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Non è successo di colpo. Decine di migliaia di tedeschi non si sono riscoperti simpatizzanti per un partito neo-nazista dall’oggi al domani. Alternative für Deutschland ha conquistato consensi gradualmente. Ma come è successo? E soprattutto, perché?
Questa è la domanda che si stanno facendo analisti politici, commentatori, dirigenti di partito di mezza Europa. Perché se il cancelliere tedesco – esponente della CDU, quindi della destra moderata di Angela Merkel – si è detto sconvolto dal risultato di AfD in Sassonia, i leader degli altri Paesi che si preparano ad andare al voto il prossimo anno puntano a non farsi cogliere così impreparati. Il 2027 sarà un anno elettorale importante per l’Europa. Andrà al voto la Francia, dove non si potrà ripresentare il centrista Emmanuel Macron, arrivato alla fine del suo secondo mandato. Il suo delfino, Gabriel Attal, è fermo tra il 7 e l’8% nei sondaggi. Marine Le Pen, la candidata del partito di estrema destra (il Rassemblement National) è tra il 33 e il 35%. La favorita in assoluto, quindi: anche l’altro candidato del centro / centrodestra, Edouard Philippe, è fermo tra il 14 e il 16%.
L'Europa al voto e l'onda nera
Ma tanti altri Paesi si preparano per le elezioni il prossimo anno. E praticamente ovunque l’estrema destra si prepara a sfondare. La Spagna, rimasto uno dei pochi tra i pochi Paesi ad avere un governo di centrosinistra, potrebbe cambiare completamente rotta. Complice anche la crisi di Ceuta di quest’estate, ormai il blocco di destra – formato dalla destra storica del Partito popolare e la destra radicale di Vox – ha superato la soglia del 50% nei sondaggi. Secondo l’indagine i Popolari sarebbero ancora il traino della coalizione, con il 32%, ma Vox si troverebbe a quasi raddoppiare i consensi rispetto all’ultima tornata elettorale – quella delle elezioni europee – arrivando al 17,8%. Una tendenza, quella della destra estremista spagnola, che è specchio di quello che sta succedendo nel resto del continente.
Anche per la Polonia e la Grecia il 2027 sarà un anno di elezioni. E anche in Polonia e in Grecia la destra radicale cresce nei sondaggi. E poi c’è l’Italia. Giorgia Meloni continua a detenere incontrastata il primato nei consensi, che praticamente non è mai stato scalfito in quattro anni di governo. L’unica cosa ad averla messa in difficoltà, in questi mesi, è stata l’ascesa di una destra ancora più a destra. Quella di Roberto Vannacci.
I dubbi di Meloni e il caso della Sassonia
E ora Meloni, in vista delle prossime elezioni, si trova a porsi la stessa domanda che probabilmente condividono diversi leader ed esponenti della destra più o meno moderata: cosa fare con gli estremisti?
Il voto in Sassonia torna utile per analizzare che cosa è andato storto negli ultimi anni, per provare a capire che cosa ha sbagliato la destra popolare e liberale, ormai in progressivo declino. Proprio per capire se questo sia arrestabile o meno.
Nel Land tedesco il cordone sanitario che si era provato a costituire attorno ad AfD non ha funzionato. Certo, il partito si è fermato al 45%, per cui non è ancora chiarissimo in che modo riuscirà a blindare il governo, se qualcuno (tipo i rossobruni del BSW) farà da stampella, oppure se si riuscirà a convincere qualcun altro nell’ala più conservatrice della CDU ad appoggiarlo. Per ora però la linea data dal Cancelliere Friedrich Merz è quella del muro: nessuna collaborazione con gli estremisti, nessun dialogo e nessun sostegno.
Per ora anche Giorgia Meloni sembra prediligere per questa via. Futuro Nazionale, del resto, ha spesso votato contro il suo governo in Parlamento, allo stesso modo degli altri partiti di opposizione, per cui sarebbe quantomeno strano pensare di stringere un’alleanza in vista del voto. Senza contare che Forza Italia ha messo espressamente il veto a qualsiasi coalizione che includa anche la destra di Vannacci. Ma chiaramente nulla è ancora deciso. E, a una certa, potrebbe arrivare il momento di guardare i numeri e farsi un po’ di conti.
Le politiche della destra
Se allearsi o meno con la destra estremista – contando comunque che, almeno in Italia, è stata la destra liberale e moderata di Silvio Berlusconi a rompere per prima il tabù e sdoganare l’alleanza con Alleanza Nazionale, figlia del Movimento sociale italiano – non è comunque l’unica domanda che si stanno ponendo in questo momento molte espressioni della destra popolare. Ci si chiede anche come tornare attrattivi per quel bacino di consensi da cui partiti come AfD o FN stanno pescando con tanta facilità.
E anche in questo caso si può andare ad analizzare il voto in Sassonia per capirci qualcosa di più. Gli analisti ci raccontano che a votare per AfD sono stati soprattutto coloro che dichiarano di vivere in condizioni economiche difficili, una fetta di popolazione in gran parte giovane e poco scolarizzata. Quando si raggiunge il 45% è difficile pensare di tracciare con sicurezza l’identikit dell’elettore medio. Si tratta chiaramente di un consenso molto variegato, ma qualcosa si può percepire. Da un lato AfD ha attratto molte persone che non votavano più da tempo, dall’altro ha drenato consensi dalla CDU, cioè dalla destra più moderata. Che ora si trova a un bivio: inseguire politiche più radicali o rafforzare il proprio programma e la propria identità per tornare a rispondere ai bisogni della cittadinanza? Rincorrere le politiche populiste, che promettono soluzioni semplici a problemi complessi, o provare a comprendere davvero questi problemi, per poi cercare risposte all’altezza?
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