FIGC “mai contattata” per il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali: perché la FIFA non smentisce le voci

Non c’è alcun riscontro concreto sull’ipotesi di un possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026: il punto di partenza resta l’assenza totale di interlocuzioni tra le parti, come confermato da fonti federali a Fanpage.it secondo cui “non c'è stato nessun contatto tra FIFA e FIGC”. Al di fuori di questo dato, tutto il resto rientra nel campo delle interpretazioni.
Guardando alla vicenda con un approccio più analitico, emergono diversi elementi che rendono poco solida la ricostruzione circolata nelle ultime settimane e, soprattutto, nelle ultime ore con le pressioni alla FIFA dell'alto inviato di Trump, Paolo Zampolli.

Italia ripescata ai Mondiali 2026, uno scenario che non regge: i motivi
In primo luogo, il contesto più ampio in cui si muove la FIFA, dove le scelte hanno spesso anche un peso geopolitico e non si limitano alla dimensione sportiva. In questo quadro, l’eventuale esclusione di una nazionale e la sua sostituzione difficilmente seguirebbero logiche isolate o semplificate.
Tralasciando la banalissima ricostruzione di ‘Trump che vuole far pace con Meloni' dopo gli ultimi screzi, c’è poi un aspetto regolamentare spesso trascurato nel dibattito: per la sostituzione di una squadra qualificata ai Mondiali resta valido un principio di base, ovvero la distribuzione dei posti per confederazione perché ogni area geografica ha un numero definito di partecipanti, e un’eventuale sostituzione dovrebbe rispettare questo equilibrio, rendendo improbabile l’ingresso di una nazionale europea al posto di una asiatica.
A ciò si aggiunge una considerazione di opportunità politica interna alla FIFA: qualsiasi decisione di questo tipo avrebbe ripercussioni su più federazioni, e difficilmente verrebbe presa privilegiando un singolo caso a scapito di molti altri. Il sistema decisionale, basato anche su equilibri di consenso, rende poco plausibile una scelta che rischierebbe di creare attriti diffusi.

Il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamale, ha sottolineato che la partecipazione dipende dalla garanzia di sicurezza per i giocatori negli Stati Uniti e la decisione finale spetta al governo dell'Iran e al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Inoltre, se vogliamo essere ancora più netti, il più grande regalo che Gianni Infantino potrebbe fare a Donald Trump sarebbe portare l'Iran a giocare i Mondiali negli USA e le sue dichiarazioni al CNBC Invest in America Forum lo scorso 15 aprile ne sono la riprova.
Perché la FIFA non smentisce le voci sul ripescaggio dell'Italia?
Infine, c'è il tema della comunicazione. Il fatto che non arrivi una smentita netta da parte della FIFA, secondo quanto appreso da Fanpage.it, contribuisce ad alimentare il dibattito in Italia, mantenendo alta l’attenzione mediatica nonostante non ci sia nulla di concreto alla base. In un paese escluso dalla competizione, il semplice parlare di Mondiale riaccende interesse e coinvolgimento, senza produrre conseguenze negative per chi gestisce la ‘narrazione'.
Nel frattempo, però, i fatti restano immutati: non risultano contatti ufficiali né iniziative concrete. Il ripetersi ciclico di queste voci finisce così per assumere i contorni di una dinamica già vista (Zampolli non è nuovo a uscite del genere, l’aveva già fatto prima del Mondiale del 2022 in Qatar), in cui l’eco mediatica cresce senza che emergano effettivamente elementi nuovi o verificabili.