Caro carburanti e l’incognita delle “accise mobili”: come funzionano e perché servono tempi lunghi

La corsa inarrestabile dei prezzi della benzina e del diesel rischia di trasformare le ferie estive in un salasso per milioni di famiglie italiane. Con il gasolio che ha ormai superato quota 2,16 euro al litro, riavvicinandosi ai massimi storici della primavera 2022, e la benzina in modalità fai-da-te vicinissima ai 2 euro, l'allarme è scattato ai vertici dell'esecutivo. Il repentino rialzo del petrolio, tornato sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile per via delle tensioni internazionali, ha spinto infatti Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a valutare possibili contromisure. La soluzione principale finita sul tavolo del Governo si chiama accise mobili. Dietro questa definizione tecnica si nasconde però un meccanismo preciso, che richiede tempo per essere attivato e che non è privo di incognite.
Come funziona il meccanismo: la staffetta tra IVA e accise
Per capire come funziona in concreto l'accisa mobile occorre premettere che non si tratta di un regalo dello Stato né di un taglio definitivo delle tasse, ma di una vera e propria compensazione tra due imposte diverse. Il meccanismo si aziona in tre passaggi consecutivi. Primo: quando il costo del greggio sale sui mercati internazionali, il prezzo della benzina alla pompa aumenta di conseguenza. Secondo: poiché l'IVA è un'imposta percentuale pari al 22%, ogni volta che il prezzo base del carburante sale, lo Stato incassa automaticamente più soldi su ciascun litro venduto. Questo guadagno extra e non preventivato per le casse pubbliche viene definito dagli economisti extra-gettito. Terzo e ultimo passaggio: il Governo prende esattamente quel tesoretto di IVA incassato in più e lo utilizza per tagliare, per un valore equivalente, le accise, cioè la quota fissa di tasse che pesa su ogni litro di carburante. In parole semplici, lo Stato rinuncia a guadagnare dal rincaro dei prezzi e restituisce immediatamente ai cittadini l'incasso in più, trasformandolo in uno sconto diretto al distributore per calmierare i prezzi.
L'ostacolo del calendario e le differenze con il passato
Se sulla carta il meccanismo appare semplice, la sua applicazione pratica si scontra invece con i ritmi della contabilità pubblica. Il Governo, infatti, non può tagliare le tasse sulla fiducia: deve prima incassare ed elaborare i dati reali delle entrate fiscali. Nel mese di giugno, la temporanea tregua dei prezzi alla pompa ha azzerato l'extra-gettito, lasciando le casse dello Stato prive di risorse fresche da destinare a nuovi sconti. Per capire quanti fondi ci saranno davvero a disposizione, bisognerà attendere che vengano contabilizzati gli incassi dell'IVA di luglio, i cui dati saranno consultabili soltanto dopo la prima settimana di agosto. Le accise mobili, dunque, richiedono tempo e non possono agire come un'ancora di salvataggio immediata.
Il contesto attuale è peraltro molto diverso rispetto a quello del marzo 2022, quando l'allora Governo Draghi approvò un maxi-sconto generalizzato da oltre 30 centesimi al litro. In quella fase storica, un'inflazione oltre l'8% garantiva entrate IVA gigantesche e le stringenti regole europee sui deficit statali erano temporaneamente congelate. Oggi l'Italia deve fare invece i conti con vincoli di bilancio molto più rigidi, che impediscono di fare nuovo debito per finanziare aiuti a pioggia. Non solo, le eventuali flessibilità concesse dall'Unione Europea in campo energetico sono vincolate anchealla transizione ecologica e non possono essere usate per abbassare le tasse sulla benzina.
Le strade alternative e le incognite sul tavolo
Proprio per evitare di spendere risorse pubbliche a favore di chiunque, compreso chi ha un'elevata capacità di spesa, gli esperti del Ministero dell'Economia starebbero valutando soluzioni più mirate. Una delle opzioni principali riguarda i bonus carburante erogati dalle imprese ai propri dipendenti come benefit aziendali, prevedendo agevolazioni per le persone a reddito medio-basso che usano quotidianamente la vettura per andare a lavorare. Si guarda con attenzione anche al modello adottato in Francia, dove il Governo ha preferito distribuire un contributo fisso una tantum da 100 euro riservato unicamente ai lavoratori pendolari in fascia di reddito contenuta. Resta da capire se la carta delle accise mobili si rivelerà davvero efficace, poiché l'operazione comporta rischi concreti. Se l'extra-gettito di luglio dovesse rivelarsi modesto, lo sconto sulle accise finirebbe per tradursi in pochi centesimi al litro: una goccia nel mare, destinata a essere riassorbita in pochi giorni dai flussi di mercato. C'è poi un "rischio" legato ai tempi della burocrazia, poiché il calcolo viene svolto sui dati del mese precedente, portando lo sconto in ritardo rispetto all'emergenza reale. Trattandosi di un intervento indistinto alla pompa, la misura rischia poi di aiutare allo stesso modo chi usa la macchina per necessità lavorative e chi possiede vetture di grande cilindrata.
Bisognerà quindi insomma vedere nei prossimi giorni se i dati consuntivi d'inizio agosto confermeranno la presenza di un margine economico sufficiente per attivare il taglio, o se l'esecutivo deciderà di virare su sostegni selettivi destinati ai soli lavoratori in difficoltà. Per il momento, chi si appresta a mettersi in viaggio dovrà fare i conti con i prezzi attuali, consapevole che la partita sui carburanti si gioca soprattutto sulle grandi tensioni internazionali.