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Riforma di Roma Capitale: dopo l’astensione del Pd, sospeso il tavolo tecnico tra Governo e Campidoglio

Dopo l’astensione del Pd sul testo alla Camera, si fermano i lavori per il provvedimento: nessun voto in calendario e nessuna convocazione del tavolo tra governo e Campidoglio.
A cura di Roberto Abela
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Piazza del Campidoglio a Roma
Piazza del Campidoglio a Roma

Il tavolo tecnico sulla riforma di Roma Capitale è sospeso e all'orizzonte non c'è alcun tentativo di mediazione. È quanto filtra in queste ore da Palazzo Chigi, confermando il disappunto espresso dalla premier Giorgia Meloni in un post su Instagram di mercoledì 29 aprile, arrivato dopo lo strappo con le opposizioni durante il voto alla Camera sul testo di revisione costituzionale: "A questo punto mi pare che non ci siano i margini per andare avanti con il provvedimento, che senza una maggioranza dei due terzi ha pochissime probabilità di diventare legge" aveva scritto la presidente del Consiglio dopo l'astensione del Partito Democratico, definita "costruttiva" dai dem.

Tavolo tra governo e Campidoglio congelato

Nonostante mercoledì scorso alla Camera dei Deputati il testo abbia superato il primo dei passaggi previsti dall'iter di revisione costituzionale, con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astenuti, al momento nessun voto in Senato è stato calendarizzato. Ma soprattutto, per il tavolo tecnico tra governo e Campidoglio, operativo dallo scorso febbraio, non è arrivata nessuna nuova convocazione. Tavolo al quale stava prendendo forma il nuovo quadro normativo: dal confronto tra le parti in causa dovrebbero nascere le leggi ordinarie che definiranno concretamente i dettagli della riforma costituzionale, come le risorse economiche e i mezzi con cui metterla in pratica. L'obiettivo è quello di estendere i poteri, le competenze e soprattutto gli stanziamenti per Roma.

Roma un nuovo ente territoriale autonomo

La riforma prevede la modifica diretta dell'articolo 114 della Costituzione, che definisce l'assetto territoriale e gerarchico dei vari enti locali della Repubblica: tramite la sostituzione del secondo periodo del terzo comma, che stabilisce che "la legge dello Stato disciplina" l'ordinamento di Roma Capitale, con la frase "l'ordinamento, le forme di decentramento e la potestà legislativa di Roma Capitale nelle materie di cui al quarto comma sono disciplinati con legge dello Stato, previa intesa con la Regione Lazio e con Roma Capitale", si vorrebbe rendere la Città Eterna un ente territoriale distinto e autonomo, accanto a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, con maggiori poteri in termini di urbanistica, trasporto pubblico, commercio e turismo.

Il braccio di ferro sui dettagli della riforma

Anche se pesa la frattura interna al campo largo, con Avs e M5s contrari, Azione favorevole e Iv e Pd astenuti, a provocare la frenata sul tema è stato proprio il voto espresso dai dem alla Camera, con grande irritazione di Meloni: "Stupore e amarezza per l'astensione", aveva dichiarato. Il braccio di ferro è sui dettagli, ovvero sulle leggi ordinarie discusse al tavolo tecnico, con il partito di Elly Schlein che chiede prima la loro approvazione e solo dopo si potrà parlare di un "sì" alla riforma costituzionale. Al vaglio c'è una lunga lista di proposte del sindaco Roberto Gualtieri. Una su tutte alimenta la discussione con la maggioranza: quella che conferirebbe più poteri alla giunta e meno all’Assemblea capitolina.

Nella discussione il peso delle elezioni

Nell'ambito della campagna elettorale, quella del congelamento potrebbe essere una strategia del centrodestra per non concedere vantaggi al Pd: in vista della chiamata alle urne nella Capitale per la prossima primavera, Fratelli d'Italia punterà a intestarsi la riforma quanto l'attuale sindaco, ma mentre Gualtieri è lanciato verso la sua seconda candidatura al Campidoglio, il partito della premier un candidato ancora non ce l'ha. Ad ogni modo, una volta approvata la riforma andrebbe incontro a un meccanismo di attuazione che la renderà operativa non prima del 2032.

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