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Perché Trump ha cambiato ancora idea sugli attacchi a Teheran: la mancanza di armi e le smentite della Casa Bianca

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L’esercito statunitense avrebbe usato gran parte delle sue scorte di missili a lungo raggio. È stata Reuters la prima a scriverlo, seguita velocemente anche dalla Cnn che ha precisato che anche l’80% dei missili intercettori – quelli usati nei sistemi di difesa aerea, forniti da Washington ai Paesi del Golfo – sarebbe stato ormai esaurito. Vengono citate importanti fonti statunitensi, che chiaramente hanno chiesto di rimanere anonime, secondo cui sarebbero quasi esauriti i missili di nuova generazione a lungo raggio, molto precisi, che possono essere lanciati anche da grande distanza.

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Reuters scrive che le munizioni a lungo raggio, costosissime, sono una parte fondamentale dell’arsenale statunitense, perché permettono di condurre attacchi estremamente precisi, mantenendo le distanze di sicurezza. E quindi minimizzando anche i rischi per i soldati statunitensi. Parliamo dei missili che Washington, negli anni scorsi, ha fornito anche a Kiev, consentendo alle forze ucraine di attaccare direttamente in territorio russo. Senza armi di questo tipo, gli Stati Uniti dovranno fare maggiore affidamento su sistemi pilotati, più rischiosi. Soprattutto in una fase di attacchi di larga scala.

Diminuiscono le scorte, Trump annulla gli attacchi

Non sarebbe un caso, quindi, che all’improvviso Donald Trump abbia deciso di annullare – dopo averlo annunciato e minacciato, per l’ennesima volta – un nuovo round di attacchi contro l’Iran. Sarebbero intervenuti, per farlo desistere, sia i vertici militari statunitensi – preoccupati per il ridimensionamento dell’arsenale, che minerebbe anche le capacità di sostenere conflitti futuri, ad esempio con la Russia o con la Cina – ma anche i Paesi del Golfo. Sono loro, infatti, che risentono direttamente delle rappresaglie iraniane, scatente contro Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e molti altri, per rispondere agli attacchi statunitensi. E infatti la Casa Bianca li aiuta con i sistemi di difesa aerea, che però, appunto, starebbero scarseggiando.

Secondo la Cnn, l’esercito statunitense avrebbe già utilizzato circa l’80% dei missili intercettori disponibili. Come affrontare, allora, una nuova fase di bombardamenti su larga scala se mancano sia i missili a lungo raggio, sia gli intercettori per difendere le basi statunitensi nel Golfo e aiutare gli alleati nella regione?

La Casa Bianca nega i problemi

Chiaramente la Casa Bianca ha negato che ci siano problemi. Quando i giornalisti hanno chiesto un commento, i funzionari dell’amministrazione Trump hanno risposto che gli Stati Uniti hanno più munizioni di qualsiasi altro Paese al mondo, molte più di quante ne servano. Hanno anche detto che le aziende della Difesa stanno producendo missili e altre armi come mai prima. E questo è sicuramente vero: la spesa militare degli Stati Uniti – ma la tendenza è valida anche a livello globale – sta toccando livelli record. Per quanto però produca sempre più armi, Washington ne sta anche utilizzando molte più del previsto nella guerra con l’Iran, che probabilmente è iniziata con l’ambizione si assomigliare a quanto fatto in Venezuela, dove si è ottenuto un pseudo-cambio di regime in poche ore. Le cose sono andate molto diversamente e anche secondo il prestigioso Center for Strategic and International Studies le munizioni statunitensi sono sempre più scarse.

Trump è tornato sul tema in un post su Truth:

“Gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di ‘munizioni', soprattutto di certi tipi. Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. I ‘responsabili' di queste dichiarazioni traditrici vengono braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive”.

L'Iran negozia direttamente con l'Oman

Ma il presidente statunitense non sarebbe solo furibondo con i giornalisti che hanno parlato del problema. Secondo il Washington Post avrebbe anche litigato con Pete Hegseth, il segretario alla Guerra, convinto di essere stato tratto in inganno sullo stato delle scorte, proprio in vista di una possibile ripresa dei bombardamenti in Iran. La scorsa settimana ci sarebbe stata una riunione di gabinetto a Camp David. Secondo fonti informate, citate dal quotidiano, Trump avrebbe detto a Hegseth di aver capito che fosse stato tutto risolto, che non ci fosse più il tema della carenza di missili a lungo raggio e missili intercettori. Hegseth avrebbe scaricato la colpa sul suo vice, Stephen Feinberg. Anche questa volta, però, la Casa Bianca ha smentito tutto, negando che ci siano state lite o simili. Anche il Pentagono è intervenuto precisando che nulla di quanto scritto dal Washington Post sia vero, sia per quanto riguarda le scorte di munizioni, che sui disaccordi interni e sullo scarico di colpe.

Nel frattempo l’Iran nega che siano ricominciati i colloqui con la delegazione statunitense, come diceva Trump, e si sta accordando direttamente con l’Oman per riaprire lo stretto di Hormuz.

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