Manovra 2027

Come sarà la pensione anticipata a 64 anni targata Lega e dove prenderà i soldi il governo Meloni

Avatar autore
A cura di Luca Pons
Immagine
La Lega spinge per la pensione anticipata a 64 anni nella manovra 2027. Aperta a tutti, a patto di accettare un taglio dell’assegno. Il costo stimato è di circa cinque miliardi di euro in tre anni: il Carroccio punta a sfruttare il deficit ‘concesso’ dall’Europa su energia e riarmo.
Intervista a Claudio Borghi
Senatore Lega

Verso la legge di bilancio 2027, l'ultima della legislatura, la Lega ha scelto quale sarà la sua battaglia principale: le pensioni. Ovvero il terreno che il governo Meloni aveva lasciato indietro nell'ultima finanziaria, cancellando Quota 103 e Opzione donna senza sostituirli con altri anticipi. Gli obiettivi sono due: rinviare ancora l'aumento dell'età pensionabile, che salirebbe di un mese nel 2027 e altri due mesi nel 2028; e introdurre la possibilità del pensionamento anticipato a 64 anni per tutti.

Questo è il piano che la Lega ha lanciato nelle ultime settimane. Un progetto in lavorazione da anni e che ora, all'ultima occasione prima delle elezioni, potrebbe essere approvato. Una "trasformazione profonda del sistema pensionistico", ha detto il senatore leghista Claudio Borghi, tra i padri della riforma, a Fanpage.it. Anche se il confronto con gli alleati non è ancora partito, non ci sarebbero veti. E ci sarebbe anche un ok di massima dall'Inps, con i tecnici della Ragioneria dello Stato al lavoro per definire i dettagli. I problemi sono: chi è disposto ad accettare un assegno più basso per andare in pensione prima; e quanti soldi servono per finanziare la misura.

La pensione a 64 anni per tutti: come funziona

Dal punto di vista della Lega, la riforma può superare tutti gli esperimenti varati negli ultimi anni, che sono durati ben poco. Quota 100, poi 102, poi 103, e tutti gli altri vari anticipi pensionistici introdotti in mezzo. Con costi alti e, in fin dei conti, pochi pensionati. Il motivo, per il Carroccio, è che erano misure troppo specifiche: i requisiti, talvolta micragnosi e in continua evoluzione, hanno spinto molti a ignorare l'anticipo e puntare diretti alla pensione di vecchiaia.

Oggi, c'è già una platea che può andare in pensione a 64 anni: sono coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996 in poi, quindi sono interamente in regime contributivo. Devono avere almeno 20 anni di contributi versati, e aver accumulato una pensione pari ad almeno tre volte l'assegno sociale Inps (per quest'anno, 1.638,72 euro lordi al mese). A quel punto, possono lasciare il lavoro in qualunque momento.

Dall'altra parte ci sono i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 e sono nel cosiddetto regime misto: in parte contributivo, in parte retributivo. Essere in regime misto significa di fatto avere quasi certamente una pensione più alta di chi è in regime contributivo (a parità di carriera), ma anche dover aspettare fino a 67 anni per la pensione.

L'idea è "dare l'opzione" anche a questi lavoratori di lasciare il lavoro dai 64 anni in poi. Ma solo se accettano che il proprio assegno pensionistico sia ricalcolato tutto con i criteri del sistema contributivo. E quindi, inevitabilmente, sia più basso.

"Ovviamente ci sarà una penalizzazione", spiega Borghi, "perché innanzitutto hai un sistema di calcolo diverso, e poi incassi la pensione per tre anni in più". Per questo non si tratterebbe di un passaggio obbligato, ma di un'opzione: "C'è la possibilità di scegliere: se per motivi tuoi ti va bene una pensione un pochettino più bassa ma incassata prima, puoi farlo. Questa è la filosofia del sistema contributivo. Dato che vado a prendere esattamente i soldi che ho versato con i contributi, devo essere libero di poter scegliere io quando andare in pensione; tenendo presente che quanto prima ci vado, quanto meno riceverò".

Il rischio delle pensioni povere

Un limite, però, ci deve essere. Per questo oggi la legge stabilisce che bisogna aver raggiunto oltre 1.600 euro lordi di assegno. Per evitare che qualcuno lasci il lavoro troppo presto e si ritrovi con un assegno che non gli permette di tirare avanti.

La Lega vuole superare questo criterio. La soglia è "un po' alta", "al momento" resterà ma nasceranno delle eccezioni. "Il primo caso che viene in mente è quello della persona licenziata. Per chi magari perde il lavoro a 65 anni, non è semplice trovare un nuovo impiego. Per scelte di esigenze personali, si potrebbe decidere di andare in pensione con una cifra inferiore".

