Crisi energia, taglio accise e i 14 miliardi sbloccati dall’Ue per la transizione: il piano del governo

La benzina nelle città è arrivata alla soglia dei 2 euro, il gasolio a 2,2. I prezzi dei carburanti galoppano, e il governo Meloni prepara contromisure per cercare di contenere gli aumenti, valutando anche l'attuazione del meccanismo delle accise mobili, ovvero un taglio delle tasse sui carburanti finanziato con l'aumento dell'Iva sul petrolio, dovuto all'aumento del prezzo del greggio. La questione è stata affrontata dalla premier Meloni e dal ministro dell'Economia Giorgetti, ma si parla comunque di un intervento limitato e non immediato. Vediamo quali sono le ipotesi.
Il meccanismo delle accise mobili: tempi incerti
Le norme prevedono che per attivare il meccanismo delle accise mobili si attenda la fine del mese, in modo da conteggiate l'extragettito Iva che finanzierebbe lo sconto. Secondo i primi calcoli, come scrive il Corriere oggi, l'extragettito Iva permetterebbe un taglio delle accise mobili da 6-7 centesimi al litro. Ma come dicevamo i tempi non sono certi, e probabilmente si dovrà attendere la prima settimana di agosto – la prossima riunione del Consiglio dei ministri è fissata al prossimo 4 agosto – per capire a quando ammonta l'extragettito prodotto dagli ultimi rincari.
E intanto oggi il ministero delle Imprese e del Made in Italy fa sapere che, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei Carburanti del Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service' lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,979 al litro per la benzina e 2,180 al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,069 al litro per la benzina e 2,249 al litro per il gasolio.
Piano da 14 miliardi: cosa farà il governo con la flessibilità Ue sull'energia
Ma non è tutto. Lo scorso 3 giugno la Commissione europea ha approvato il cosiddetto ‘European Semester: Spring package' ampliando gli strumenti di flessibilità fiscale disponibili per gli Stati membri. Nel comunicato della Commissione Ue si legge che "gli Stati membri che adotteranno misure volte a rafforzare la sicurezza energetica dell’Europa e ad accelerare la transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili potranno richiedere una limitata flessibilità fiscale nell’ambito della National Escape Clause".
Con questa misura l'Italia avrà a disposizione 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni, in deroga ai vincoli del Patto di Stabilità. per incentivare la transizione energetica e per affrontare meglio così la crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Gli Stati in pratica hanno la possibilità di utilizzare quota della deroga fiscale prevista per la difesa anche per investimenti finalizzati a rafforzare la resilienza energetica. In particolare si potrà utilizzare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure di resilienza energetica, con un tetto cumulativo dello 0,6% del Pil nell’arco dei tre anni. Per l'Italia queste percentuali equivalgono appunto a un totale di circa 14 miliardi di euro che nei prossimi tre anni potranno essere investiti per mitigare l'impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Lo strumento di flessibilità riguarderà però soltanto investimenti e interventi destinati a rafforzare la resilienza energetica e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati: il governo non potrà usare questi soldi per il taglio delle accise, o per varare nuovi sconti in bolletta o finanziare sussidi.
Per attivare il meccanismo serve però un passaggio interno: il Parlamento deve votare lo scostamento a maggioranza assoluta. Per questo il ministro dell'Economia Giorgetti riferirà alla Camera il prossimo 5 agosto sulla richiesta che il governo ha intenzione di fare all'Ue, per sbloccare la clausola di salvaguardia che consentirà di aumentare le spese per la difesa e contestualmente per l'energia. Probabilmente, scrive il Corriere, l'intenzione del titolare del Mef è fa votare in autunno una risoluzione in Parlamento per lo scostamento in vista di un unico pacchetto da far approvare anche a Bruxelles di spesa pubblica in deroga su sicurezza energetica e difesa.
Nel pacchetto da 14 miliardi ci sarebbero l'aumento della capacità di stoccaggio e cattura della CO2, per portarla prima 4 milioni di tonnellate e poi a 12 milioni; investimenti nei bacini idroelettrici, nelle pompe di calore e nell'efficienza energetica di scuole ed edifici pubblici.