I conti non tornano, ora il governo cerca un Piano B su difesa e Manovra. Ma c’è chi sospetta l’auto-sabotaggio
Parola d'ordine, minimizzare, almeno davanti ai taccuini. Dalla maggioranza si prova a ridurre la portata della comunicazione dell'Istat, che ha fissato il deficit dell'Italia al 3,1 nel 2025. Un'operazione complicata, perché per settimane era stato lo stesso ministero dell'Economia a caricare di significato politico l'eventuale uscita dell'Italia dalla procedura d'infrazione, che sarebbe avvenuta in caso di discesa sotto il 3 percento. A questa possibilità, il ministro Giorgetti aveva legato le decisioni economiche dei prossimi mesi. Cominciando dall'attivazione delle clausole per la spesa aggiuntiva in difesa ed energia, che ora tornano in discussione.
Dice a Fanpage.it Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera in quota Fratelli d'Italia: "Sarebbe stata una bella soddisfazione uscire un anno prima del previsto dalla procedura. Ma come non sarebbe stata un vaso di Pandora l'uscita, non è un dramma il contrario. I risultati economici del governo rimangono molto soddisfacenti". Le cose però non sono così semplici.
Le conseguenze dei dati sul deficit
Uscire dalla procedura infatti avrebbe significato poter spendere circa 36 miliardi in più per difesa ed energia, senza che questi soldi venissero computati nel deficit del Paese. Con l'indebitamento fermo al 3,1 percento, invece, l'attivazione della clausola di salvaguardia rimane comunque possibile, ma le spese extra sarebbero computate sui conti pubblici, condannando l'Italia a rimanere sotto esame dell'Europa ancora per chissà quanti anni. Un bel problema, per un governo che ha fondato buona parte della sua credibilità internazionale sul rispetto dei vincoli europei.
"Sull'attivazione delle clausole di salvaguardia valuterà il ministro Giorgetti, che ovviamente avrà anche considerato il piano B", dice a Fanpage.it Osnato, confermando indirettamente che in maggioranza è in corso una riflessione sulla possibilità di riconsiderare le richieste di extra-deficit alla Ue. Ma quali conseguenze avrebbe la rinuncia alla flessibilità europea, sulla prossima legge di bilancio? Nessuna, secondo il sottosegretario all'Economia Federico Freni.
Cambia qualcosa in vista della manovra? Chiede Fanpage.it a Freni a margine di un convegno alla Camera. "Je ne pense pas (non penso proprio ndr)", si limita a rispondere Freni in un francese perfetto, forse fantasticando per un attimo di far parte del governo di Parigi, dove il deficit viaggia al 5,4 percento senza troppi patemi. Anche in questo caso, però, le cose sono un po' più complicate.
È vero che in ogni caso lo spazio di bilancio concesso dalle regole europee non sarebbe stato utile a coprire le tante promesse già annunciate in vista della manovra, dall'abolizione strutturale del bollo auto all'estensione della flat tax, dalla riduzione dell'Irpef a quota 64 per le pensioni. Dentro il governo però si ipotizzava di poter usare parte dell'extra-deficit dell'energia per coprire fondi già stanziati (la clausola è retroattiva e può coprire spese che partono dal febbraio 2026). In questo modo si sarebbero liberate risorse da usare in legge di bilancio, senza i vincoli stabiliti dall'Unione.
La teoria dell'auto-sabotaggio
Sulla Difesa, poi, rimangono gli impegni presi in sede Nato, per cui l'Italia dovrebbe raggiungere il 5 percento di spesa, entro il 2035. Su questo punto, però, nei corridoi di Montecitorio circola anche una teoria alternativa, per cui il governo si sarebbe auto-sabotato. Dà voce a questa ipotesi il leader del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin, che a Fanpage.it spiega: "L'Italia non è uscita dalla procedura d'infrazione per poco più di due miliardi. Ci sono stati mesi in cui si sarebbero potuti sistemare i conti, anche solo spostando le poste, per andare sotto il 3 percento".
Il sospetto è che il governo invece abbia quantomeno accettato la possibilità di rimanere in procedura d'infrazione. E in questo modo si sarebbe costruito un alibi per non aumentare di diversi miliardi le spese in difesa sotto campagna elettorale, evitando di affrontare i malumori interni (vedi Lega) e gli attacchi esterni delle opposizioni e soprattutto di Vannacci. Se il presunto piano doveva servire a calmare le acque, però, al momento non sta funzionando. Il leader di Futuro Nazionale già rilancia, chiedendo a Meloni di rompere le regole europee. Dentro la maggioranza, Salvini rilancia la sfida a Bruxelles sostenendo che in manovra serve "uno scostamento di bilancio da miliardi" per finanziare le misure annunciate. Domani il ministro dell'Economia Giorgetti sarà alla Camera per rispondere al question time. Forse lì si capirà qualcosa di più sulla strategia del governo, al di là delle rassicurazioni di facciata.