Manovra 2027

Meloni chiede aiuto all’UE per evitare una Manovra nel segno dell’austerity. E intanto taglia fondi alla Difesa

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Nonostante abbia mancato l’obiettivo dell’uscita dalla procedura d’infrazione, il governo Meloni è pronto a chiedere all’Europa la spesa extra per energia e difesa. Per contenere il deficit però alcune misure saranno rimandate e ci saranno meno risorse per il ministero di Crosetto. Intanto il boom dell’inflazione stringe ancora i margini della legge di bilancio. Meloni chiede all’Europa flessibilità sulle regole europee. Altrimenti, l’ultima manovra dell’esecutivo di destra sarà nel segno dell’austerity.

C'è flessibilità e flessibilità. Il governo si appresta a mettere nero su bianco la richiesta all'Europa di attivazione della clausola per le spese extra in energia e difesa, anche se questo secondo capitolo dovrebbe essere ridimensionato rispetto alle previsioni iniziali, dopo aver mancato l'obiettivo di uscita anticipata dalla procedura di deficit. Nelle stesse ore, Giorgia Meloni apre un altro fronte con l'Europa che non riguarda stavolta le cosiddette circostanze eccezionali, ma il cuore stesso del nuovo patto di stabilità europeo. In una lettera inviata a Bruxelles, la premier sottolinea come la nuova fiammata dell'inflazione metta a rischio il rispetto del percorso della spesa netta, parametro essenziale per valutare il rispetto dei vincoli comunitari. Per questo motivo, la premier chiede una discussione urgente nel Continente, per adattare le regole al nuovo scenario dei prezzi. In attesa di una risposta ufficiale, però, i primi segnali lanciati dai vertici dell'Unione non sembrano positivi.

I conti della manovra e le spese extra per energia e difesa

Nel Consiglio dei Ministri di venerdì 2 ottobre, il governo approverà il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (ha un acronimo terribile, Dpfp, ma al momento non se ne è trovato uno migliore). È il testo nel quale vengono scritti i numeri dell'economia italiana per il 2026 e per gli anni a seguire, che fissano il perimetro dentro al quale si dovrà scrivere la prossima legge di bilancio. In allegato, ci sarà anche la relazione sullo scostamento, conseguente alla richiesta di attivazione delle clausole di salvaguardia straordinarie. Meloni ha già chiarito che l'Italia chiederà tutti i 14 miliardi disponibili per l'energia. Per utilizzarli, però, potrebbero servire diversi mesi. Prima dell'ok alla richiesta, infatti, ci vorranno vari passaggi parlamentari e soprattutto a livello europeo, che potrebbero non essere solo formali, ma richiedere discussioni e approfondimenti.

Non solo. Poiché l'Italia è rimasta in procedura d'infrazione, al momento i costi sostenuti con l'attivazione della clausola peserebbero sul deficit. Per questo motivo, a quanto apprende Fanpage.it, l'esecutivo potrebbe decidere di rimandare almeno una parte delle misure sull'energia alla primavera, quando una nuova valutazione della Commissione europea potrebbe far uscire l'Italia dalla lista degli osservati speciali. Con lo stesso obiettivo di contenere il deficit  – ma con un occhio anche al consenso elettorale – dovrebbe essere ridimensionata la richiesta di spese extra per la difesa, rispetto allo 0,9 percento del pil preventivato prima dell'estate.

Sembra tramontata dunque l'ipotesi di usare una parte dello scostamento per coprire misure già finanziate a livello nazionale e in questo modo liberare risorse, da usare per tenere fede alle promesse come l'abolizione strutturale del bollo auto, la diminuzione dell'Irpef, l'abbassamento dell'età pensionabile. Una tesi accreditata negli scorsi mesi anche all'interno della maggioranza, ma che fonti del Mef giurano non sia mai realmente esistita. Anche se l'Italia fosse uscita dalla procedura di infrazione a settembre – si spiega – i tempi dell'attivazione delle clausole non sarebbero stati compatibili con quelli della legge di bilancio. L'ultima manovra della legislatura dunque dovrà reggersi sulle proprie gambe. Che saranno un po' più solide del previsto, ma dovranno rimanere in piedi in mezzo a uno scenario internazionale sempre più burrascoso.

