Manovra 2027, via libera al testo da 26 miliardi: dall’Irpef alle pensioni, cosa cambia e le novità punto per punto
Il Consiglio dei ministri ha licenziato la bozza della legge di Bilancio 2027 per un valore complessivo di circa 26 miliardi di euro. Ma più che un cambio di rotta strutturale, il testo riflette la necessità di confermare le misure transitorie già in vigore: oltre 9 miliardi sono infatti assorbiti dal rinnovo di sgravi e decontribuzioni in scadenza, lasciando uno spazio contabile limitato per i nuovi interventi. Tra vincoli di spesa rigidi e trattative serrate sulle coperture, l'azione del governo si concentra su ritocchi al prelievo per il ceto medio e su misure selettive per sanità e famiglie, mentre i dossier più complessi restano rinviati a provvedimenti successivi.
Taglio dell'Irpef e ceto medio
Sul fronte fiscale l'intervento principale riguarda la rimodulazione dell'imposta sui redditi delle persone fisiche attraverso l'innalzamento del tetto del secondo scaglione: l'aliquota del 33% viene applicata fino a 55mila euro anziché fermarsi a 50mila. Il meccanismo garantisce un risparmio d'imposta fino a 500 euro l'anno per i contribuenti collocati in quella fascia, che sommato agli sgravi introdotti nei precedenti cicli di bilancio porta il beneficio complessivo a un massimo di 1.200 euro annui. Un alleggerimento concentrato sul segmento medio dei lavoratori dipendenti, che evita interventi più costosi sulle aliquote di base ma lascia inalterata l'architettura generale del prelievo.
Sanità, stipendi dei medici e voucher anziani
Il capitolo sanitario vede il Fondo Sanitario Nazionale salire di 3,4 miliardi di euro rispetto al 2026, ma la cifra incorpora già il miliardo preventivato nella scorsa manovra, riducendo l'apporto di risorse realmente inedite. Per arginare l'emorragia di personale dagli ospedali pubblici, una quota dell'incremento viene vincolata per legge all'aumento delle retribuzioni dei medici di pronto soccorso, il segmento più esposto alla carenza di organico. Sul fronte dell'assistenza alla terza età debutta un voucher da 300 euro per gli over 75 con reddito pensionistico fino a 28mila euro: un bonus pensato per sostenere visite ed esami esclusi dai Lea che si rivolge a una platea potenziale di 5,5 milioni di beneficiari, configurandosi come una misura compensativa rispetto ai lunghi tempi di attesa del sistema pubblico.
Giovani e incentivi al lavoro
Per sostenere chi fa il proprio ingresso nel mercato dell'impiego e contrastare l'esodo all'estero, viene istituito un premio speciale dedicato ai giovani lavoratori under 30. La misura mette a disposizione un incentivo fino a 2.500 euro soggetto a una tassazione di favore pari all'1%, che il dipendente potrà scegliere se incassare spalmato sulle 12 mensilità in busta paga oppure in un'unica soluzione.
Casa e canoni di locazione: la cedolare secca
Sul mercato immobiliare la manovra sceglie di intervenire dal lato dell'offerta, puntando sulla leva fiscale per incentivare i proprietari a calmierare i prezzi e immettere alloggi sul mercato. Per i contratti a canone concordato l'aliquota ordinaria della cedolare secca viene tagliata della metà, scendendo dal 10% al 5%, con un azzeramento quasi totale della pressione tributaria (ridotta ad appena l'1%) nel caso in cui l'inquilino sia un giovane under 35. La misura scommette sul fatto che il minor prelievo sui locatori si rifletta in una maggiore disponibilità di stanze e appartamenti per la fascia giovanile, storicamente la più colpita dal caro-affitti.
