Ue, via libera a clausola di salvaguardia per energia e difesa dell’Italia: freno su più flessibilità fiscale
Il governo Meloni ha ottenuto il via libera della Commissione europea alla richiesta di attivare la clausola nazionale di salvaguardia sul Patto di stabilità e di crescita, per le spese per la difesa e la transizione energetica. L'annuncio è arrivato ieri da un portavoce della Commissione Ue, nel briefing quotidiano con la stampa.
"Oggi rappresenta un passo importante nella procedura prevista dalla salvaguardia nazionale. Lo scorso 11 settembre abbiamo ricevuto dall'Italia una richiesta di attivazione. L'Italia è il19esimo Paese a farne richiesta. Abbiamo valutato la richiesta e la nostra valutazione ha concluso che nel caso dell'Italia l'attivazione della clausola non mette a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche nel breve periodo. In altri termini, la nostra valutazione è positiva", ha riferito un portavoce della commissione europea, Balazs Ujvari durante la conferenza stampa di metà giornata. Ora la questione passa al Consiglio europeo "che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo, a quel punto la clausola potrà essere ufficialmente attivata dall'Italia", ha spiegato.
L'Italia dunque è il diciannovesimo Stato membro a richiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese sulla difesa e l'energia, richiesta dalla premier Giorgia Meloni a settembre. La valutazione della Commissione ha stabilito che "l'attivazione della clausola non mette in pericolo la sostenibilità fiscale a medio termine nel caso dell'Italia".
Secondo i piani del governo la clausola di salvaguardia nazionale dovrebbe consentire all'Italia di utilizzare margini di bilancio tra il 2027 e il 2028. La scorsa settimana il governo ha approvato insieme al Dpfp la relazione per l’attivazione della clausola di salvaguardia e la conseguente richiesta al Parlamento dello “scostamento di Bilancio”. La previsione è di aumentare il deficit di quasi 29 miliardi nel prossimo biennio.
Per quanto riguarda la difesa la previsione di spesa è inferiore a quanto inizialmente preventivano confermato lo 0,3% in più in spese per la difesa nel 2027, mentre l'incremento nel 2028 si attesterebbe sulla stessa percentuale, invece dell'iniziale 0,6% (8 miliardi in meno). Analogo scostamento dello 0,3% annuo è previsto per l'energia. La quota dovrebbe essere equamente ripartita tra difesa ed energia: 14 miliardi nel 2027 e 14 nel 2028 (7 per investimenti in difesa e 7 per investimenti in energia per ciascuna annualità). Sono soldi che l'Italia potrà prendere in prestito al di fuori dei vincoli europei.
Il nostro Paese potrebbe comunque uscire dalla procedura d'infrazione l'anno prossimo, secondo gli accordi tra Roma e Bruxelles, se manterrà il deficit sotto al 3% nel 2026 e poi nelle stime della Commissione Ue relative al 2027-2028, al netto della clausola.
Per quali spese energetiche potrebbe essere utilizzata la clausola di salvaguardia nazionale
Prima che entri effettivamente in vigore a clausola di salvaguardia però serve un passaggio ulteriore del Consiglio, che si esprimerà entro un mese. Lo scorso giugno la Commissione europea aveva formalizzato il meccanismo, confermando la possibilità di maggiore flessibilità anche per l’energia, ma fissando alcuni paletti: in teoria le risorse potrebbero essere usate anche per misure che non siano investimenti in senso stretto, come ad esempio misure di sostegno alle famiglie sulle rinnovabili, ma non possono essere usate per tagli alle accise e altre iniziative a favore dei combustibili fossili.
Ieri il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin ha spiegato che la flessibilità di bilancio potrebbe essere impiegata non solo per "un incremento della produzione rinnovabile del nostro Paese, ma anche verso una riduzione dei consumi energetici mediante appositi strumenti di efficientamento che potrebbero riguardare, ad esempio, gli edifici e le strutture delle pubbliche amministrazioni, del Servizio sanitario nazionale, gli edifici scolastici e universitari".
Ue gela l'Italia su richiesta di maggiore flessibilità: "È necessaria prudenza fiscale"
La scorsa settimana però il governo Meloni aveva chiesto all'Ue una maggiore flessibilità nell'applicazione delle regole fiscali europee di fronte all'impatto dell'inflazione e del caro energia. Nella giornata di ieri il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis ha fatto sapere che saranno esaminate "più a fondo le richieste di Italia e Grecia", sottolineando però che "non possiamo introdurre continuamente nuove flessibilità di bilancio. Farebbe insorgere dubbi sul nostro impegno a rispettare le regole, in una fase in cui la credibilità dei nostri propositi sulla sostenibilità di bilancio è un asset cruciale. Non possiamo metterlo a rischio".
"È necessaria prudenza fiscale, soprattutto alla luce dell'attuale evoluzione del mercato obbligazionario", ha dichiarato Valdis Dombrovskis. "Al contempo, nel quadro di bilancio esistono già elementi di supporto che tengono conto dell'impatto di un'inflazione più elevata sulla traiettoria di crescita della spesa netta", ha aggiunto.
Nell'eurogruppo di ieri a Lussemburgo c'è stato un dibattito sulle ricadute negative sui conti pubblici causate dall'inflazione che ha superato le stime previste. Il Mef ha fatto sapere che la proposta italiana presentata dal ministro dell'Economia Giorgetti ha ricevuto numerosi consensi, al netto delle tradizionali perplessità dei Paesi "frugali": "Alla commissione – ha detto il ministro – abbiamo chiesto un'ulteriore riflessione sulla questione al fine di una corretta interpretazione dei fattori rilevanti per il rispetto dell'attuale Patto di stabilità. Siamo fiduciosi che le buone ragioni tecniche potranno, con gli opportuni approfondimenti e le adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole anche all'interno della clausola energia già approvata con decisioni coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica".