Meloni dice che il governo sta preparando una soluzione contro il caro bollette: “Arriverà a breve”
Il governo Meloni sta lavorando a un "meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica", per ridurre il costo dell'energia in bolletta. Il confronto è avviato con la Commissione europea, e "confidiamo di arrivare a breve a una soluzione condivisa", ha detto oggi la presidente del Consiglio dal palco di Assolombarda. Non ha dato altre informazioni a riguardo, quindi per il momento è difficile immaginare quando questo meccanismo potrebbe scattare effettivamente. Nel frattempo, i rincari annunciati negli scorsi mesi per luce e gas si stanno già facendo sentire.
Nel corso del suo intervento, Meloni ha toccato anche diversi altri temi legati all'energia. Ha rivendicato la posizione sul nucleare e criticato alcune politiche dell'Unione europea per contrastare l'emergenza climatica. In più, allargando il discorso ai prossimi provvedimenti in campo economico, ha annunciato un bonus fiscale per le aziende che investono in software tramite i contratti di cloud (che finirà in legge di bilancio) e una circolare che arriverà prossimamente – non si sa quando, con esattezza – per "snellire procedure e processi" di Transizione 5.0.
Sempre parlando di economia, ha detto che la prospettiva di un Pil che cresce dell'1%, quest'anno, "non ci soddisfa, però è un segnale che non va neanche sminuito". Ed è tornata a criticare, indirettamente, l'Istat: "Noi italiani veniamo spesso sottovalutati, solo che quando ci sottovaluta l'Unione europea ci siamo abituati, quando invece veniamo sistematicamente sottovalutati dai nostri stessi organismi un po' dispiace".
La spinta sul nucleare contro il caro energia: "Al via entro prossimo decennio"
Il governo Meloni negli ultimi anni ha stanziato "60 miliardi per proteggere gli italiani dal caro energia", ha detto Meloni, ricordando la riduzione degli oneri in bolletta, la cancellazione del differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo, e alcuni strumenti che hanno permesso alle aziende di comprare elettricità e gas a prezzo calmierato con la garanzia dello Stato. In più, naturalmente, il taglio delle accise e la cancellazione del bollo auto, pensata come misura per aiutare contro il caro benzina. "Ma se noi non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo, rischiamo di essere sempre più in balia dell'emergenza", ha aggiunto.
Tra le misure "strutturali" Meloni ha rivendicato la crescita della potenza installata da fonti rinnovabili, il rilancio della produzione nazionale di petrolio e gas. Infine, l'energia atomica: "Come sapete, abbiamo varato la legge che consente di riprendere dopo 40 anni il cammino del nucleare", ha detto. L'obiettivo "ambizioso ma necessario", ha aggiunto, è "arrivare ad avere la prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio, chiaramente se ci si continuerà a lavorare".
Non è chiarissimo se Meloni intendesse dire che in Italia si produrrà energia nucleare entro i prossimi dieci anni, quindi da qui al 2036, oppure entro la fine del prossimo decennio, quindi prima del 2039. Finora, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha previsto che la produzione potrebbe avere il via "nel 2033-34".
Meloni chiama in causa l'Ue: soluzioni contro il caro bollette, ETS e flessibilità
Nel suo discorso, la presidente del Consiglio ha parlato più volte dell'Europa. Perché, ha detto, "in tema di energia, una parte significativa della materia non si risolve a livello nazionale" e serve "un deciso cambio di passo anche in Europa". L'Italia, ha attaccato la premier, "non siede al tavolo europeo per dire sempre sì. Siamo lì per dire quello che va detto, quando va detto", segnalare "quando qualcosa non va", per "renderla più forte".
Oltre al già già citato meccanismo per abbassare il costo delle bollette su cui – "il confronto è in fase avanzata e confidiamo di arrivare a breve a una soluzione condivisa" – Meloni ha citato gli ETS, un sistema che serve a scoraggiare le aziende a comprare energia da chi la produce in modo inquinante: "Gonfia artificialmente i prezzi, crea squilibri tra gli Stati membri, danneggia le nostre imprese manifatturiere, particolarmente nella loro capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono neanche lontanamente sottoposti allo stesso livello di costo del carbonio e agli stessi vincoli". Secondo la premier questo genera "un paradosso incredibile", perché "se un'acciaieria chiude in Lombardia" a causa dei costi maggiori dovuti ai vincoli europei "e quell'acciaio andiamo a comprarlo dall'altra parte del mondo, prodotto con standard ambientali molto più bassi, il pianeta non ci guadagna nulla, anzi, ci perde".
Su altri due temi, infine, Meloni ha citato l'Ue. Il primo è il nuovo "quadro finanziario pluriennale", cioè il bilancio che stabilirà come vanno usati i fondi europei tra il 2028 e il 2034. Le trattative per deciderlo sono già in corso, e la premier ha attaccato: "Anche noi vogliamo che vengano finanziate nuove priorità e certamente tra queste priorità c'è la competitività, ma non possiamo cercare risorse sulla competitività tagliando sulla coesione o sulla politica agricola". I fondi per la coesione sono quelli dedicati ai progetti territoriali locali, che in gran parte vengono erogati alle Regioni, specialmente a quelle più in difficoltà economica. "Non si può costruire competitività se i territori non crescono e non corrono tutti alla stessa velocità", ha detto Meloni.
Il secondo tema è la flessibilità fiscale che l'Italia sta chiedendo all'Europa in queste settimane. L'idea è di valutare in modo più ‘morbido' i conti pubblici dei Paesi, rispetto agli obiettivi prefissati nel 2024, tenendo conto che nel frattempo l'inflazione è cresciuta molto più del previsto e questo obbliga a spendere di più: "Riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì. Si tratta, dal nostro punto di vista, di una proposta semplice, di buon senso, oltre che di responsabilità".