Decreto Bollette, cosa cambia davvero per i prezzi di luce e gas dopo l’ok dell’UE al governo Meloni
Il governo Meloni ha ottenuto il via libera dalla Commissione europea per introdurre un tetto al prezzo del gas usato per produrre energia elettrica, in via temporanea. Una misura che la presidente del Consiglio ha celebrato, dicendo che "ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette". La Commissione lo ha confermato: "Contribuirà a ridurre i costi energetici sia per le famiglie che per le imprese".
Era febbraio quando l'esecutivo italiano, già alle prese con il caro energia, varò il decreto Bollette. Sul tavolo c'era anche una norma che, però, rimase sospesa perché aveva bisogno di negoziati in Europa. Ieri quei negoziati sono giunti al termine, almeno sul piano politico. Ma il percorso non si ferma qui, e restano diversi passaggi critici e dubbi sull'impatto che la norma potrà effettivamente avere.
In cosa consiste il decreto Bollette concordato da Italia e Ue
Il provvedimento concordato ieri da Italia e Commissione Ue consiste in sostanza in un tetto al prezzo del gas che viene usato per generare energia elettrica. È una deroga alle norme che normalmente l'Unione europea applica agli aiuti di Stato: avvenne già nel 2022, per Spagna e Portogallo (che in quel periodo, va detto, stavano affrontando prezzi del gas molto più alti rispetto a quelli che si registrano in Italia oggi).
Oggi, in Italia, l'energia elettrica è prodotta in gran parte con fonti rinnovabili, e in altra parte con impianti a fonti fossili che bruciano metano. Ma le dinamiche di produzione e di mercato fanno sì che, in pratica, il prezzo finale della luce per le famiglie e le imprese sia determinato in modo significativo da quello del gas. L'idea è quindi che, mettendo un limite al prezzo del gas usato per questo scopo, si avrà una ricaduta su tutte le bollette, anche quelle per energia generata con fonti rinnovabili.
I dettagli non sono ancora noti ufficialmente. Stando a diverse ricostruzioni, il tetto potrebbe essere fissato attorno ai 60 euro al megawattora. Per fare un confronto, sul mercato europeo negli ultimi giorni si sono sfiorati i 90 euro, mentre nel 2022, nel pieno della crisi legata alla guerra in Ucraina, si superarono i 300 euro. Si parlerebbe quindi, se la novità scattasse oggi, di una riduzione attorno ai 30 euro al megawattora, o 30 centesimi al chilowattora.
Quando il prezzo del gas usato per produrre energia elettrica supererà una certa soglia, lo Stato interverrà rimborsando i produttori. Lo farà, stando a quanto riportato dal Messaggero, usando soldi presi proprio dalle bollette (tramite gli oneri di sistema) delle famiglie e le imprese che godranno dei benefici, cioè quelle che hanno un contratto a prezzo variabile.
Il rimborso con fondi pubblici, in ogni caso, dovrà essere interamente trasferito sui consumatori. Su questo ha insistito anche la Commissione europea. In altre parole: chi produce l'energia con il gas, e riceve un aiuto dallo Stato per compensare il costo del metano, non potrà ‘intascarsi' quel sostegno, ma dovrà essere obbligato a usarlo tutto per tenere basso il prezzo finale della bolletta.
L'ultimo aspetto certo è quello della durata: dovrà essere limitata. Un sistema di questo tipo, come detto, è una eccezione temporanea alle regole europee, che limitano fortemente gli aiuti di Stato alle imprese. Quindi, con tutta probabilità, non potrà durare più di diciotto mesi – questo il periodo che fu concesso a Spagna e Portogallo.
Quando partiranno gli sconti e quali sono i rischi
Come detto, restano diverse incertezze. Ad esempio, su quando partirà effettivamente la riduzione delle bollette promessa da Meloni. L'intesa trovata ieri è quella sul piano politico, ma ad esso mancano i passaggi formali. L'Italia dovrà inviare alla Commissione europea il documento in cui propone effettivamente il tetto al prezzo del gas (scritto secondo gli accordi raggiunti in questi mesi) e la Commissione darà il via libera. Il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin ha detto che l'invio avverrà "al più presto", ma non ha indicato scadenze precise. Dopodiché, la norma andrà concretamente messa in atto, e potrebbe volerci altro tempo.
Una volta varato il decreto, molto dipenderà da dettagli tecnici che ad oggi sono ancora sconosciuti. La materia è complessa e una norma scritta male rischierebbe di cancellare almeno in parte i benefici. Ad esempio, l'Italia è strettamente collegata con il resto d'Europa per quanto riguarda il gas (cosa che non era altrettanto vera per Spagna e Portogallo): se il tetto al prezzo rendesse più conveniente comprarlo da noi, il metano potrebbe semplicemente essere venduto in altri Paesi, invece di usarlo in Italia per generare energia. Questo potrebbe ridurre di parecchio la ricaduta sulle bollette. Starà al governo assicurarsi che non ci siano scappatoie.