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Trump minaccia dazi all’Europa dopo l’alleanza con il Canada, ma è stato lui a spingere Ottawa tra le braccia di Bruxelles

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Il discorso sullo Stato dell’Unione è una sorte di Capodanno per l’Unione europea, uno di quei momenti in cui fare un bilancio di ciò che è accaduto nei mesi appena trascorsi e si provano a mettere in fila priorità e obiettivi dell’anno che verrà. Ed è curioso che nel suo ultimo discorso Ursula von der Leyen abbia voluto parlare anche del Canada, facendo un annuncio ben preciso: ha detto che dobbiamo ripensare con urgenza i nostri partenariati per poi rivolgersi direttamente al premier canadese (curiosamente presente alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo) e dire di volersi mettere al lavoro affinché il Canada diventi il primo membro associato dell’Unione europea.

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Il Canada potrebbe diventare membro associato dell'UE

Non il 28esimo Stato dell’Unione, quindi, ma il primo membro associato. Si tratterebbe di un’istituzione completamente nuova e anche von der Leyen ha ammesso che bisognerebbe capire le specificità di questo nuovo status. Anche perché i Trattati dell’Unione europea non prevedono il ruolo di “membro associato”, si tratterebbe di una novità assoluta. Però il punto di partenza è chiaro: c’è una forte volontà di consolidare la cooperazione in particolare su alcuni settori. Commercio, geopolitica, politica climatica e valori. Tutti ambiti in cui è sempre più marcata la distanza con gli USA di Trump. Sul commercio a causa delle tariffe e delle guerre economiche della Casa Bianca contro mezzo mondo; sulla geopolitica per i conflitti armati, gli interventi militari fuori dal diritto internazionale e i piani di “pace” alternativi alle Nazioni Unite degli USA; sull’ambiente per il negazionismo climatico di Trump; e sui valori per un gap sempre più evidente tra come l’Europa guarda all’ordine mondiale e come invece vede le cose Washington.

A proposito di Washington, Trump non l’ha certamente presa bene. Il presidente statunitense ha detto che si tratti di una proposta ridicola e ostile allo stesso tempo. Per cui, se dovesse essere attuata, per la Casa Bianca si tratterebbe di un atto ostile, a cui risponderebbe con pesanti dazi. O addirittura interrompendo del tutto i rapporti commerciali con l’Europa.

La reazione di Trump

Sono minacce già ascoltate (con la Spagna, ad esempio, quando si è rifiutata di aumentare la propria spesa militare) a cui bisogna comunque rispondere, se non per il fatto che provengono dal presidente degli Stati Uniti. Un portavoce della Commissione europea ci ha tenuto a precisare che l’alleanza tra Bruxelles e Ottawa non è contro qualcuno, ma è un modo per rafforzare una partnership. Mark Carney, il premier canadese che oggi è intervenuto a sua volta con un discorso alla plenaria del Parlamento europeo, ha ribadito che le alleanze sono processi positivi,  che un Canada più forte è anche negli interessi statunitensi (probabilmente qui anche in riferimento alle tensioni geopolitiche nell’Artico) e che comunque nessuno può imporre ai canadesi restrizioni su cultura e partenariati.

Insomma, nessuno può dire al Canada con chi allearsi o meno, nemmeno Trump. Nemmeno quell’alleato storico con cui il Canada condivide tutti i suoi confini, che però da oltre un anno si è trasformato in una minaccia. Non solo perché Trump, appena tornato alla Casa Bianca, ha subito cominciato a parlare del Canada come il 51esimo Stato degli USA, ma anche perché lo ha reso il primo bersaglio della sua guerra commerciale, imponendo subito pesanti tariffe al suo vicino. Il Canada quindi ha progressivamente cominciato ad allontanarsi – in senso figurato – dagli Stati Uniti e a prendere chiaramente posizione contro il nuovo ordine mondiale che Trump sta costruendo.

Carney e le potenze medie

Il discorso di Carney sulle potenze medie all’ultimo World Economic Forum di Davos ha attirato l’attenzione di tutto il mondo. È stato un appello a tutte quelle nazioni che rischiano di rimanere schiacciate in questa nuova era di rivalità tra superpotenze – che si tratti di Stati Uniti e Russia in ambito militare o di Stati Uniti e Cina in ambito economico – e che secondo Carney dovrebbero schierarsi fianco a fianco le une con le altre, in modo da avere più peso in questi nuovi equilibri globali. Una sorta di terzo blocco che è proprio quello che sembrano costruire ora Bruxelles e Ottawa.

Nel suo discorso Carney ha detto che questa alleanza potrebbe rappresentare un faro per le altre democrazie e  la presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola, ha già aggiunto che un domani anche l’Australia e la Nuova Zelanda si potrebbero aggiungere al gruppo. Carney poi ha anche detto:

“Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, stiamo perseguendo la resilienza. In modo che nessuno, nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o minare le nostre libertà, le nostre democrazie, il nostro Stato di diritto. (…) Possiamo contribuire a creare il prossimo ordine mondiale giusto, stabile e prospero”.

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