I sindaci di Csx sfidano Meloni su caro vita e lavoro, la premier: “Non rappresentate tutti i Comuni”
I sindaci delle nove principali città italiane, tutte amministrate dal centrosinistra, hanno scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un incontro per discutere la prossima legge di bilancio; dopo gli scontri di piazza degli 17-18 ottobre, hanno scritto i primi cittadini, è ancora più evidente che "la risposta duratura passa dall’economia", cioè "dal potere d’acquisto, dal lavoro, dai servizi essenziali". Meloni ha risposto che non le è arrivata alcuna richiesta formale per un incontro, e che la lettera "non rappresenta" tutti i sindaci, in quanto tutti i firmatari sono di centrosinistra: "Facciamolo nella sede dove sono presenti tutti i sindaci e tutte le città sono rappresentate".
I nove firmatari in questione (cinque dei quali guidano Comuni in cui le elezioni si terranno il prossimo anno) sono il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, quello di Milano Beppe Sala, quello di Torino Stefano Lo Russo, quella di Firenze Sara Funaro, quello di Bari Vito Leccese, quello di Bologna Matteo Lepore, quella di Genova Silvia Salis e quello di Cagliari Massimo Zedda. In più, il primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi, che è anche il presidente dell'Anci (Associazione nazionale Comuni italiani). Proprio a lui si è rivolta la risposta formale della presidente del Consiglio.
La lettera dei sindaci a Meloni: "La risposta al disagio delle piazze passa dall'economia"
I sindaci hanno aperto la lettera ricordando che "il costo della vita, della casa, dell’energia e dei trasporti sta mettendo sotto pressione famiglie, lavoratori e imprese in tutta Italia da Nord a Sud, come in molti Paesi europei". Il quadro economico è difficilissimo, e "i sindaci lo vedono ogni giorno: nelle richieste di aiuto per l’affitto, nelle attività che faticano a restare aperte, nelle periferie, nei giovani che non riescono a costruirsi un’autonomia, nelle filiere produttive, dall’autotrasporto all’agricoltura, per cui lavorare è diventato una perdita".
Il disagio causato dalle difficoltà ad arrivare a fine mese, ragionano i primi cittadini nel testo, "si esprime in forme diverse da Nord a Sud, con da una parte migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente e altri che hanno causato violenze, tensioni e disordini".
Sugli atteggiamenti violenti, non ci sono ambiguità: "Sono inaccettabili e li condanniamo con la massima fermezza". C'è anche la vicinanza "alle forze dell’ordine, chiamate ogni giorno a garantire la sicurezza delle nostre città in un contesto sempre più complesso, che richiede risorse e risposte all’altezza, e a quanti ne pagano le conseguenze". In particolare, "ai commercianti, agli artigiani e agli operatori economici che, oltre alle difficoltà quotidiane, si trovano a subire i danni e le conseguenze di tensioni ricorrenti, con un prezzo che troppo spesso ricade su chi lavora e tiene vive le nostre città".
Qui entra in gioco il governo Meloni: per i sindaci, che insieme rappresentano complessivamente circa 17 milioni di cittadini, la risposta "duratura passa dall’economia: dal potere d’acquisto, dal lavoro, dai servizi essenziali. Per questo chiediamo alla presidente del Consiglio un incontro tra governo e sindaci, mentre è in corso la definizione della legge di bilancio". La richiesta è di "affrontare insieme, in un quadro di leale collaborazione, le misure per sostenere famiglie e imprese e rafforzare la coesione sociale delle nostre comunità. Le città sono pronte a fare la propria parte".
La risposta della presidente del Consiglio
Giorgia Meloni, come detto, ha rivolto la sua risposta direttamente a Gaetano Manfredi in quanto presidente dell'Anci. Ha detto di essere d'accordo con "la condanna, con la massima fermezza, dei comportamenti violenti delle scorse settimane, e la convinzione che la risposta duratura al costo della vita passi dall’economia". Un confronto con i sindaci "in occasione della legge di bilancio" è "utile", ha commentato la premier, perché i Comuni "sono il luogo in cui i problemi si vedono per primi e in cui i servizi si erogano concretamente".
Ma Meloni ha anche risposto: "Non comprendo la formulazione della richiesta". La presidente del Consiglio ha ricordato che "una sede per questo confronto esiste e non va creata: la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali", un organismo che "si riunisce almeno ogni tre mesi e, oltre a ciò, ogni volta che la convocazione sia richiesta dal presidente dell’Anci, ossia da Lei".
Il senso della polemica, insomma, è che una lettera dai sindaci del centrosinistra non è il modo per ottenere un incontro: "Bastava chiederlo nella sede che la legge assegna a questo scopo, e la richiesta avrebbe trovato il governo disponibile come lo trova oggi".
Meloni ha insistito sul punto, citando la ragione "più sostanziale": è necessario "coinvolgere tutti i sindaci", dato che il caro vita "pesa allo stesso modo sulle famiglie di un capoluogo e su quelle di un piccolo comune di montagna". E invece "una richiesta firmata dai sindaci di una sola parte politica non rappresenta quella platea", mentre la già citata Conferenza Stato-Città la rappresenta. Per quanto riguarda la situazione delle città metropolitane, queste hanno un loro rappresentante che "è l’interlocutore naturale del ministero dell’Interno, e lo sarà con la massima attenzione".
Insomma, il governo è disponibile "a un confronto istituzionale", e la stessa Meloni ha aperto a presenziare, "insieme al ministro Giorgetti, trattandosi di dibattito che coinvolge anche il tema della manovra di bilancio". Ma bisogna procedere per le vie istituzionali. E finora "al di là delle dichiarazioni stampa, a me non è arrivata alcuna richiesta formale di incontro". "Voi scrivete che le città sono pronte a fare la propria parte. Il Governo lo è altrettanto. Facciamolo nella sede dove sono presenti tutti i Sindaci e tutte le città sono rappresentate", ha concluso Meloni.