Paola Ferrari risponde agli haters dei Mondiali: “Troppe cattiverie, mi sento la Selvaggia Lucarelli del calcio”

Paola Ferrari conduce le notti mondiali della Rai e, come a ogni sua apparizione, si è ritrovata addosso l'ondata di commenti sul trucco pesante e sul volto giudicato "troppo plastico", col consueto paragone alle luci di Barbara D'Urso. Lei non arretra. Cerca i primi piani che gli haters vorrebbero risparmiarle. A Francesca D'Angelo, per La Stampa, taglia corto: "Le cattiverie le ho provate tutte: per ferirmi devono inventarsi di meglio".
"Mi sento la Selvaggia Lucarelli del calcio"
La conduttrice risponde alle critiche:"Mi sento più la Selvaggia Lucarelli del calcio, con tutto il rispetto per Selvaggia, perché non le mando a dire e dico sempre quello che penso. Mi arrivano critiche da anni, anche se spesso sono solo mancanze di rispetto, come queste che ho letto per i Mondiali". Gli attacchi su di sé li incassa. Ad amareggiarla è il fenomeno nel suo insieme: "L'unica cosa che mi rattrista è constatare che passano gli anni ma la deriva di odio non si ferma. Nel mio piccolo cerco di combatterla aiutando attivamente l'Osservatorio contro il bullismo e il cyberbullismo: io ho le spalle larghe ma molti ragazzi arrivano addirittura a suicidarsi".
Il muro sulla vita privata e il gelo con De Benedetti
Esiste un confine che Ferrari non lascia varcare. "Quando tirano in ballo la mia vita privata, come è successo di recente: non accetto commenti sul mio matrimonio e i figli. Il privato resta tale, per questo non commento mai il gossip e non parlo nemmeno della famiglia di mio marito: un giorno magari lo farò, e ci sarà tanto da dire". Quel "tanto da dire" porta dritto al suocero, Carlo De Benedetti, che due anni fa non la invitò alla festa per i suoi 90 anni. Con Marco De Benedetti, il marito, è sposata da tre decenni. "Abbiamo idee politiche opposte e quindi discutiamo spesso: mi sarebbe piaciuto che in questi 30 anni di matrimonio, mio suocero, che stimo molto, amasse non solo gli yes man ma anche le persone che dicono cose diverse, magari contraddicendolo. Purtroppo non è andata così ma questo non scalfisce di una virgola il rispetto che nutro per lui".
L'infanzia, la madre, la fuga a quindici anni
Dietro la corazza c'è un'infanzia che la conduttrice non maschera. Padre quasi sempre assente, una madre mentalmente instabile che la picchiava e che per tre volte tentò di ucciderla. A queste ferite si aggiunsero il carcinoma al viso diagnosticato nel 2014 e la recidiva del 2024. Il terrore di allora la accompagna ancora oggi: "La paura della violenza. Anche adesso, quando vedo una mano che si alza, scatto ancora". La rottura arrivò presto, e in modo netto: "La mia infanzia è stata un buco nero, da cui sono fuggita a 15 anni, scappando di casa dopo che mia madre mi aveva picchiata in modo mostruoso. Sono andata a vivere da mia zia, a Busto Arsizio".
Con il padre i conti restarono aperti a lungo. A 45 anni Ferrari scoprì che le sue continue assenze nascondevano un'altra donna, e per un periodo tagliò i ponti: non ne aveva neppure il numero di cellulare. Poi la malattia ribaltò tutto. L'uomo si ammalò di Alzheimer e lei, unica figlia, se ne prese cura. Da quell'avvicinamento riemerse anche il ricordo più nitido che li lega: "È stato lui a trasmettermi la passione per il calcio: a sei anni, prima che mamma diventasse violenta, mi portava allo stadio". Sedevano vicini sugli spalti, con il giornale sullo stomaco per ripararsi dal freddo.