Dieci gol in cinque partite. Tanti ne ha subiti l'Inter tra campionato (4 gare) e Champions (1). In serie A ne ha presi quanti il Torino (8) ultimo in classifica, 2 in più dell'Udinese quartultima, il doppio del Napoli, 5 in più rispetto alla Juventus, +7 rispetto al Milan capolista. I campionati si vincono i difesa, recita un vecchio adagio tanto caro al calcio italiano. Ma se l'andazzo continuerà a essere questo è dura competere. Se il debutto in Coppa non è stato amaro è solo grazie alla zampata piazzata dal ‘solito' Lukaku.

Per Conte e i nerazzurri è una sorta di amuleto, il deus ex machina che cala dall'alto sulla scena e risolve le situazioni più ingarbugliate proprio come accaduto contro il Borussia Mönchengladbach che a San Siro – complice una chiamata del Var – ha accarezzato anche l'idea di fare il colpo grosso alla prima giornata della fase a gironi. Il belga è una sicurezza: in 9 gare di fila in Europa è andato sempre a segno. Unica macchia, la rete mancata nella finale con il Siviglia che fece esclamare al tecnico per la disperazione "Romelu mio noooo".

Errori in difesa ma è questione di (poco) equilibrio

Chissà cosa avrà pensato Conte dinanzi all'ennesimo match dove ha rischiato grosso, perché perdere al debutto (e per giunta in casa), al netto di tutte le attenuanti che si possono concedere (la positività di Hakimi nell'immediata vigilia della partita), non cancella le perplessità sulla tenuta complessiva della squadra che ha mostrato falle clamorose negli incontri disputati finora. Eriksen? Si arrangia come può perché, almeno fino a quando sarà questa la fisionomia dell'Inter, apparirà sempre come un pesce fuor d'acqua. Non è (solo) lui il problema. È alle sue spalle che il gigante traballa sulle ginocchia. "Facciamo troppi errori", ha ammesso Lukaku nel dopo gara. E sono emersi anche contro i tedeschi.

Dieci gol subiti in 5 partite, in media 2 a match

Prima giornata di campionato i nerazzurri battono il Benevento al Vigorito con un punteggio largo (2-5): la gara non è mai in discussione però un paio di sbavature provocano una smorfia di disappunto. L'altalena di emozioni inizia con la Fiorentina e sarà come salire a bordo di una giostra acrobatica, di quelle che ti tolgono il fiato e lasciano lo stomaco sottosopra: finirà 4-3 per i nerazzurri, grazie al guizzo nel finale di Lukaku (sempre lui) e D'Ambrosio. A Roma con la Lazio l'Inter passa in vantaggio con Lautaro Martinez poi nella ripresa subisce il pari di Milinkovic-Savic (1-1). Il derby col Milan è una ferita che ancora sanguina: un paio di frustate di Ibrahimovic fanno saltare il banco nel primo tempo, il belga riapre il match ma questa volta non c'è lo spunto risolutore nei minuti finali (2-1).

Conte voleva Kanté, rimpiange Gagliardini

Dalla Serie A alla Coppa il cliché è lo stesso: l'Inter soffre nel cuore della mediana dove Conte avrebbe voluto Kantè e si ritrova a rimpiangere Gagliardini (fuori causa per il coronavirus) perché Sensi è (ancora) infortunato, Vidal (è lui a provocare in manier ingenua il rigore) ha qualche battuta a vuoto e Barella resta da solo a cantare e portare la croce. Dieci gol in cinque partite, in media fanno due a incontro. Troppi per chiunque, soprattutto per una squadra che ha ambizioni di scudetto e non può sfigurare (di nuovo) in Champions.