Da un lato la crescita potrebbe sfiorare l'uno percento nel 2026 e il deficit stavolta dovrebbe scendere davvero sotto la soglia del 3 percento. Ma nel frattempo i rendimenti sui titoli di Stato sono tornati a crescere – con lo spread di nuovo sopra i 100 punti – e questo significa un costo più alto in termini di interessi. Tenere i conti in ordine allora diventa essenziale, anche per tranquillizzare i mercati. Di conseguenza, il ministro dell'Economia Giorgetti dovrà resistere agli appetiti dei partiti (il suo, in primis) tentati dall'idea di forzare i parametri di bilancio, pur di portare a casa i propri scalpi pre-elettorali. A rompere questo equilibrio già fragilissimo però potrebbe essere la variabile impazzita dell'inflazione, arrivata a settembre al 4,2 percento, massimo dal 2023.

Le richieste di Meloni e la risposta dell'Europa

Per capire le implicazioni di un'inflazione così alta bisogna fare un veloce ripasso delle nuove regole del patto di stabilità. Il parametro essenziale del patto – entrato in vigore nel 2024 – è quello della spesa netta. La Commissione europea ha concordato con ogni Stato membro una percentuale in rapporto al pil che le amministrazioni pubbliche possono spendere ogni anno fino al 2029, al netto di alcune voci e con un piccolo margine di aggiustamento. L'Italia fino a oggi ha grossomodo rispettato questo impegno. Ma la traiettoria della spesa netta è stata stabilita quando i prezzi erano molto più bassi di quelli attuali. Ora molti costi sono destinati a esplodere, a partire da quelli per pensioni o assegno unico, per cui è previsto l'adeguamento all'inflazione.

Nei corridoi del Mef si fa notare come una situazione del genere punirebbe più di tutti chi – come l'Italia – ha fatto i compiti a casa e ora rischia di sballare i conti, per condizioni esterne. Il 1 ottobre, Meloni ha inviato una lettera alla Commissione europea, in cui chiede di rivedere le regole sulla spesa netta, rendendole più flessibili, alla luce dell'esplosione dell'inflazione. La presidente del Consiglio chiede anche di poter usare il maggior gettito delle entrate fiscali, derivante dall'aumento dei prezzi, per misure compensative a favore di famiglie e imprese, cosa oggi impedita dalle norme comunitarie. "Non si può non tenere in considerazione questo cambio totale dei conti  – ha detto la premier parlando all'assemblea della Cna a Roma – che non dipende dalle scelte che fa il governo, ma dalla situazione contingente. Chiediamo che anche questo venga considerato". Una posizione ribadita poco dopo, nel corso di un vertice dei leader di maggioranza convocato a palazzo Chigi.

Fonti vicine a Giorgetti sottolineano come il ministro avesse già a marzo invocato misure straordinarie in Europa, mettendo in guardia i colleghi europei sui rischi di un effetto a cascata dell'aumento dei costi dell'energia, dopo la crisi dello Stretto di Hormuz. Ma la Commissione Ue sembra restia a riaprire il dibattito sul patto di stabilità, dopo che sono serviti anni per trovare un accordo (sottoscritto peraltro anche dal governo Meloni). Nella mattinata di giovedì 1 ottobre, un portavoce dell'esecutivo Von der Leyen ha risposto alle richieste italiane dicendo che l'Europa ha già concesso più flessibilità agli Stati membri, con la possibilità di fare extradeficit per difesa ed energia. La replica da palazzo Chigi è  che si tratta di due questioni distinte. Quella del portavoce della Commissione comunque non è considerata una posizione definitiva, anche perché arrivata prima che la lettera di Meloni giungesse sulla scrivania di Von der Leyen. La scommessa del nostro governo è che presto molti altri Paesi si uniranno alle richieste italiane, perché lo scenario della super inflazione colpisce tutti, anche più dell'Italia. Intanto però il timer per il varo della manovra è già partito. Senza un aiuto dall'Europa, l'ultima legge di bilancio dell'era Meloni rischia di essere all'insegna dell'austerity.

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