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I caccia statunitensi dalle basi militari italiane: la polemica tra la Nato e il governo

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Caccia militare FA–18 (Getty).
Caccia militare FA–18 (Getty).

Se l’obiettivo di Mark Rutte (e sicuramente era così) era quello di ingraziarsi Donald Trump in vista del vertice della Nato del 7 e 8 luglio in Turchia, lo scopo non è stato raggiunto. Al contrario, invece di placare gli animi, ha risollevato vecchie polemiche. Tutto è cominciato da un’intervista rilasciata a Fox News, in cui il segretario generale dell’Alleanza Atlantica – in questo maldestro tentativo di rabbonire il presidente statunitense, di convincerlo del sostegno che in realtà ci sarebbe stato da parte degli alleati nella guerra nel Golfo, nell’operazione Epic Fury – ha detto che migliaia di voli sono partiti dalle basi in Europa. E ha deciso di fare proprio l’esempio emblematico dell’Italia, su cui ha dato numeri specifici. Rutte ha detto di comprendere perfettamente la delusione di Trump, ma che si debba anche prendere atto che prendendo ad esempio l’Italia “500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione, quindi si tratta di un numero enorme”, che se invece guardiamo a tutta l’Europa arriva tra le “4mila e 5mila missioni di volo”.

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A quel punto le opposizioni in Italia sono insorte, accusando in particolare Giorgia Meloni e Guido Crosetto, il ministro della Difesa, di aver mentito al Paese. Perché il governo, dopo il caso di Sigonella – quando era stato negato l’uso della base a un caccia statunitense, in linea con quanto prevedono gli accordi bilaterali, che non permettono di usare queste basi per il via ad operazione cinetiche, di attacco – si era presentato in Parlamento per assicurare che tutte le regole fossero sempre state rispettate. E quindi che nessuna base in Italia, che fosse della Nato o di uso congiunto, fosse mai stata il punto di partenza per un caccia diretto a bombardare l’Iran. L’unico uso permesso, come dicono appunto anche gli accordi bilaterali, è quello per le operazioni tecniche e logistiche.

Il ministero della Difesa è subito intervenuto con un comunicato:

Al fine di evitare inutili e pretestuose polemiche la Difesa ribadisce senza tema di smentita che l’Italia, ed il Ministero della Difesa, ha sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti.

Come già chiarito nel corso dell’informativa al Parlamento del Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Governo ha fatto esattamente quanto dichiarato alle Camere: sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti. Le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, come è noto, l’Italia non ha concesso l’autorizzazione.

Per questo sorprende che il Segretario della NATO, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati. Sarebbe bastato un’approfondimento alla fonte per poter avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto (ed avviene ogni giorno): l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche. Come sempre ha fatto e come continuerà a fare in vigenza degli attuali accordi”.

Questa nota però non è bastata a placare le polemiche e le opposizioni hanno continuato a chiedere chiarezza, sottolineando che o ha mentito il governo, oppure ha mentito il segretario generale della Nato. E bisogna fare chiarezza su chi abbia dato le informazioni scorrette. A quel punto è quindi intervenuto direttamente Crosetto, che ha detto di non avere alcun problema a presentarsi in Aula per riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati. Per poi aggiungere che chi fa polemica dovrebbe sapere che quando si parla di gestione tecnica degli accordi, ad occuparsene ci sono strutture altrettanto tecniche del ministero che non dipendono dalle singole scelte politiche.

I dubbi però rimangono, visto che comunque una figura come il numero uno della Nato ha dato numeri ben precisi. Senza prima consultarsi con il governo italiano, chiaramente. Rutte ha poi cercato di rimediare al danno fatto, tramite un funzionario dell’Alleanza che ha mandato una rettifica in cui si specifica che gli alleati, per quanto riguarda le basi militari, hanno dato semplicemente attuazione agli accordi bilaterali esistenti. In effetti va detto che Rutte, nella sua intervista a Fox News, non ha mai specificato di che tipo di operazioni si trattasse. Ha semplicemente parlato di 500 aerei statunitensi “in supporto all’operazione Epic Fury”. Ma per supporto si potrebbe perfettamente intendere anche la logistica, su cui gli accordi bilaterali non pongono alcun veto. Certo, il motivo per cui Trump ha accusato gli alleati di averlo abbandonato, di non avergli permesso l’uso delle basi, non riguarda la logistica. Ma le operazioni cinetiche.

Rutte chiaramente fa il suo lavoro e cerca di distendere il clima tra le due sponde dell’Alleanza Atlantica prima del vertice di inizio luglio in Turchia. Le opposizioni però fanno il loro. E chiedono maggiore trasparenza a questo governo. Anche perché si potrebbe mettere in discussione il fatto che ci sia una distinzione netta tra mero supporto logistico e uno più intrinseco al conflitto. Davvero consentendo l’uso delle basi per le operazioni tecniche, di trasporto, di logistica, non si sta alla fine sostenendo il conflitto a cui tutte queste operazioni sono finalizzate?

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