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Se oggi siamo donne più libere delle nostre nonne, lo dobbiamo a Emma Bonino. Se abbiamo una legge sull’aborto, è grazie a lei. Se il corpo della donna ha uno spazio nel dibattito pubblico – anche se perennemente sotto attacco – è perché Emma Bonino ha scelto di mettere il suo al centro di una battaglia politica che ha cambiato il Paese, autodenunciandosi per procurato aborto e facendosi arrestare pubblicamente. Ce la meritavamo una Emma Bonino al Quirinale. È stata una militante di piazza e una donna delle istituzioni, una fuorilegge agli occhi della politica e un simbolo della stessa. È stata protagonista del movimento Radicale, degli anni Settanta, di mille lotte: sul divorzio, sull'aborto e il fine vita, per i diritti civili e il pacifismo, per delle carceri dignitose e per gli Stati Uniti d’Europa. Bonino ha attraversato mezzo secolo di politica italiana e avremmo avuto ancora tanto bisogno di lei.
Probabilmente Emma Bonino – da piemontese riservata e un filo burbera quale era – non avrebbe amato la retorica ei tanti necrologi che si stanno pubblicando in queste ore. Però è impossibile non fermarsi a ricordare una donna che ha fatto la storia del radicalismo e del femminismo italiano. La vita di Emma Bonino è stata esemplare nel senso più stretto della parola: un esempio di come il personale sia davvero politico e di come la militanza e la disobbedienza a leggi ingiuste possano cambiare le sorti di un Paese e di generazioni a venire. Generazioni di giovani donne che forse oggi non sanno che se abbiamo i diritti che abbiamo è anche – se non soprattutto – grazie a lei.
La battaglia per il diritto all'aborto
Su tutti, quello all’aborto. Anche se imperfetta, anche se oggi qualcuno ancora sostiene che non sancisca propriamente un diritto, la legge 194 del 1978 è stata una conquista che dobbiamo alle battaglie delle femministe e del Partito Radicale di quella decade. All’inizio degli anni Settanta – insieme ad Adele Faccio, ex staffetta partigiana – Bonino aveva fondato a Milano il CISA, il Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’aborto. Nel 1975 si era autodenunciata per procurato aborto, che all’epoca era un reato, e si era fatta arrestare pubblicamente consegnandosi al seggio elettorale di Bra, accompagnata tra l’altro da Marco Pannella, storico leader radicale con cui si formò un sodalizio politico che segnò il partito per decenni a venire.

In un’intervista rilasciata ormai dieci anni fa, che si può leggere tra gli archivi del sito di Emma Bonino, racconta l’esperienza dell’aborto.
Era la fine del '74, avevo 27 anni ed ero fidanzata. Non usavo contraccettivi perché mi avevano detto che ero sterile. È chiaro che non era così! Non mi sentivo pronta allora, come non mi sono mai sentita in tutta la mia vita, di stipulare con un essere umano un contratto che fosse definitivo, per sempre. È stata l'esperienza più sconvolgente della mia vita. Soprattutto per l'umiliazione che provavo nel dover chiedere aiuto alle amiche, scoprendo, tra l'altro, che l'avevano già fatto tutte. Allucinante bussare alla porta di un medico di Firenze che era un perfetto sconosciuto mettendo la mia vita nelle sue mani. Era una persona intelligente e comprensiva e che poi si è esposto anche su altri temi, per esempio l'eutanasia. Ma mentre ero sul treno che mi riportava a Milano, continuavo a chiedermi perché dovevo comportarmi come una ladra. Così ho cominciato ad aiutare tutte le donne in difficoltà. Prima le mandavo a Firenze. Poi ho saputo che a Milano c'era una tale, Adele Faccio, che aveva aperto nella sede del Partito Radicale un centro per l'aborto ed ho cominciato a indirizzarle da lei. Tornavano serene, tranquille. E un giorno ho deciso che volevo conoscere quella signora. Mi ha insegnato l'abc della politica.
