contesto molto delicato. La guerra in Medio Oriente, esplosa dopo l'offensiva israelo-americana contro l'Iran, ha già avuto conseguenze sullo sport internazionale, con la cancellazione dei GP di Bahrain e Arabia Saudita di Formula 1, e ha aperto un fronte anche sul Mondiale che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Il punto, però, è che l'Iran non sembra intenzionato a rinunciare al posto conquistato sul campo. Nel comunicato pubblicato dalla Federazione si legge: "Parteciperemo sicuramente ai Mondiali del 2026, ma gli organizzatori devono tenere conto delle nostre preoccupazioni". Poi un altro passaggio chiarisce il senso politico della presa di posizione: "Parteciperemo al torneo della Coppa del Mondo, ma senza rinunciare ai nostri valori, alla nostra cultura e alle nostre convinzioni".

Le condizioni dell'Iran per giocare i Mondiali 2026
Il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, ha spiegato alla televisione di Stato che Teheran ha posto dieci condizioni per partecipare al torneo. Non tutte sono state dettagliate pubblicamente, ma quelle emerse riguardano soprattutto il rilascio dei visti, la sicurezza della delegazione e il rispetto dei simboli nazionali.
L'Iran chiede che tutti i calciatori e i membri dello staff tecnico possano entrare regolarmente nei Paesi ospitanti. Il punto più sensibile riguarda chi ha prestato servizio nelle Guardie Rivoluzionarie iraniane, considerate organizzazione terroristica da Stati Uniti e Canada. Taj ha citato anche due calciatori molto noti: "A tutti i giocatori e allo staff tecnico, in particolare a coloro che hanno prestato servizio militare nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), come Mehdi Taremi ed Ehsan Hajsafi, dovrebbero essere concessi i visti senza problemi".
Tra le condizioni ci sono poi standard di sicurezza elevati negli aeroporti, negli hotel e lungo i percorsi verso gli stadi, il rispetto della bandiera iraniana, l'esecuzione dell'inno nazionale e la richiesta che le domande dei giornalisti restino legate agli aspetti tecnici e sportivi.

Perché il caso Iran pesa anche sull'Italia
L'Iran è inserito nel gruppo G con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto e dovrebbe esordire il 15 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles. La richiesta iraniana di spostare le partite fuori dagli Stati Uniti era già stata respinta dalla FIFA, mentre Gianni Infantino ha ribadito la linea ufficiale: l'Iran deve giocare il Mondiale secondo il programma stabilito.
Per questo il nuovo comunicato cambia poco sul piano di un eventuale ripescaggio dell'Italia ai Mondiali 2026. Anzi, lo indebolisce ulteriormente. Teheran non parla di rinuncia, ma di partecipazione subordinata a garanzie. La frase più netta è quella contenuta nella nota della Federazione: "Nessuna potenza esterna può privare l'Iran della partecipazione a una coppa alla quale si è qualificato con merito". Il caso resta quindi aperto sul piano diplomatico, ma sul piano sportivo la direzione è chiara: l'Iran vuole esserci ai Mondiali. E l'Italia resta fuori.