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La missione Aspides era stata lanciata un paio di anni fa dall’Unione europea per proteggere le navi dagli attacchi degli Houthi nel mar Rosso. È una missione militare marittima, di natura difensiva, con il puro scopo di tutelare la navi in transito in quelle acque, provenienti o dirette verso porti europei. Qualcosa però deve essere andato storto, perché ora il governo italiani vuole riprendersi la fregata che era stata arruolata in questa missione per impiegarla in una nuova. L’obiettivo della nuova missione in realtà resterebbe lo stesso, ma cambierebbe il perimetro: l’Italia vuole fare da sé, usare la sua nave militare per proteggere le sue navi cargo.
Il piano di Crosetto per Bab el-Mandeb
Le cose si stanno mettendo male nel mar Rosso, con l’avanzata degli Houthi – le milizie sciite che da anni combattono una guerra civile in Yemen, contro il governo ufficiale sostenuto dall’Arabia Saudita – che hanno ormai preso il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb. Gli armatori italiani allora sono preoccupati. Per le condizioni di sicurezza in cui si stanno trovando a navigare, ma anche dalle prospettive del congelamento del traffico marittimo anche su quest’altro versante della penisola araba.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, insofferente per i tempi di reazione dei vertici europei (questo almeno è quello che ci raccontano i retroscena pubblicati oggi sui giornali) avrebbe chiesto alla Marina un piano per poter intervenire in autonomia, in modo da velocizzare le decisioni e i tempi di risposta. Quindi usando la fregata Bergamini, quella attualmente impegnata nella missione Aspides e già in quelle acque, per poter scortare le navi commerciali nello stretto e poi attraverso il canale di Suez.
Proteggere i mercantili italiani
Il profilo X del ministero della Difesa ha pubblicato alcune dichiarazioni con cui il ministro ha spiegato la ragione della decisione:
“Di fronte alla difficile situazione che si sta ripresentando nello stretto di Bab el-Mandeb, che si aggiunge alla crisi di Hormuz e alle conseguenze economiche delle numerose tensioni internazionali, ho deciso, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, di attivare la Marina Militare per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane. Abbiamo le capacità per proteggerne il passaggio e per acquisire le informazioni utili e necessarie attraverso l’opera del comparto e la cooperazione con noi. Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini.
Quando una rotta marittima viene interrotta, le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese. E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del Paese. Difendere la libertà di navigazione significa quindi proteggere i nostri approvvigionamenti, il lavoro delle aziende, il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità dell’Italia di produrre ricchezza. Significa anche difendere ciò che si trova sotto la superficie del mare: i cavi attraverso cui transitano i dati, i collegamenti energetici e tutte quelle infrastrutture essenziali di cui spesso comprendiamo il valore soltanto quando vengono danneggiate.
Oggi il compito della Difesa va ben oltre il suo perimetro tradizionale. Non riguarda soltanto la protezione fisica del territorio da possibili minacce, ma anche la sicurezza economica, energetica, digitale e delle comunicazioni. Perché si può colpire una Nazione non soltanto con le bombe, ma anche compromettendone l’economia, la coesione sociale e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quasi il 90% del traffico mondiale delle merci viaggia via mare. Per una grande Nazione marittima come l’Italia, presidiarlo sopra e sotto la superficie significa difendere la propria sicurezza, la propria prosperità e il proprio futuro”.
La reazione dell'UE: che ne sarà di Aspides?
Non è troppo chiaro che cosa succederà adesso. Crosetto ha anche detto che comunque tutto sarà da valutare con il resto del governo e con il Parlamento, anche se non è detto che serva un voto alle Camere, nel caso in cui la missione di questa nave rimanga di fatto la stessa, solamente in un contesto nazionale invece che europeo. Al momento, da parte dell’Unione europea, ancora nessun commento. Un portavoce si è limitato a sottolineare il contributo italiano ad Aspides e a ricordare le parole dell’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, che recentemente – via via che la situazione nel Golfo di Aden e lo stretto di Bab el-Mandeb si faceva più complicata – ha chiesto di rafforzare la missione europea, che in questi due anni ha protetto oltre 720 mercantili.
l'Arabia Saudita in difficoltà
La situazione è in evoluzione. Nell’ultima settimana gli Houthi hanno preso il controllo pressoché totale dello stretto di Bab el-Mandeb e hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, colpendo tra l’altro anche un Eurofighter italiano nella base di Ta’if (senza causare però feriti tra i militari). Riad sta vivendo uno dei momenti più complessi della sua storia recente. Non solo gli Houthi, ma anche l’Iran ha alzato l’asticella degli attacchi. E tutto questo pesa sulle esportazioni di petrolio, creando a Riad parecchi problemi. Prima è stato chiuso lo stretto di Hormuz, poi è stato danneggiato l’oleodotto con cui il greggio veniva trasportato dai campi estrattivi dell’est ai porti dell’ovest, poi anche lo stretto di Bab el-Mandeb è finito sotto il controllo dei nemici dell’Arabia Saudita. Le esportazioni sono crollate. Tutto il mondo ne risente, visto che il Paese è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo. Ma per Riad è una vera e propria morsa soffocante, che rischia di mettere in ginocchio il Paese.
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