Questo è uno dei punti su cui la norma è più contestata. Si apre la porta, dicono i critici, alle pensioni povere per chi non ha scelta se non accettare un assegno bassissimo. Senza contare che, nel lungo periodo, i pensionati incassano parecchi soldi in meno se accettano il ricalcolo dell'assegno.

Su questo, i leghisti tirano dritto. "È ovvio che se opti per un assegno un pochettino più basso, alla fine vedi che non ti conveniva. Però ci possono essere delle situazioni in cui sei consapevole che magari ci perdi da lì a trent'anni, ma hai bisogno subito", argomenta Borghi. L'importante è "che siano delle scelte", e il meccanismo resterà sempre "opzionale".

In ogni caso, già si prevede che non tutti coloro che hanno potenzialmente accesso a questa pensione anticipata con l'assegno ridotto aderiranno. Il sottosegretario al Lavoro (leghista) Claudio Durigon ha stimato che si tratterà di 80mila persone il primo anno e 180mila nei primi tre anni. "Potrebbero anche essere di meno", per il senatore.

La battaglia contro l'aumento dell'età pensionabile nel 2027

La proposta sulla pensione a 64 anni si collega anche all'altra battaglia leghista: rinviare l'aumento dell'età pensionabile ancora una volta. Per come stanno oggi le cose, nel 2027 dovrebbe scattare un incremento di un mese dei requisiti per la pensione. Nel 2028 scatterebbero altri due mesi, tre in tutto.

Questo aumento, peraltro, si applicherebbe anche alla nuova proposta in lavorazione. Invece di pensione a 64 anni per tutti, diventerebbe nel giro di poco tempo pensione a 64 anni e tre mesi.

Il tema dell'età pensionabile aveva scatenato scontri tra maggioranza e governo lo scorso anno, al momento di integrare la legge di bilancio in Senato. Borghi era al centro di quegli scontri. Oggi conferma: "Congelare i tre mesi complessivi di aumento legati all'aspettativa di vita è un impegno che abbiamo preso. Confermo che intendiamo sterilizzarli".

Si vedrà come andranno le cose nel momento della stesura della manovra, e poi con le modifiche del Parlamento. In realtà, la critica del senatore è più radicale – alzare l'età pensionabile in base all'aspettativa di vita è "inerentemente sbagliato", come avrebbero dimostrato gli anni del Covid: sono morti molti anziani "fragili", e la cosa di fatto ha "falsato" il dato sull'aspettativa di vita. Il criterio su cui si basano gli scatti dell'età pensionabile, però, non è mai stato messo in discussione dalla maggioranza di centrodestra; e non lo sarà nemmeno in quest'ultima legge di bilancio.

Dove si trovano i soldi per le pensioni

La questione più delicata, quando si parla di qualunque riforma in legge di bilancio, è da dove verranno i soldi. Durigon ha stimato che sperimentare la pensione a 64 anni per tutti costerebbe "circa cinque miliardi in tre anni".

Il Carroccio è ottimista. Da una parte, quest'anno in manovra salterà buona parte delle spese correnti (quelle che vanno rinnovate per far funzionare l'amministrazione pubblica) perché sono già state coperte negli scorsi anni. Dall'altra, si punta al ‘tesoretto' in deficit che l'Europa ha concesso.

Quest'estate la Commissione europea ha dato il via libera ai Paesi che vogliono indebitarsi più del previsto per affrontare due urgenze: il riarmo e la crisi energetica. Per questo, l'Italia potrà fare circa 14 miliardi di euro di deficit in più (da spendere nel giro di tre anni) per affrontare il caro energia, e 22 miliardi per la spesa militare. Sarà comunque debito pubblico, ma non sarà conteggiato in Europa per valutare la situazione dei bilanci italiani.

Chiaramente, la riforma delle pensioni non rientra né nelle spese per l'energia, né in quelle per il riarmo. Ma se, per esempio, un miliardo di questi euro viene usato per finanziare una misura che già esisteva (un esempio: lo sviluppo di centrali nucleari), allora il miliardo che era già stanziato per la stessa cosa si ‘libera'. Il risultato è che il governo e il Parlamento si ritrovano con delle somme aggiuntive da usare come vogliono.

Questo sarà l'ultimo ostacolo da superare, per i leghisti. Il Carroccio non sarà l'unico partito che chiederà di usare quei miliardi liberati per la propria proposta-bandiera. Fratelli d'Italia e Forza Italia si faranno avanti con le loro misure, si discuterà al tavolo. La Lega andrà all-in sulle pensioni: dopo aver abbandonato il progetto di Quota 41 e il superamento definitivo della riforma Fornero, restano la battaglia sull'età pensionabile e per lasciare il lavoro a 64 anni prima di chiudere la legislatura e ripresentarsi all'appuntamento con gli elettori.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views