L’Ue risponde alla richiesta di Meloni per avere più flessibilità: “L’abbiamo già concessa”

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Dopo il balzo dell’inflazione al 4,2%, Giorgia Meloni chiede all’Ue maggiore flessibilità sui conti pubblici per sostenere famiglie e imprese. Arriva la prima risposta di Bruxelles: “L’abbiamo già concessa”, ricordando l’allargamento della clausola di salvaguardia per la difesa anche alle spese per l’energia.

L'Ue risponde alla richiesta di Giorgia Meloni per avere più flessibilità sui conti a seguito del rialzo dell'inflazione. Bruxelles precisa di non aver ancora preso visione del contenuto della lettera inviata dalla premier italiana, ma ricorda di aver già concesso delle misure a sostegno degli Stati membri. 

Ieri Meloni ha fatto sapere di aver scritto alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. "Una delle principali questioni su cui stiamo lavorando riguarda la maggiore flessibilità che abbiamo ottenuto in Europa per far fronte alla crisi energetica", ha dichiarato spiegando che si tratta di "una disponibilità che vale complessivamente oltre 14 miliardi di euro in due anni". "Sono risorse molto importanti che vogliamo utilizzare particolarmente per abbassare in modo strutturale i prezzi dell'energia per le imprese" che rappresentano "un'altra priorità assoluta", ha aggiunto la premier, a proposito della prossima legge di bilancio.

Dopo il balzo dell'inflazione al 4,2%,  per Meloni la partita sulla flessibilità va riaperta, ricalcolando i parametri europei alla luce dell'aumento inflazionistico. "A fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, sia necessario riconoscere agli Stati membri" dell'Unione europea "una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese", ha spiegato.

A chiarire i motivi della richiesta italiana è il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. "Era ovvia. Abbiamo fatto delle riflessioni rispetto a una questione puramente tecnica che però diventa di sostanza: cioè  il sentiero della spesa è un sentiero di spesa nominale che noi stiamo rispettando. Siamo tra i più bravi", ha affermato. "Però il problema è che il sentiero della spesa nominale contiene un tasso di inflazione programmato all'epoca dalla Commissione Ue che era evidentemente molto inferiore rispetto a quello che si p verificato. È chiaro che" così "il sentiero di spesa diventa difficile da mantenere, ma non solo per noi, per tutti", ha evidenziato.

La lettera di Meloni non è ancora arrivata agli uffici di Bruxelles, ma l'Ue ha dato una prima risposta. "Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri", ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa. "Vorrei aggiungere che non abbiamo ancora ricevuto la lettera, ma naturalmente la terremo d'occhio e vi informeremo se la situazione dovesse cambiare", ha aggiunto il portavoce della Commissione europea per il bilancio, Balazs Ujvari.

L'Ue ha ricordato le misure già messe in campo, come l'estensione dell'ambito di applicazione della cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, prevista inizialmente per la difesa e ora allargata anche all'energia, "proprio per offrire agli Stati membri lo spazio di bilancio necessario ad adottare misure di risposta alla crisi energetica che stiamo affrontando", ha proseguito Ujvari. L'attivazione della clausola consente agli Stati membri la possibilità di discostarsi dal cosiddetto percorso di spesa netta per un importo pari allo 0,6% del Pil complessivo, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028. "Si tratta di uno spazio fiscale aggiuntivo di cui è possibile avvalersi, a condizione che vengano espletate le relative procedure", ha precisato. "Finora abbiamo ricevuto indicazioni da due Stati membri intenzionati a muoversi in questa direzione. Uno di essi è proprio l'Italia, da cui abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione. È arrivata un paio di settimane fa ed è al vaglio della Commissione", ha concluso il portavoce europeo.

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