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Riforma di Roma Capitale, scontro governo-Gualtieri: “Senza legge con risorse e poteri meglio fermarsi”

A un evento all’Eur il sindaco di Roma invita maggioranza e opposizioni a parlarsi, ma il centrodestra replica. Rocca: “Persa un’occasione importante”. Casellati: “Gualtieri doveva rappresentare linea del Pd”.
A cura di Francesco Esposito
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Il sindaco Roberto Gualtieri al 2° Roma Regeneration Forum
Il sindaco Roberto Gualtieri al 2° Roma Regeneration Forum

Prima di arrivare al Senato, il dibattito sul disegno di riforma costituzionale di Roma Capitale passa dalla Camera dei Deputati all'Auditorium della Tecnica dell'Eur, dove nella mattina di martedì 19 maggio si sono alternati il sindaco Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e la ministra per le Riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati. L'occasione è stata quella del secondo Roma Regeneration Forum, meeting del mondo immobiliare dedicato allo sviluppo della città, ma il confronto ha assunto i classici toni della politica italiana. Al centro l'astensione del Partito Democratico durante la prima votazione.

Gualtieri: "Serve legge con la ‘ciccia'. I parlamentari si parlino fra di loro"

"Speriamo in una maggioranza più ampia al Senato – ha detto Gualtieri  -, ma che ci sia anche una legge con le cose vere". La famosa legge ordinaria che dovrebbe affidare risorse e autonomia amministrativa. La "ciccia", come l'ha chiamata il sindaco.

"Sono contento dei poteri legislativi, ma se non si fa la legge con le risorse e i poteri amministrativi meglio che non ce li diano quelli legislativi, perché facciamo solo disastri – ha aggiunto Gualtieri -. Io e Francesco (Rocca, ndr). Ci siamo messi d'accordo sulle competenze regionali a Roma in cinque minuti. Suggerirei alla maggioranza di non venire da me per parlare con la minoranza. Magari gli diamo il numero di telefono e si parlano tra di loro e così speriamo che al Senato, o nei passaggi successivi, si arrivi a una maggioranza ancora più ampia. E che ci sia la legge con le cose vere". Un triplice messaggio molto chiaro: noi abbiamo fatto il possibile, ora la palla passa al Parlamento; il Campidoglio non è il Partito Democratico, nonostante il sindaco ne sia espressione; forza con questa legge ordinaria.

Rocca: "Persa occasione importante, non so se ci sarà di nuovo"

Parole che scomodano dalla sedia i due esponenti del centrodestra in prima fila. A rispondere al sindaco comincia Rocca: "Quei 5 minuti di cui parlava Gualtieri sono stati intensi", sottolinea ricordando quello che sarebbe stato l'accordo sul procedimento che la riforma doveva seguire. "Si sarebbe dovuto lavorare alla legge ordinaria fra la prima e la seconda lettura in entrambe le camere. Quella del Pd è stata una mossa di opportunità politica. Peccato, era un'occasione importante, non so se ci sarà di nuovo.  Non credo che nessuno voglia andare al referendum anche perché possono fuori pulsioni territoriali".

A rincarare la dose ci pensa poi la ministra Alberti Casellati, che appare stupita dalle parole del sindaco: "Abbiamo scritto questa legge assieme con governo, Campidoglio e Regione. Quindi mi stupisco quando sento il sindaco dire: ‘Io non faccio parte del parlamento'. Secondo voi a noi manca il numero dei parlamentari dell’opposizione? Gualtieri seduto a quel tavolo rappresentava la linea politica del Partito Democratico". Non è cosa nuova, però, che nel Pd ci siano tante anime e la linea dell'astensione, definita "costruttiva", sarebbe una mediazione fra queste.

Casellati: "Pd astenuto per soddisfare il campo largo"

La delusione nel governo sembra tanta. "La partita politica non è il poker dove si passa chiamando ‘chip'. La ciccia nella legge ordinaria? Anche su questa c’è stato un tavolo e ora questo tavolo è sparito. Il sindaco parla di grandi investimenti, ma il fatto che Roma come capitale d’Italia abbia risorse e competenze non interessa? Se Roma ha questo ruolo diverso gli investimenti si moltiplicano".

Ma allora perché il Partito Democratico non avrebbe sostenuto il suo amministratore più rilevante? "Alla questione di Roma si è preferito soddisfare le esigenze del campo largo – aggiunge Casellati -. Adesso Vediamo al Senato cosa succede, ma questa battuta d’arresto è una battuta d’arresto per Roma. Ma non l’abbiamo bloccato noi, l’ha bloccato il Pd. Quindi è il sindaco che deve fare la telefonata ai suoi, perché lui si è sempre presentato come rappresentante del Pd, diversamente l’avremmo scritta con i capigruppo". Che chiami uno piuttosto che l'altro, chissà se il telefono suonerà.

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