
Ricordate quei bei tempi in cui Meloni litigava con Trump? In cui rispondeva stizzita alle offese del presidente americano? Erano solo pochi giorni fa, e sembra passato un secolo. Perché, come previsto, è arrivato il vertice Nato di Ankara e, alla prova dei fatti, lo spettacolo finisce e torna in scena la realtà. E la realtà racconta che l’Italia e il suo governo hanno fatto, fanno e faranno esattamente quel che vuole Donald Trump.
Lo fanno quando si tratta di far volare gli aerei americani dalle nostre basi, più di cinquecento volte, “Un numero altissimo”, ha commentato il segretario generale della Nato Mark Rutte. E hai voglia a fare distinzioni di lana caprina tra operazione cinetiche e non cinetiche, tra uso militare e uso logistico: se fai decollare un bombardiere o fai decollare un velivolo che rifornisce un bombardiere in volo stai comunque aiutando quel bombardiere ad andare a bombardare l’Iran.
Lo fanno, anche quando si tratta di aumentare le spese militari. Piccolo notazione: i vertici come quelli di Ankara del prossimo 7 luglio sono luoghi in cui non si decide nulla. Tutto viene deciso nei giorni e nelle settimane precedenti. Quindi sappiamo già cosa chiederà Trump, cioè che i Paesi europei confermino l’impegno a spendere il 5% in armamenti, possibilmente made in Usa. E sappiamo già cosa risponderà il nostro governo: presente!
Di grazia, allora, di cosa stavamo parlando quando parlavamo di strappi tra le due sponde dell’Atlantico? Di un selfie negato? Di un video in risposta a un post? Perché la subalternità con gli Stati Uniti e la sua presidenza non si misura in quanto ti senti offesa per un commento fuori posto, ma in quanto sai dire no a una guerra sbagliata e dannosa per il pianeta e a un aumento indiscriminato della spesa per gli armamenti che finirebbe per scassare i nostri già malmessi conti pubblici. O, peggio ancora, a costringerci a tagli su sanità, scuola e spesa sociale.
Perchè ok, l’Italia non implora mai. Però obbedisce. Eccome se obbedisce.