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L’Iran disputerà i Mondiali 2026, l’annuncio di Infantino: “Giocherà le partite negli Stati Uniti”

Il presidente della FIFA Gianni Infantino nel Congresso della FIFA ha garantito la presenza dell’Iran ai Mondiali 2026, affermando che l’Iran giocherà negli Stati Uniti.
A cura di Alessio Morra
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Il presidente della FIFA Gianni Infantino nel Congresso della FIFA di Vancouver ha garantito che l'Iran giocherà i Mondiali del 2026 e lo farà giocando regolarmente negli Stati Uniti: "L'Iran parteciperà alla Coppa del Mondo FIFA 2026. E naturalmente l'Iran giocherà negli Stati Uniti d'America".

Infantino conferma la partecipazione dell'Iran ai Mondiali

Il numero uno del calcio mondiale a Vancouver ha confermato la partecipazione dell'Iran alla Coppa del Mondo: "Confermo chiaramente che l'Iran parteciperà alla Coppa del Mondo e giocherà negli Stati Uniti. Il nostro compito, la nostra responsabilità è chiara. Dobbiamo unire le persone. Il calcio unisce il mondo. Dobbiamo rimanere positivi e sorridere in queste circostanze".

Le tre partite dell'Iran nel Girone G dei Mondiali 2026

L'Iran giocherà negli Stati Uniti perché è stato sorteggiato in un girone, quello con il Belgio testa di serie, che prevede partite tutte sul suolo americano. L'esordio avverrà il 16 giugno contro la Nuova Zelanda in California, in una partita in programma alle 3 di notte a Inglewood, in California, luogo anche del secondo incontro, quello con il Belgio, domenica 21 giugno. Poi l'Iran concluderà il raggruppamento sfidando l'Egitto a Seattle il 27 giugno.

La delegazione iraniana non ha partecipato al congresso FIFA

La giornata è stata molta tesa in Canada, dove i funzionari dell'Iran hanno annullato la loro partecipazione al Congresso a causa di un atteggiamento, a loro dire offensivo, da parte della polizia di immigrazione all'aeroporto di Toronto. I principali dirigenti, compreso il presidente della federcalcio dell'Iran Taj non hanno partecipato al 76° congresso FIFA perché sono stati bloccati all'aeroporto. I tre sono tornati subito in Iran. Il Canada ha fatto sapere che alla base di questa decisione ci fossero motivi di sicurezza nazionale e le restrizioni legate alle sanzioni internazionali.

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