Il CISA e l'arresto
Con lei Bonino fondò il CISA. Al CISA, ha sempre raccontato, non si praticavano aborti clandestini, ma si provava a sottrarre le donne proprio dall’aborto clandestino, quello praticato dalle “mammane” con i mezzi a disposizione non adeguati e in condizioni sanitarie precarie. Quello per cui moltissime donne avevano perso la vita. Da un lato si cercava di permettere loro di accedere a un’operazione sicura – senza dover spendere moltissimi soldi per andare all’estero – e dall’altro, infrangendo pubblicamente una legge ingiusta, si tentava di fare pressione sulle politica e le istituzioni. Un tentativo di successo, visto che i Radicali in quegli anni raccolsero centinaia di migliaia di firme che portarono poi al referendum abrogativo e alla legge del 1978.

Quella sull’aborto è stata sicuramente la battaglia più famosa, combattutta da Emma Bonino. Ma non di certo l’unica. La sua è stata una vita di battaglie politiche: sul divorzio – per cui è stata in prima linea a sostenere il fronte del No al referendum – sull’eutanasia, per la legalizzazione della cannabis. Battaglie portate avanti insieme ai Radicali, con cui venne eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, che segnarono il corso dell’Italia repubblicana.
L'impegno internazionale
Ma non solo: Bonino è stata un’attivista anche a livello internazionale. A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta si è fatta arrestare a New York distribuendo siringhe sterili, che erano state proibite nel tentativo di contrastare il consumo di droga. Ha lottato contro le mutilazioni genitali femminili e contro le mine antiuomo insieme alle Nazioni Unite. È stata un’icona del pacifismo e della campagna per il disarmo nucleare. Nei primi anni Novanta ha promosso gruppi come “Non c’è pace senza giustizia” per denunciare i crimini commessi nell’ex Jugoslavia: impegni come il suo sono stati decisivi per l’istituzione della Corte penale internazionale, il tribunale che oggi ha il compito di giudicare crimini di guerra, contro l’umanità e il genocidio.
Emma Bonino si è battuta per gli aiuti umanitari in Ruanda, Somalia, Sudan. Non solo come attivista, ma anche come donna delle istituzioni. Nel 1995 è stata nominata Commissaria europea per gli aiuti umanitari, viaggiando in ogni angolo del pianeta e, ancora una volta, mettendo il suo corpo a disposizione della battaglia politica: nel 1997 è stata arrestata dai Talebani a Kabul per aver documentato le condizioni sanitarie a cui erano sottoposte le donne afghane.
Una vita di lotte per i diritti civili
I diritti civili sono sempre stati al primo posto nella sua storia politica. Che l’ha portata a essere stata proposta Commissaria europea da Silvio Berlusconi e poi nominata ministra del Commercio internazionale e delle politiche europee da Romano Prodi e ministra degli Esteri da Enrico Letta. Nessuna contraddizione, ma il timbro della sua militanza politica radicale che l’ha sempre portata a mettere la battaglia politica davanti alle dinamiche di partito. E sarà per questo che alla vigilia del nuovo Millennio era partita una campagna per portarla al Colle, sostenuta trasversalmente e sponsorizzata dalle figure più svariate. Ma anche se quella campagna passò alla storia – con i manifesti in cui Bonino veniva definita “l’uomo giusto” per il Quirinale – alla fine venne eletto Carlo Azeglio Ciampi. C’è una frase, che ha pronunciato Bonino, che racchiude con un po’ di amarezza un altro aspetto della sua vita politica: “Per tutta la mia carriera mi hanno detto: un giorno ti faranno un monumento. Avrei preferito essere amata di meno e votata di più”.
Emma Bonino è stata una politica battagliera, una donna tenace. Ci sarebbe molto di più da raccontare: lo spirito con cui affrontò la malattia – rimanendo sempre attiva in politica perché “dalla politica non ci si dimette” – la laicità e al tempo stesso il rapporto con Papa Francesco, la passione per l’ideale degli Stati Uniti d’Europa fino all’ultimo, con la guida di +Europa. È un’eredità importante, la sua. Un solo rammarico: ce la saremmo meritata, in effetti, Emma Bonino presidente della Repubblica.
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