Dentro la chat di estrema destra contro i manifestanti di Milano: da Futuro Nazionale alla “guerra spirituale”
C'è un gruppo Telegram chiamato "24 ottobre per difendere Milano" al cui interno circolano nostalgie fasciste, invocazioni allo sterminio e propositi di violenza contro i manifestanti che nei giorni scorsi sono scesi in piazza a Milano.
Oltre mille partecipanti di estrema destra che non si accontentano di sventolare simboli e condividere propaganda fascista sui social: vogliono organizzarsi, scendere in strada e colpire. E, come rivelato a Fanpage.it, si starebbero organizzando per farlo sotto la guida "di un tesserato di Futuro Nazionale", un opinionista e attivista politico di estrema destra che sui social vanta già un seguito di migliaia di follower e che, sul gruppo, fomenta un concentrato di odio, razzismo e propositi di violenza.
Cosa c'è nella chat: dallo "sterminio categorico" alle manganellate
Al suo interno circolano saluti tra "camerati", immagini di Mussolini e richiami espliciti al fascismo. A corredo: richieste da parte dei partecipanti di riaprire i campi di concentramento, "riaccendere i forni crematori", fino all'invocazione di uno "sterminio categorico" e di una "guerra spirituale". Nelle conversazioni, poi, sarebbero comparsi anche riferimenti ad Articolo52, un gruppo violento che organizzava ronde "anti-maranza" aggredendo presunti malviventi a Milano.
A denunciare l'esistenza della chat è stato per primo Andrea Borello, attivista social ed esponente del Partito Democratico, che, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni, ha deciso di entrare nel gruppo per raccontarne pubblicamente i contenuti. "È un gruppo segreto, bisogna farsi aggiungere da qualcuno che è già all'interno", ha spiegato Borello a Fanpage.it. E il livello di chiusura, secondo la sua testimonianza, sarebbe ancora maggiore: esisterebbe una seconda chat, più ristretta, alla quale si accederebbe soltanto inviando all'organizzatore un video in cui si pronuncia la frase "Allah è un po**o". Un presunto sistema di selezione pensato dall'organizzatore, ha sottolineato Andrea, per "escludere i musulmani e impedire infiltrazioni". Nei prossimi giorni, ha annunciato l'attivista a Fanpage.it, "presenterò denuncia in Procura".
Secondo quanto riferito da Borello, a promuovere il gruppo sarebbe un tesserato di Futuro Nazionale, un attivista e opinionista politico di estrema destra molto seguito sui social, affiancato nel gruppo da alcuni fedelissimi indicati come "coordinatori". Il suo progetto, ha rincarato l'attivista, sarebbe stato quello di presentarsi a Milano per affrontare fisicamente i partecipanti alle proteste. "Le manganellate benvenute, ma non bastano, quindi andiamo lì a fare di più", ha riassunto, descrivendo un clima nel quale circolavano anche inviti a portare spray al peperoncino e a "fare casino". L'obiettivo, nella sua ricostruzione, sarebbe stato riversare un odio generalizzato contro chi aveva preso parte alle manifestazioni, andando oltre l'intervento delle forze dell'ordine che – secondo la visione dei membri – "non disdegnano" un supporto.
"Non mi stupirei se esistessero altri gruppi per altre città d'Italia", ha poi avvertito Borello. "Secondo me questa è solo una piccola punta di un enorme iceberg", sottolineando come la rete potrebbe continuare a esistere anche dopo il 24 ottobre, aggiornandosi e riorganizzandosi. Quello che emerge da questa chat non è, dunque, un semplice rigurgito di nostalgia fascista, né l'ennesima provocazione di chi usa i social per raccogliere consensi. È il segnale di un odio che cerca di trasformarsi in organizzazione, di passare dalle parole ai fatti, individuando nei manifestanti un bersaglio da punire. E non è la prima volta che reti di estrema destra si nascondono dietro gruppi apparentemente innocui per coltivare razzismo, suprematismo e fantasie di violenza. Il rischio, però, è che l'odio diventi un linguaggio condiviso, un collante identitario e persino un progetto collettivo. Qui, infatti, non si parla di provocazioni online, ma di persone che evocano lo sterminio e discutono di come aggredire i manifestanti. Per questo, come ha ricordato anche Borello, è necessario identificare i responsabili, verificare le minacce e accertare se ci fossero piani di aggressione perché chi evoca forni crematori e spedizioni punitive non può essere liquidato come un semplice provocatore.