Giorgetti dice che il governo aumenterà le spese militari al 5% senza tagliare sanità e scuola

L'aumento delle spese militari al 5% del Pil non comporterà tagli a sanità, scuola o altre voci di spesa pubblica. È la rassicurazione data dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante il question time di oggi alla Camera.
Al vertice di Ankara delle scorse settimane, il governo Meloni ha confermato l'intenzione di voler onorare il target di spesa militare firmato un anno fa all'Aja dopo le innumerevoli pressioni di Donald Trump. Il percorso previsto per l'Italia dovrebbe partire da un livello di spesa attuale del 2,8% del Pil, per poi aumentare progressivamente fino al 5% nel 2035.
Secondo l'Osservatorio Milex centrare l'obiettivo imposto dalla Nato costerà all'Italia 1.063 miliardi di euro, quasi 500 miliardi in più rispetto ai 564 spesi per il mantenimento del target al 2%.
Risorse finanzieranno il riarmo senza compromettere settori come sanità, scuola, welfare e transizione ecologica. O almeno così assicura Giorgetti. "L'affermazione per cui la spesa in difesa non sarebbe conciliabile con il raggiungimento di altri obiettivi di policy deve essere smentito sulla base sia della corretta perimetrazione degli interventi e del relativo riparto su un arco temporale pluriennale, sia per il possibile ricorso a strumenti di flessibilità nei limiti consentiti dal vigente quadro di riferimento europeo", ha detto rispondendo all'interrogazione di Avs.
"Mi riferisco – ha sottolineato – non tanto al tema Safe, che è e resta un prestito, quanto alla possibilità di valutare di richiedere la clausola di salvaguardia nazionale, che dovrà essere assunta a livello parlamentare. L'Italia ha ottenuto la possibilità di utilizzare la flessibilità non solo per il settore della difesa ma anche per quello dell'energia. Così che si potrebbe ottenere una deviazione dal sentiero di spesa netta raccomandato, effettuando spesa aggiuntiva senza effettuare tagli ad altri voci del bilancio dello Stato come educazione e sanità".
"Il governo – ha rimarcato – non intende in alcun modo ridurre spese per l'educazione la sanità per finanziare la difesa, tanto è vero è che qualora il parlamento concedesse la possibilità di aumentare le spese per la sicurezza e la difesa dovrà deliberare uno scostamento di bilancio".
Il programma europeo Safe (Security action for europe) mette a disposizione degli Stati membri fino a 150 miliardi di euro di prestiti a lungo termine, di cui 14,9 miliardi per l'Italia, destinati al finanziamento di investimenti nel settore della difesa. Presitit che consentirebbero di sostenere il conseguimento degli impegni assunti in ambito Nato ma su cui la maggioranza ha mostrato posizioni contrastanti.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è più volte espresso a favore, mentre vari esponenti della Lega hanno manifestato la loro contrarietà. Un accordo sembra ancora lontano. In Aula Giorgetti ha scaricato la questione su Camera e Senato. "Il Parlamento a breve si esprimerà, darà un indirizzo al governo in materia di clausola e anche sull'uso del programma Safe", ha detto. "Posso dire che per quanto riguarda il programma Safe, il processo di finalizzazione è in corso in diversi Paesi, tra cui l'Italia. Tra i benefici ci sono aspetti positivi che fanno riferimento al periodo di preammortamento e ai tassi di interesse. Anche a una valutazione rispetto all'uso di Safe come strumento di politica industriale volto a favorire maggiore integrazione dell'industria difesa in Europa. La logica di Safe non è solo fornire risorse, ma indirizzare investimenti verso progetti condivisi".
Tuttavia, "andranno attentamente valutati anche altri aspetti, l'altra faccia della medaglia: l'inevitabile appensantimento burocratico e la necessità di fare scelte condivise. Quello che ora è necessario è la chiarezza di tutti gli aspetti per addivenire a una decisione condivisa tra Parlamento e governo", ha aggiunto. Il Parlamento "deve assumere questa decisione con una maggioranza qualificata, quindi con dei numeri importanti", ha specificato.