podcast

L’impatto ambientale della battaglia navale dello stretto di Hormuz

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Le forze del Centcom, cioè del Comando centrale degli Stati Uniti, hanno detto di aver colpito e distrutto cinque petroliere iraniane, in risposta ad un attacco delle Guardie rivoluzionarie. I pasdaran, infatti, avevano preso di mira una nave da guerra statunitense con dei missili balistici, ma questa sarebbe riuscita a schivarli, hanno precisato dal Centcom. Non si può dire lo stesso delle petroliere iraniane. Alcune si trovavano nello stretto di Oman, altre nei pressi dell'isola di Kharg: le forze statunitensi avrebbero ordinato agli equipaggi di abbandonarle, per poi colpirle e metterle fuori uso.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

condividi

L’Iran, da parte sua, ha attaccato le basi statunitensi in Giordania per poi minacciare di prendere di mira le petroliere in Kuwait e in Bahrein. In una nota dei Pasdaran si legge: "Alla luce dei crimini dell'esercito terrorista americano, che ha preso di mira diverse petroliere della Repubblica Islamica dell'Iran, avvertiamo tutte le petroliere presenti nei porti kuwaitiani e bahreiniti – porti che ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali – sia che si trovino all'ancora sia ormeggiate in banchina. Le esortiamo ad abbandonare le navi, poiché diventeranno bersagli".

Gli attacchi alle petroliere

E poi da Teheran hanno fatto sapere di aver colpito due navi statunitensi, otto petroliere e altre dieci imbarcazioni non meglio specificate come rappresaglia per gli attacchi di Washington. Insomma è chiaro che la guerra tra Stati Uniti e Iran si sta intensificando e si sta concentrando nelle acque dello stretto di Hormuz, che dall’inizio del conflitto (ormai più di sei mesi fa) è apparso come il nodo strategico dello scontro. Da questo canale scorreva circa un quinto del petrolio globale e chiudendolo Teheran ha fatto schizzare alle stelle i prezzi dell’energia, rendendo chiaro al mondo intero di poterlo tenere sotto scatto, aprendo e chiudendo a suo piacimento i rubinetti dell’energia.

Secondo i dati di MarineTraffic, aggiornati a qualche giorno fa, ci sarebbero 42 petroliere ferme all’entrata dello stretto di Hormuz, in attesa di poter entrare. E nel canale, intrappolate dai vari blocchi e dalla guerra, ci sono centinaia di navi. Molte di queste trasportano petrolio, centinaia di barili. Il fatto che siano bloccate lì è ovviamente un gigantesco problema per l’economia mondiale – con l’escalation di questi giorni che ha fatto tornare il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile – ma lo è anche per l’ambiente. Spesso quando si parla del conflitto nello stretto di Hormuz ci si dimentica dell’impatto e dei pericoli per l’ambiente.

Gli sversamenti di greggio: un disastro ambientale

Ogni volta che una petroliera viene colpita si rischiano incendi o sversamenti di petrolio nell’oceano che devasterebbero la vita marittima: animali, alghe, coralli. Non sappiamo esattamente quanto petrolio si trovi in questo momento in quelle acque, ma secondo alcuni calcoli di Aljazeera – che si è basata sulla capacità stimata rispetto alle varie petroliere registrare nell’area – ci potrebbero essere oltre 1,7 milioni di metri cubi di petrolio e idrocarburi a rischio, tenuti sotto tiro da entrambi gli eserciti.

Parliamo, usando un’altra unità di misura, di 11 milioni di barili di greggio. Una quantità tale che sarebbe possibile riempire oltre 700 piscine olimpioniche. È chiaro che anche un danno contenuto, un sversamento di una minima parte di questo petrolio, potrebbe causare danni immensi all’ecosistema marittimo. Sempre Aljazeera scrive che dall’inizio della guerra sono state colpite 75 petroliere e ci sono stati alcuni incidenti, che si tratti di incendi o di sversamenti del greggio in mare.

Macchie nere

Ad esempio, una petroliera – la Caroline Bezengi – sta perdendo greggio da quando è stata colpita al largo delle coste dell’Oman circa due mesi fa. Si tratta di una nave che fa parte della cosiddetta flotta fantasma, quella che Mosca utilizza per aggirare le sanzioni internazionali. Sarebbe partita dal Mar Nero in aprile, l’8 giugno si è registrata un’esplosione a bordo mentre la nave passava davanti alle coste dello Yemen, un attacco dai contorni un po’ confusi, mai rivendicato. A inizio luglio la nave si è incagliata e la falla ha rilasciato enormi quantità di idrocarburi che hanno già raggiunto un’estensione di decine, se non centinaia di chilometri quadrati. E tutte le operazioni di contenimento del danno sono rese molto complesse, dal momento che ci si trova in una zona di conflitto attivo. In quelle acque è presente un’importante barriera corallina, oasi per le tartarughe marine e le megattere, ma non è ancora chiaro l’impatto sull’ecosistema. Le autorità omanite stanno provando a ridurre la diffusione del petrolio tramite delle boe e hanno fatto sapere di essere riuscite a limitare l’entità del danno. Ma fare valutazioni precise è complesso.

Le conseguenze della guerra sull'ambiente

La Caroline Bezengi non è l’unica nave per cui si registra un sversamento di petrolio. Anche la Minoan Pioneer, battente bandiera della Liberia, è stata colpita da un proiettile non identificato al largo delle coste dell’Oman e ha preso fuoco. Le immagini satellitari scattate lo scorso 10 agosto mostrano una macchia vicino all’isola di Qeshm, che potrebbe essere stata causata proprio da una perdita di petrolio.

Il Golfo persico è un’area particolare. Non è oceano aperto, sono acque meno profonde, meno esposte alle correnti e quindi più protette. Qui si trovano barriere coralline e foreste di mangrovie dove depongono le uova e si nutrono moltissime specie: non solo di pesci, ma anche di tartarughe marine e uccelli migratori. La conformazione dell’area, così riparata, ha però dei risolvi negativi: l’inquinamento viene intrappolato più facilmente e il danno sull’ecosistema può essere molto più impattante. Un’altra conseguenza della guerra di cui non si parla abbastanza.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

api url views
Immagine
Ascolta la notizia più importante del giorno.