Tetto agli stranieri in classe, l’UE avvisa il governo Meloni: “È vietato discriminare”
La Commissione europea ha fatto sapere di essere "a conoscenza" del decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri e di voler seguire "da vicino" i prossimi passaggi, visto che il testo deve ancora essere convertito in legge dal Parlamento. Nella risposta a un'interrogazione del Partito democratico al Parlamento europeo, la vicepresidente Roxana Mînzatu ha richiamato le regole europee sulla discriminazione per nazionalità, ricordando che i trattati Ue vietano ogni forma di "discriminazione in base alla nazionalità", sia "diretta" che "indiretta". A stretto giro è arrivata anche la replica del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, che ha difeso il provvedimento sostenendo che non ci sia alcuna discriminazione e che il tetto serva a favorire l'integrazione degli studenti che non conoscono l'italiano. "Il governo va avanti senza esitazioni", ha dichiarato.
Tetto agli alunni stranieri, cosa ha detto la Commissione europea
Nella risposta all'interrogazione, Mînzatu richiama l'articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che vieta le discriminazioni basate sulla nazionalità. La Commissione cita anche la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, secondo cui "ogni cittadino dell'UE può invocare il divieto di discriminazione in base alla nazionalità" nelle situazioni che rientrano nell'ambito del diritto europeo.
Il principio riguarda sia le discriminazioni dirette, cioè quando una norma distingue apertamente le persone in base alla nazionalità, sia quelle indirette. In quest'ultimo caso, come spiega la stessa Commissione, si tratta di situazioni in cui "altri criteri di differenziazione portano di fatto allo stesso risultato". Ci sono comunque delle eccezioni. Una differenza di trattamento può essere ammessa quando è prevista espressamente dai trattati o da una specifica norma europea. Tra i casi citati ci sono i motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica. La Commissione precisa però che queste deroghe "devono essere interpretate restrittivamente".
Cosa prevede il tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi
La misura è contenuta nel decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, entrato in vigore il primo ottobre. Il governo sostiene di averla presentata come un modo per favorire l'integrazione degli studenti stranieri ed evitare che nelle classi ci siano troppi alunni che ancora non conoscono bene l'italiano. Il decreto introduce un limite del 30% per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime. Non riguarda tutti gli alunni stranieri, ma solo quelli che rientrano in determinati casi.
Alle elementari, per esempio, il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia e che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia. Alle medie e alle superiori, invece, riguarda chi non ha frequentato per almeno tre anni, con esito positivo, una scuola italiana.
Il tetto del 30% sarà applicato alle nuove classi prime dall'anno scolastico 2027/2028. Per le iscrizioni dell'anno scolastico 2026/2027, il decreto prevede già che gli studenti vengano distribuiti in modo da rispettare il limite. Se in una scuola le iscrizioni superano la soglia prevista, gli Uffici scolastici territoriali potranno spostare una parte degli studenti in altri istituti vicini. Dovranno però tenere conto della distanza da casa e delle esigenze delle famiglie. Sono previsti anche dei fondi per aiutare gli studenti a imparare l'italiano: 3,4 milioni di euro per il 2027 e oltre 14 milioni all'anno dal 2028.
Valditara replica: "Nessuna discriminazione, il governo va avanti"
Dopo la risposta della Commissione europea, è arrivata anche la posizione del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, che continua a difendere il tetto agli alunni stranieri. In una nota il ministro ha spiegato che, secondo il governo, "la norma sul tetto agli stranieri è a favore dell'integrazione, si riferisce a quegli stranieri che non conoscano la lingua e dunque non realizza alcuna discriminazione". A dimostrare che il tetto aiuta l'integrazione sarebbero "tutti i report internazionali, a iniziare da quelli Ocse".
Valditara ha poi sottolineato che l'istruzione non rientra tra le competenze esclusive dell'Unione europea. Nella stessa nota ha anche affermato che "nella gran parte dei paesi europei gli studenti stranieri di primo arrivo sono addirittura inseriti in classi separate". Da qui la sua conclusione: "Il problema dunque non esiste. Il governo va avanti senza esitazioni".
La Rete degli Studenti Medi: "Il governo ritiri il provvedimento"
Di parere opposto è invece la Rete degli Studenti Medi del Lazio, che chiede a Giorgia Meloni e al ministro Valditara di ritirare il decreto. Nella nota diffusa il 3 novembre, gli studenti contestano la scelta del governo, sostenendo che mettere un limite alla presenza degli alunni in base alla cittadinanza rischia di creare divisioni nelle scuole, senza affrontare i problemi concreti del sistema scolastico.
Nella stessa nota, Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio: "La bocciatura da parte di Bruxelles mette a nudo la propaganda della destra al governo. Sulla pelle delle studentesse e degli studenti si fa becera speculazione politica. Dividere le classi in base alla nazionalità crea muri all'interno delle scuole e prova a nascondere i reali problemi del sistema d'istruzione pubblico".
Nel comunicato gli studenti parlano anche della mancanza di risorse per la scuola. Secondo la Rete, invece di introdurre limiti legati alla cittadinanza, il governo dovrebbe investire su insegnanti di italiano come seconda lingua, mediatori interculturali, tempo pieno e classi meno numerose. Montori ha poi ribadito la richiesta di ritirare il provvedimento, rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio e al ministro dell'Istruzione: "La scuola deve essere uno spazio di inclusione, integrazione e crescita collettiva, non uno strumento di discriminazione".