podcast

Meloni vuole riprendersi la destra e sfida Vannacci: “prima gli italiani” anche a scuola?

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Premessa: non credo che la politica possa mai essere separata dagli ideali e dalla visione del mondo che si vuole costruire. Non credo, in altre parole, che debba essere ridotta a pura amministrazione. Ma se volessimo fare un esperimento e guardare al tema del tetto agli studenti stranieri nelle scuole in termini puramente pragmatici – senza porre giudizi e questioni di diritti e discriminazioni – la proposta resterebbe piuttosto spiacevole. In questo caso perché non servirebbe a molto.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

condividi

Andiamo a prendere gli ultimi numeri disponibili, quelli della Fondazione Ismu basati sui numeri Istat dell’anno 2024/25. Su una popolazione scolastica di otto milioni di studenti e studentesse, circa 930mila hanno quello che potremmo definire un “background migratorio”. Ma buona parte di questi – circa i due terzi –  fanno parte delle cosiddette seconde generazioni, sono nati e cresciuti in Italia. Sono bambini e ragazzi che o parlano l’italiano come prima lingua oppure sono bilingue. Hanno già frequentato, per quanto riguarda i più grandi, uno o più cicli nella scuola italiana. Perché dovremmo trattarli in modo diverso?

Stranieri nella scuola italiana: cosa ci dicono i numeri

Un altro discorso riguarda invece quei bambini arrivati in Italia e che non parlano l’italiano. In quel caso chiaramente si pone un tema di apprendimento che, nelle classi con una concentrazione elevata di stranieri (in questo senso), può rallentare tutto il programma. Ma sono numeri talmente bassi che non ha senso – sempre in termini puramente pragmatici – farne un tema di emergenza scolastica nazionale. Basterebbe investire di più sul personale formato all’integrazione linguistica, lavorare fianco a fianco con gli istituti per gestire la difficoltà.

Un articolo pubblicato da Pagella politica qualche anno fa – quando era stato Matteo Salvini a ritirare fuori il tema del tetto agli stranieri nelle classi – metteva in fila anche i numeri provenienti dal ministero dell’Istruzione sull’anno scolastico 2021/22. In quelle tabelle si vedeva perfettamente come il 7,2% delle scuole di tutta Italia avesse tecnicamente più del 30% di studenti stranieri, ma questa percentuale si riduceva drasticamente allo 0,5% se si consideravano solo gli alunni stranieri nati all’estero. In altre parole, se si escludevano le seconde generazioni.

Come affrontare il fenomeno

Certo, i numeri assoluti non sempre descrivono bene un fenomeno, che sappiamo essere molto diverso sul territorio. Ci sono alcune scuole dove le concentrazioni sono molto più alte, spesso per la presenza di estese comunità straniere, ma ancora una volta forse basterebbe ascoltare di più quelle scuole per trovare una soluzione. Senza il bisogno di fare propaganda sulla pelle dei bambini. Anche perché delle linee guida già esistono da 15 anni. Era il 2010 quando l’allora ministra Mariastella Gelmini aveva pubblicato una circolare contenente “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.

Un documento nel quale si stabiliva che gli studenti senza cittadinanza non dovessero superare il 30% degli iscritti in ogni classe, lasciando comunque discrezionalità agli uffici scolastici regionali, proprio perché non avere la cittadinanza non era allora (e figuriamoci se lo è oggi) sinonimo di mancanza di competenze linguistiche o di necessità di integrazione. Ma se un limite già esiste, perché ora Meloni annuncia una misura apposta? Perché la circolare riguardava un’indicazione, un criterio flessibile, mentre ora la presidente del Consiglio vuole intervenire per legge, con un decreto.

Rimane comunque un punto. Nelle città e nei quartieri dove questo 30% viene superato, ai bambini verrà negato il diritto all’istruzione per volere di un decreto legge firmato da Meloni e Valditara?

Cosa dicono la Costituzione e le altre leggi

L’articolo 34 della Costituzione dice chiaramente che la scuola è aperta a tutti e che l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. È un diritto universale, non perché lo dica la morale. È la legge a stabilirlo. Per la precisione l'articolo 38 del decreto legislativo 286 del 1998. Il testo unico sull’immigrazione, per capirci.

  • I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all'obbligo scolastico; a essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione, di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica.
  • L'effettività del diritto allo studio è garantita dallo stato, dalle regioni e dagli enti locali anche mediante l'attivazione di appositi corsi e iniziative per l'apprendimento della lingua italiana.
  • La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove è favorisce iniziative volte all'accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d'origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.
  • Le iniziative e le attività di cui al comma 3 sono realizzate sulla base di una rilevazione dei bisogni locali e di una programmazione territoriale integrata, anche in convenzioni con le associazioni degli stranieri, con le rappresentanze diplomatiche o consolari dei paesi di appartenenza e con le organizzazioni di volontariato.

Pura propaganda

Pensare a una scuola che esalta le distinzioni, invece di unire, è difficile e doloroso. A maggior ragione se, pure senza scomodare l’etica e i diritti, vediamo come sia per l’ennesima volta solo un’operazione di propaganda. Giorgia Meloni alla festa del movimento giovanile del suo partito ha fatto un discorso che aveva un obiettivo palese: quello di non farsi mangiare i consensi da Roberto Vannacci. Come nel 2022 gran parte della campagna elettorale si concentrava sugli slogan dei porti chiusi e del blocco navale (che poi abbiamo visto essere in gran parte inapplicabil) ora la parola d’ordine dei partiti di destra prima del voto è “remigrazione”. E proposte come quella sul tetto per gli stranieri a scuola servono solamente per masticare quella stessa retorica.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

api url views
Immagine
Ascolta la notizia più importante del giorno.