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Prezzi di benzina e diesel aumentano fino 10 centesimi dopo il rialzo delle accise: gasolio vicino ai 2 euro

Una settimana fa, il 4 luglio, il governo Meloni ha deciso che non avrebbe rinnovato il taglio delle accise sui carburanti. Così, la tassa su benzina e diesel è risalita improvvisamente di 6 centesimi. Da allora il prezzo alla pompa è risalito. E, nel caso del gasolio, l’incremento ha già ampiamente superato quei 6 centesimi ‘fisiologici’: ora si riavvicina ai 2 euro al litro.
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A cura di Luca Pons
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Il 4 luglio le accise sui carburanti sono tornate ai livelli di sempre, per decisione del governo Meloni. Con la scelta di cancellare il taglio delle accise in vigore dal 19 marzo, era prevedibile che il costo di benzina e diesel sarebbe risalito. E così è stato: nell'ultima settimana, rispetto a prima che il taglio sparisse, oltre sette centesimi di aumento per la super e più di dieci centesimi per il gasolio.

Ora c'è da vedere se la scommessa del governo pagherà e il costo resterà effettivamente al di sotto dei due euro al litro. O se invece, complice anche la ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti, i prezzi supereranno di nuovo questa soglia psicologica. Nel frattempo, il riaccendersi delle tensioni internazionali in Medio oriente non fa ben sperare per l'andamento dei prezzi nel medio periodo.

Quanto sono saliti i prezzi di benzina e diesel dopo la fine del taglio delle accise

I numeri del ministero delle Imprese dicono questo: nell'ultimo giorno in cui il taglio delle accise è rimasto in vigore, il 3 luglio, la benzina in media costava 1,803 euro al litro sulle strade italiane. Il gasolio, invece, costava 1,882 euro al litro. Si parla sempre di prezzi con il self service, e si tratta di una media nazionale che può mostrare delle differenze anche significative tra una Regione e l'altra, ma rende l'idea della situazione generale.

Il giorno dopo, il 4 luglio, senza più il taglio, c'era stato un primo salto in avanti. La benzina costava 1,820 euro al litro, il gasolio 1,899. Un aumento di 1,7 centesimi, non poi così significativo.

Come è normale che sia, però, nei giorni successivi la mancanza dello sconto fiscale ha continuato a farsi sentire. Oggi, sabato 11 luglio, la benzina costa in media 1,877 euro al litro. È salita di quasi sei centesimi dal 4 luglio, di fatto recuperando del tutto l'ormai ex taglio delle accise. Il diesel costa 1,985 euro al litro.  Qui l'aumento è più marcato. Il prezzo è cresciuto di 8,6 centesimi in una settimana, ed è oltre dieci centesimi più alto rispetto all'ultimo giorno di taglio delle accise.

Le stesse proporzioni si trovano ai distributori in autostrada, dove oggi con il self la benzina costa 1,968 euro (erano 1,907 una settimana fa, mentre prima del taglio si stava sotto gli 1,90 al litro) e il diesel ha già superato i due euro, arrivando a 2,064 euro al litro contro gli 1,978 che si pagavano il 4 luglio.

Cosa succede ora: il gasolio verso la soglia dei due euro al litro

Insomma, la benzina sale e il gasolio sale anche più in fretta. Fin qui, tutto come previsto. O meglio, come era inevitabile che accadesse. Il governo Meloni ha deciso di non rinnovare il taglio delle accise sapendo che il prezzo del carburante sarebbe tornato a crescere.

Il costo delle accise era troppo alto, e più di un esperto aveva sottolineato: tagliare le accise può essere popolare con gli elettori, ma in realtà è una misura che costa un sacco e aiuta di più i cittadini più benestanti. Infatti, chi ha una macchina di lusso che consuma molto gode degli stessi benefici di chi invece è in difficoltà economica; e visto che, in media, i più ricchi usano più carburante, alla fine ci guadagnano di più quando c'è un taglio delle accise. Meglio usare quegli stessi soldi per varare altre misure, che aiutino direttamente i più colpiti dal caro bollette e dal caro benzina. Per questo motivo, da marzo a giugno l'esecutivo aveva spesso aggiornato l'importo dei tagli, riducendoli gradualmente.

Sono ragionamenti corretti sul piano economico, ma bisogna vedere se reggeranno sul piano politico ed elettorale. Finora, è parso che il governo si sia dato una soglia ‘psicologica' a cui fare riferimento: quella dei due euro al litro. Se i carburanti restano sotto questo livello, o lo sforano di poco, l'impatto dei rincari al distributore è accettabile. Ora il gasolio è molto vicino ai due euro al litro: resta da vedere se nei prossimi giorni la supererà (e nel caso, di quanto) o se si assesterà poco sotto.

Nel frattempo, l'Antitrust ha archiviato un esposto che era stato presentato a marzo dall'associazione Unione nazionale consumatori, con segnalazioni di presunte speculazioni sui prezzi del carburante. Il presidente dell'associazione, Massimiliano Dona, ha fatto sapere che l'autorità antitrust non ha trovato "elementi di diritto che consentono di procedere" per vie legali.

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