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Sono italiani i due caccia Eurofighter della Nato che questa notte hanno abbattuto un drone entrato nello spazio aereo lituano, passando per la Bielorussia. Il presidente della Lituania ha detto che i piloti italiani si sono alzati in volo appena è stata emessa l’allerta da Vilnius e hanno aperto il fuoco contro il drone, facendolo precipitare. Una prontezza, ha aggiunto, che si fa sempre più vitale mano a mano che la Russia intensifica la sua aggressività sul suolo europeo.
Le repubbliche baltiche, tutte membri dell’Alleanza atlantica, sono ormai quasi abituate a incursioni e violazioni del loro spazio aereo. Allo stesso tempo, però, tutto questo avviene con una frequenza sempre più alta e in un contesto di attacchi ibridi sempre più teso. Ieri un altro drone di probabile provenienza russa è stato recuperato dalle forze polacche nel mar Baltico e il giorno prima si è verificato un altro incidente che ha coinvolto gli europei. Un drone ha colpito un treno in una stazione al confine con la Polonia dove qualche minuto prima era passato un convoglio di diplomatici, con a bordo l’ex premier britannico Boris Johnson, quello svedese e l’ex direttore della CIA.
Gli attacchi ibridi della Russia
Secondo la compagnia dei treni è plausibile che l’obiettivo del Cremlino fosse proprio il treno diplomatico e anche il governo ucraino ha accusato Mosca di aver tentato di colpire l’Unione europea e la Nato. Ma anche se si fosse trattato solo di un’intimidazione, il messaggio è chiaro: la Russia può colpire l’Europa quando vuole. Può continuare a farlo con attacchi ibridi, che testano in continuazione le capacità di risposta degli europei, così come le loro intenzioni di risposta. Attacchi che alzano il livello delle tensioni.
Il ministero della difesa russo – per chi avesse ancora dei dubbi su chi ci sia dietro questi attacchi ibridi – ha diffuso un video di un nuovo attacco con drone alla frontiera tra Polonia e Ucraina (la stessa regione colpita domenica scorsa) precisando che questi raid ai valichi di frontiera stanno interrompendo la fornitura di armi all’esercito ucraino, così come il supporto logistico. Insomma, una rivendicazione e un’ammissione sul fatto che colpire gli aiuti europei – più o meno indirettamente – non sia affatto un tabù.
L'Europa è compatta?
I vertici delle istituzioni europee hanno sempre risposto in modo compatto agli attacchi ibridi. Hanno sempre detto che azioni di questo tipo non riusciranno a mettere in discussione il supporto di Bruxelles a Kiev, sia per quanto riguarda gli aiuti economici e la solidarietà diplomatica, sia (e soprattutto) per quanto riguarda l’invio di armi. Nemmeno un mese fa, del resto, l’Europa approvava un altro pacchetto di aiuti militari da svariati miliardi di euro, assicurando la propria compattezza e solidità nel sostegno bellico all’Ucraina.
Questo tema però continua a dividere i partiti. E in Italia, man mano che si avvicina la campagna elettorale, si fa sempre più centrale. Il governo di Giorgia Meloni – nonostante le diverse sensibilità al suo interno, con la Lega che storce il naso a ogni decreto su questo fronte – è sempre rimasto fermo sulla linea ufficiale adottata dalla presidente del Consiglio: sostegno senza se e senza ma, per tutto il tempo necessario, all’Ucraina. Dove le differenze si fanno più rumorose è più che altro tra i banchi dell’opposizione, soprattutto in queste settimane in cui si deve trovare una quadra sul programma comunitario con cui presentarsi in coalizione alle prossime elezioni.
L'invio di armi a Kiev
L’invio delle armi all’Ucraina sta diventando il tema che potrebbe far saltare il progetto unitario del campo largo. in questi giorni il confronto sta diventando frontale. Giuseppe Conte tenta di dettare le condizioni dicendo che si dovrebbe accordare una posizione sul sostegno militare all’Ucraina prima delle primarie. Il Movimento Cinque Stelle, come noto, è contrario agli invii di armi a Kiev, per cui non vuole trovarsi nella situazione di dover votare invece a favore, se alla fine la candidata dei progressisti fosse Elly Schlein. In altra parole: per Conte il no alle armi all’Ucraina è una condizione imprescindibile per entrare a far parte della coalizione, per cui vuole avere garanzie a riguardo prima che si nomini il/la leader della coalizione. Perché, ha detto, “il M5S non può sottoscrivere un programma che prevedere di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera”.
Il problema è che la posizione di Schlein è totalmente opposta e altrettanto irremovibile. La segretaria del Partito democratico infatti ha messo in chiaro che continuerà a sostenere la resistenza ucraina, che si difende dall’invasione della Russia. Insomma, sulle armi a Kiev c’è una spaccatura difficilmente colmabile e sia Conte che Schlein sembrano intenzionati a polarizzare il dibattito interno, invece che provare a trovare un punto di incontro.
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