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La crisi idrica – che la siccità e le temperature torride hanno innescato un po’ in tutta Europa – è responsabile di almeno un altro paio di crisi che stiamo vivendo. Il fatto che manchi acqua nei fiumi ha diverse conseguenze. Alcune sono più evidenti e sono legate alle difficoltà di navigazione. L’abbassamento del livello fluviale, negli ultimi giorni, non ha solo fatto riaffiorare nel Danubio i relitti di navi militari della Seconda guerra mondiale e pure i resti di un mammut: ha reso molto più complessa la navigazione. L’acqua è talmente bassa che le chiatte e le imbarcazioni che trasportano le merci lungo i fiumi fanno molta fatica a navigare, oppure non ci riescono affatto. E questo comporta ritardi o veri e propri blocchi di canali commerciali.
La secca nel Danubio: c'è pochissima acqua
Pensiamo al Danubio: è un fiume di quasi tremila chilometri che attraversa dieci Stati, dalla Germania all’Ungheria, dalla Romania all’Ucraina. È una sorta di autostrada navigabile che attraversa tutta l’Europa orientale. Ma con i bassissimi livelli d’acqua registrati, molte navi hanno dovuto ridurre il carico trasportato, per non rischiare di toccare il fondale. Non è solo un problema di ritardi, ma anche di costi. Con i prezzi dei combustibili alle stelle, che già impatterebbero il costo di un singolo viaggio, dover fare più
Ma ci sono anche altri problemi. La mancanza di acqua ha conseguenze sull’agricoltura e sui raccolti. E, sommata alle temperature elevatissime che, allo stesso modo, impattano le colture, grava sull’industria del cibo. Si crea anche una sorta di circolo vizioso: proprio per il caldo estremo molti terreni avrebbero bisogno di più acqua, che però è sempre meno disponibile.
Le centrali nucleari in difficoltà
E poi c’è la questione energetica. Paesi come l’Ungheria e la Romania usano l’acqua del Danubio per raffreddare i loro impianti nucleari, in cui viene prodotta una grossa quantità dell’energia elettrica nazionale. Un esempio su tutti: la centrale di Paks, a circa 130 chilometri da Budapest, normalmente copre quasi la metà del fabbisogno elettrico nazionale, arrivando circa al 40%, ma ora ha dovuto ridurre nettamente la sua produzione. Alcuni reattori sono stati spenti, vista l’impossibilità di raffreddarli, proprio per mancanza di acqua.
In Romania è stata provocata un’esplosione controllata sul letto del Danubio per provare a deviare il corso d’acqua e rendere più facile – per quella poca che continuava a scorrere – il flusso verso la centrale nucleare di Cernavoda. E ancora, in Francia e Svizzera la produzione di energia elettrica è stata ridotta non tanto per la mancanza di acqua, ma perché era diventata talmente calda da non riuscire a raffreddare in modo efficace gli impianti.
Anche il mare è caldissimo
E il problema della temperature troppo elevata dell’acqua non riguarda solo i fiumi, ma anche lo stesso Mediterraneo. Alle Baleari una boa ha registrato una temperatura di 33 gradi. Quando il mare si surriscalda, le conseguenze colpiscono tanto la fauna marina quanto le perturbazioni. Insomma, in Europa il clima è sempre più caldo e instabile, una tropicalizzazione di natura antropica che sconvolge il nostro ecosistema in ogni ambito.
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