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OPINIONI

L’ironia su Paola Ferrari non fa più ridere, ma continua a fare engagement

Torna puntuale, come le stagioni, il fiume di battute imperdibili sull’aspetto di Paola Ferrari quando è in Tv. Un hobby dietro cui nascondiamo la nostra pigrizia di spettatori e la voglia di racimolare qualche like in più.
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Sarebbe sciocco illudersi che riusciremo mai a liberarci dal condizionamento degli occhi, da come l'aspetto estetico veicoli messaggi e influisca su noi spettatori. Fatta questa premessa, con i Mondiali appena iniziati è tornata puntuale la critica derisoria a Paola Ferrari e al suo aspetto. Si ripete ormai come i solstizi: lo screen svirgolato del volto della conduttrice inondato di luce postato sui social, la solita frase caustica di accompagnamento, una didascalia sarcastica che nello specifico di questa edizione estate 2026 ha riguardato gli occhi della conduttrice.

Si inneggia a un amor proprio che dovrebbe indurla a rinunciare ad andare in onda in quelle condizioni, al fatto che qualcuno che le voglia davvero bene dovrebbe sconsigliarglielo, il tutto condito da qualche allusione al canone con il quale pagheremmo tutto questo, a proposito della spruzzata di populismo che in certe questioni non può mai mancare. Un'azione istintiva alla quale è impossibile resistere, che nasce dall'illusione di dire qualcosa di importante e la consapevolezza inconfessabile di qualche like facile da racimolare. L'ironia su Paola Ferrari non fa più ridere ma continua a fare engagement, una tentazione alla quale in questo tempo è molto difficile sottrarsi. Deriderla racconta molto più di noi che di lei.

Lo scrive chi da queste pagine sottolineò nel 2025 la scelta di Valentina Bisti di andare in onda senza trucco con la straordinaria del Tg1 per la morte del Papa, a riprova di quanto io sia consapevole che l'estetica in televisione conti e che non smetterà mai di farlo. In quel caso mi sorprese positivamente la scelta della giornalista e considerai la sua sobrietà un'iniziativa spontanea che in prospettiva potesse spostare più in là l'immaginario, normalizzare l'idea di andare in Tv senza passare dal trucco.

Le scelte di Paola Ferrari invece cosa spostano? Non c'entra il fatto che la stessa conduttrice abbia raccontato in passato dell'asportazione di un tumore che l'ha costretta a un'invasiva operazione al viso. Anche senza le problematiche di salute a fungere da giustificazione, come se ne avesse bisogno, Ferrari non sposta nulla col suo aspetto, non c'è nulla di particolarmente simbolico e intenzionale, non un messaggio particolare. Non solo dovrebbe essere libera di andare in onda come le pare, ma stare lì chiederci, e soprattutto chiederle, fino a che punto abbia intenzione di arrivare, è un hobby sterile. Dietro questo continuo smontare i pixel e contare le rughe nascondiamo la nostra pigrizia di spettatori, è un gioco al ribasso che impoverisce tutti.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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