29 Novembre 2022
7:00

Quanto ci costerebbe rinunciare all’inceneritore che vuole Gualtieri a Roma

Il sindaco di Roma vuole realizzare un nuovo termovalorizzatore a Roma. Esiste davvero un’alternativa alla soluzione proposta da Gualtieri? E a quale prezzo?
A cura di Enrico Tata

L'ultimo impianto messo in funzione a Roma risale al 2007, più di 15 anni fa. E da allora due Tmb sono stati distrutti dalle fiamme, la discarica di Malagrotta è stata chiusa, si sono succedute emergenze nella raccolta dei rifiuti e la città è sempre più sporca.

Il sindaco Gualtieri ha proposto di realizzare nuovi impianti, tra cui un termovalorizzatore che possa bruciare fino a 700mila tonnellate all'anno di scarti. Ma la mossa del primo cittadino, sebbene il governo Draghi gli abbia conferito poteri straordinari per approvare il progetto, potrebbe trasformarsi in un altro buco nell'acqua, l'ennesimo sul tema dei rifiuti della Capitale. Perché contro la costruzione dell'opera si battono non solo le opposizioni in Campidoglio, ma anche esponenti della nuova maggioranza parlamentare e pezzi dei partiti che sostengono Gualtieri. In più l'inceneritore non è previsto dal piano dei rifiuti della Regione Lazio, governata dal centrosinistra, ed è diventato paletto e merce di scambio per una eventuale alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle alle Regionali del 2023. Ma esiste davvero un'alternativa alla soluzione proposta da Gualtieri? E a quale prezzo?

L'inceneritore di Roma: il dibattito politico

Nel territorio in cui dovrebbe essere costruito, quello di Santa Palomba, il termovalorizzatore ha già mietuto la prima ‘vittima' nel centrosinistra. L'assessore all'Ambiente del Municipio IX, Alessandro Lepidini, Partito democratico, si è dimesso perché contrario al progetto. Anche a sinistra si levano sempre più voci che si oppongono alla proposta di Gualtieri, come Filiberto Zaratti, portavoce regionale e deputato di Europa Verde, che ha paragonato l'inceneritore a uno ‘stufone': "La questione si risolve raccogliendo la parte umida e realizzando piccoli impianti di trattamento di questa frazione in ogni Municipio. La parte residua secca può essere separata e recuperata. Perché bruciare migliaia di tonnellate di materiale è criminale perché di quelle risorse abbiamo bisogno".

Sullo sfondo del dibattito politico ci sono le elezioni regionali e la possibile alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico, con il partito di Conte fortemente contrario all'inceneritore. I consiglieri capitolini hanno presentato recentemente un esposto alla Corte dei Conti per fermare la realizzazione dell'impianto: "È ora di porre un freno deciso a questa decisione scellerata che rischia seriamente di danneggiare un territorio, la salute dei cittadini capitolini e di minare il futuro delle giovani generazioni".

Come se non bastasse, anche la maggioranza di governo sembra avere idee diverse sull'impianto. "I soldi non vanno utilizzati per creare grossi forni che bruciano ma per rendere efficace ed efficiente la raccolta differenziata", ha detto il deputato di Fratelli d'Italia e vice presidente della Camera, Fabio Rampelli. Favorevole invece la Lega, con Matteo Salvini che ha dichiarato: "Termovalorizzatore assolutamente fondamentale. Serve come in tutto il resto del mondo. Io vivo a Roma la maggior parte della settimana. I rifiuti o li trasformi in energia calore e ricchezza o te li trovi in mezzo la strada a dar da mangiare ai cinghiali".

Quando verrà realizzato l'inceneritore e quanto costa

Secondo il sindaco Gualtieri, realizzare l'inceneritore costerebbe circa 700 milioni di euro. Queste le tempistiche annunciate dal primo cittadino: il nuovo piano rifiuti di Roma verrà approvato definitivamente entro dicembre con l'obiettivo di affidare i lavori nel corso della prossima estate e di aprire i cantieri alla fine del 2023. Tempi di realizzazione, cinque anni circa. Non verrà finanziato con i soldi del Pnrr, con cui invece verranno costruiti due biodigestori anaerobici a Casal Selce e a Cesano.

Ama ha già acquistato, per 7,5 milioni di euro, i terreni di Santa Palomba, estrema periferia Sud di Roma, dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto. Tornare indietro su questa scelta, significherebbe ripartire quasi da zero.

