Il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 ormai si basa solo su debolissime congetture sull’Iran

Il ripescaggio dell'Italia ai Mondiali 2026 è diventato, giorno dopo giorno, un'ipotesi sempre più debole. Non perché il tema sia sparito del tutto, ma perché resta appeso quasi esclusivamente alle dichiarazioni di Paolo Zampolli, diplomatico italo-americano vicino a Donald Trump, e a una serie di congetture che non hanno ancora trovato riscontro in atti ufficiali della FIFA.
La suggestione è nota: l'Iran, regolarmente qualificato alla Coppa del Mondo che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico tra giugno e luglio, potrebbe non partecipare per le tensioni con gli USA e per i problemi legati all'ingresso nel Paese di alcuni membri della delegazione. A quel punto, secondo Zampolli, si aprirebbe uno spazio per l'Italia, fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva dopo l'eliminazione ai playoff. Ma tra il dire e il fare, in questo caso, c'è praticamente tutto.

Perché l'ipotesi del ripescaggio dell'Italia è sempre più fragile
Ad oggi infatti non esiste una decisione dell'Iran di rinunciare al Mondiale, non esiste una procedura FIFA aperta per sostituirlo, non esiste una posizione ufficiale della FIGC in questa direzione e non esiste nemmeno una norma che assegni automaticamente quel posto all'Italia.
L'intera costruzione si regge su presupposti molto fragili: il fatto che il clima politico tra Stati Uniti e Iran sia tesissimo, che alcuni dirigenti iraniani possano avere problemi di ingresso negli USA o in Canada, che la FIFA abbia un margine discrezionale in caso di sostituzione di una nazionale e che Gianni Infantino, da italiano, possa guardare con favore agli Azzurri. Tutti elementi che alimentano il racconto, ma non bastano a trasformarlo in uno scenario concreto.
Zampolli ha insistito anche nelle ultime ore: per lui "la partita resta aperta", perché "dipende dall'Iran" e da quello che la federazione iraniana deciderà di fare davanti alle garanzie richieste alla FIFA. Ma è proprio qui che l'ipotesi mostra il suo limite. Il ragionamento non parte da un atto formale, bensì dall'idea che "gli iraniani potrebbero cambiare posizione", che "non si sa cosa possano fare" e che, a un mese dal Mondiale, il contesto politico possa ancora ribaltare tutto.

Cosa ha detto davvero la FIFA sull'Iran ai Mondiali 2026
La linea ufficiale della FIFA, almeno finora, va nella direzione opposta. Gianni Infantino ha ribadito pubblicamente che l'Iran parteciperà ai Mondiali 2026 e che giocherà le proprie partite negli Stati Uniti. Una presa di posizione netta, arrivata proprio mentre tornavano a circolare le voci su un possibile ripescaggio dell'Italia.
Il caso, semmai, riguarda il seguito della nazionale iraniana. Alcuni membri della federcalcio difatti hanno già avuto problemi di ingresso in Canada in occasione del Congresso FIFA di Vancouver, anche per i legami con l'IRGC, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, considerato organizzazione terroristica da Stati Uniti e Canada. È questo il vero nodo diplomatico: non la presenza dei calciatori iraniani, ma quella di alcuni dirigenti e componenti della delegazione.
Il presidente della federazione iraniana Mehdi Taj ha chiesto garanzie alla FIFA in vista del viaggio negli Stati Uniti. Il 20 maggio è previsto un incontro a Zurigo per discutere la questione. Ma anche questo vertice, al momento, non può essere letto come il preludio dell'esclusione dell'Iran. È piuttosto un passaggio diplomatico per provare a garantire la partecipazione di una nazionale già qualificata.

Il regolamento FIFA sul ripescaggio non porta automaticamente all'Italia
Anche il piano regolamentare è molto più complesso di quanto suggeriscano le ricostruzioni più ottimistiche. In caso di ritiro o esclusione di una nazionale qualificata, il regolamento del Mondiale lascia alla FIFA la possibilità di decidere come sostituirla. Non c'è però scritto che debba essere ripescata la squadra con il miglior ranking tra le escluse, né che il palmares conti più del percorso di qualificazione.
Anzi, se si seguisse un criterio confederale, il posto dell'Iran dovrebbe restare all'interno dell'Asia. Questo renderebbe molto più naturale il ripescaggio di una nazionale asiatica non qualificata, non dell'Italia. La discrezionalità della FIFA esiste, ma discrezionalità non significa automatismo. E, soprattutto, non significa che una nazionale europea eliminata ai playoff possa rientrare dalla finestra solo per storia, ranking o prestigio.
L'Italia ovviamente avrebbe argomenti politici, commerciali e sportivi per essere presa in considerazione. Ha quattro Mondiali vinti, un peso mediatico enorme e un appeal evidente per un torneo organizzato anche negli Stati Uniti, dove la comunità italo-americana è numerosa. Ma si tratta di argomenti di opportunità, non diritti acquisiti.

Le prese di posizione ufficiali hanno già raffreddato il caso
Nelle ultime settimane, inoltre, le prese di posizione ufficiali hanno raffreddato più volte l'ipotesi. Infantino ha chiuso il caso sul piano pubblico, Trump ha fatto sapere di essere d'accordo con la linea della FIFA e anche in Italia l'idea del ripescaggio non è stata accolta con entusiasmo istituzionale.
Il messaggio arrivato dal mondo sportivo italiano è stato piuttosto netto: al Mondiale bisogna qualificarsi sul campo. Dopo la terza eliminazione consecutiva, l'Italia non può trasformare una crisi politica internazionale in una scorciatoia sportiva. È anche per questo che la suggestione ha trovato molto spazio nel dibattito pubblico, ma pochissimi appigli reali nelle sedi che contano.
Resta dunque un paradosso: più Zampolli rilancia, più l'ipotesi sembra mostrare la propria debolezza. Perché ogni nuova dichiarazione non aggiunge un elemento ufficiale, ma allunga la lista delle supposizioni. L'Iran forse potrebbe non partire. La FIFA forse potrebbe intervenire. Infantino forse potrebbe valutare l'Italia. Trump forse potrebbe pesare sulla decisione. Troppi "forse" per parlare di un vero ripescaggio.

L'Italia resta fuori dai Mondiali, salvo un terremoto politico-sportivo
La verità, oggi, è che l'Italia resta fuori dai Mondiali 2026. E per rientrare avrebbe bisogno di una concatenazione di eventi eccezionali: una rinuncia o un'esclusione dell'Iran, una decisione FIFA di non assegnare quel posto a una nazionale asiatica, una valutazione favorevole agli Azzurri e un via libera politico in un contesto internazionale già complicatissimo.
Non è impossibile in senso assoluto, perché il regolamento lascia alla FIFA un margine di manovra. Ma è estremamente improbabile, almeno sulla base degli elementi disponibili. Per questo, più che una pista concreta, il ripescaggio dell'Italia ai Mondiali 2026 resta una costruzione fragile: suggestiva, rumorosa, ma fondata quasi esclusivamente su debolissime congetture.