Pinuccia Montanari, che è stata assessora all'Ambiente nella giunta guidata da Virginia Raggi, ricorda a Fanpage.it che una soluzione per i rifiuti di Roma era già pronta: "C'era già un piano industriale di Ama pronto, il piano Bagnacani-Ranieri, che prevedeva 15 impianti di economia circolare, ossia impianti che recuperano tutto, dai tessili sanitari ai materassi, dai rifiuti elettrici agli scarti dello spazzamento stradale. Sono impianti che necessitano di poco tempo per le autorizzazioni e alla fine rendono la città di Roma autosufficiente. Adesso torniamo indietro. Dicono ‘siamo innovativi, vogliamo tutelare l'ambiente', e poi nei fatti fanno tutt'altro".

Il sistema rifiuti a Roma: perché Gualtieri vuole il termovalorizzatore

Ogni anno la città di Roma produce 1.690.303 tonnellate di rifiuti, una quantità che negli ultimi anni è rimasta stabile. Il 24 per cento sono carte e cartoni, il 14 per cento plastica e il 21 per cento organico, solo per citare le componenti maggiori. Significa che ogni cittadino produce in media 600 chili di immondizia e di questi, 266 chili sono rifiuti differenziati. Ogni anno circa 400mila tonnellate di rifiuti vengono inviati a discarica e si tratta di circa il 30 per cento del totale. L'obiettivo da raggiungere entro il 2035, secondo l'Unione Europea, è il 10 per cento di rifiuti inviati a discarica.

Come funzionerebbe lo smaltimento dei rifiuti con l’inceneritore
Come funzionerebbe lo smaltimento dei rifiuti con l’inceneritore

La quota di raccolta differenziata che è stata raggiunta nel 2019 è del 45 per cento contro la media nazionale del 63 per cento al 2020. L'obiettivo è di arrivare al 65 per cento entro il 2030 (l'obiettivo dell'Ue è il 65 per cento entro il 2035). Attualmente gli altri rifiuti vengono tutti inviati agli impianti di pre-trattamento per poi essere trasferiti in discarica e negli impianti di termovalorizzazione che si trovano al di fuori del territorio di Roma. Con il termovalorizzatore previsto dal piano rifiuti di Gualtieri, 700mila tonnellate all'anno andrebbero direttamente all'inceneritore e soltanto 24 tonnellate andrebbero in discarica. Soprattutto per questa riduzione del conferimento in discarica le emissioni di anidride carbonica verrebbero ridotte del 92 per cento.

Come funziona attualmente lo smaltimento dei rifiuti a Roma
Come funziona attualmente lo smaltimento dei rifiuti a Roma

Perché serve un inceneritore a Roma

Secondo Francesco Lombardi, professore ordinario in Ingegneria Sanitaria Ambientale all'Università di Roma Tor Vergata e tra gli autori del Libro Bianco sull'incenerimento dei rifiuti urbani, il termovalorizzatore è necessario per la città di Roma. In un'intervista rilasciata a Fanpage.it ha dichiarato: "La Capitale deve affrontare la questione legata ai rifiuti non riciclabili che, nonostante un miglioramento della raccolta differenziata, rappresentano circa un 30 per cento rispetto al totale dei rifiuti. L'unica soluzione effettiva è quella del recupero di energia prima dello smaltimento in discarica. Questa opzione diventa quasi un obbligo con gli obiettivi fissati dall'Ue in termini di ricorso alla discarica sotto il 10 per cento per quanto riguarda i rifiuti urbani prodotti non altrimenti riciclabili".

Secondo il professore, inoltre, "non c'è alcuna prova a livello scientifico e a livello medico" sulla pericolosità dell'impianto. "Le concentrazioni di emissioni di un inceneritore sono inferiori rispetto a quelle del camino di casa, delle stufe a legna, sia in termini di polveri sottili che di diossine", ha spiegato il professore.

Perché non è necessario il termovalorizzatore a Roma

Pinuccia Montanari sostiene invece che non solo il termovalorizzatore non serva, ma che sia anche dannoso per la salute. Ai microfoni di Fanpage.it ha spiegato: "È vero che dopo aver raggiunto, per esempio, il 70 per cento di raccolta differenziata, resta comunque un 30 per cento di materiale che può finire in discariche e inceneritori. Ma questo 30 per cento, e lo vediamo in tante realtà del Nord, può essere trattato ulteriormente: nei nostri rifiuti c'è sempre molto organico, circa il 25 per cento che può essere recuperato attraverso i processi di estrusione, che consentono di ricavare materie prime secondo anche da quel materiale residuo".

Per montanari l'importante è il modello: "L'inceneritore si basa sulla dispersione, un modello di economia lineare che crea valore perso. L'economia circolare invece si basa sul recupero di materia". Inoltre, ha spiegato l'ex assessora, il termovalorizzatore può essere pericoloso: "Le sostanze che fuoriescono dall'inceneritore le conosciamo per il 20 per cento, ma tutte le altre non sappiamo cosa siano e questo ce lo dice la letteratura scientifica".

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