In parallelo, il regime della tassa piatta viene allargato al patrimonio non residenziale: per gli immobili a uso commerciale, come botteghe e negozi di vicinato, debutta una cedolare secca agevolata fissata al 21%. Una deroga all'Irpef ordinaria pensata per dare sollievo ai piccoli proprietari e frenare le saracinesche chiuse nei centri urbani, anche se l'impatto reale sui costi effettivi dei commercianti dipenderà dalla disponibilità dei locatori a rinegoziare i canoni.
Famiglie, congedi parentali e il salvadanaio per i nuovi nati
Sul fronte della famiglia, l'intervento si concentra su correttivi a pioggia piuttosto che su una riforma strutturale dei servizi per l'infanzia. L'estensione dei congedi parentali retribuiti all'80% introduce un meccanismo a progressione: la soglia ordinaria sale da tre a quattro mesi per tutti i lavoratori, per poi ampliarsi a cinque mesi con il secondo figlio e a sei mesi dal terzo in poi, puntando a premiare la numerosità del nucleo più che ad abbattere le disparità nei primi mesi di vita del bambino.
Accanto al congedo fa il suo esordio una misura dal marcato profilo simbolico: un conto vincolato aperto dall'Inps per ogni nuovo nato, su cui lo Stato deposita un versamento una tantum di 100 euro. Il dispositivo, concepito per essere alimentato nel tempo da versamenti privati dei parenti, delega di fatto alle disponibilità economiche delle singole famiglie la reale consistenza del capitale finale. Le somme resteranno bloccate fino alla maggiore età, quando potranno essere svincolate solo a patto di destinarle a percorsi di istruzione terziaria o alla costituzione di un fondo pensione integrativo.
Autonomi e partite Iva
Per il mondo del lavoro autonomo la manovra allarga ulteriormente le maglie della tassazione agevolata: il tetto massimo di ricavi e compensi per accedere e rimanere nel regime forfettario sale da 85mila a 100mila euro. L'innalzamento dell'asticella della flat tax consolida il trattamento fiscale di favore per professionisti e partite Iva, riaccendendo tuttavia il dibattito sulla disparità di prelievo rispetto ai lavoratori dipendenti a parità di reddito.
Pensioni e flessibilità in uscita
Sul capitolo della previdenza il governo sceglie di temporeggiare, congelando qualsiasi revisione organica della legge Fornero. La risposta dell'esecutivo alle richieste di anticipo pensionistico si riduce infatti a un mero accantonamento contabile: un fondo da 850 milioni di euro destinato a coprire le uscite anticipate, ma privo di qualsiasi decreto o norma che ne fissi i requisiti pratici. A fronte del pressing leghista per consentire il ritiro a 64 anni, le dimensioni estremamente ridotte del tesoretto renderanno inevitabili criteri di selezione draconiani e tagli sull'assegno tramite il ricalcolo contributivo, trasformando la promessa politica in un percorso a ostacoli la cui reale portata si scoprirà soltanto con i decreti delle prossime settimane.
Imprese, Zes Unica e conferme fiscali
Gran parte delle risorse destinate al tessuto produttivo viene assorbita dalla proroga di misure temporanee ereditate dai precedenti esercizi. Per evitare che a fine anno scadessero gli incentivi in vigore, l'esecutivo ha dovuto vincolare oltre 9 miliardi di euro alla conferma di sgravi già noti: dalla super deduzione al 120% sul costo delle nuove assunzioni al decontribuzione per le lavoratrici madri, fino al prelievo ridotto all'1% sui premi di risultato e all'aliquota del 5% applicata agli scatti dei rinnovi contrattuali. L'unico capitolo che registra un incremento contabile di rilievo riguarda il Mezzogiorno: la dotazione del credito d'imposta per gli investimenti nella Zes Unica viene ricalibrata a quota 2,4 miliardi,nel tentativo di dare continuità a uno strumento finora condizionato da vincoli di cassa e ritardi nell'erogazione effettiva dei fondi.
Altri interventi: bollo auto, targhe e scuole
Accanto ai grandi aggregati di bilancio, il testo accoglie una serie di norme eterogenee a forte impatto visivo. Tra queste,la stabilizzazione della cancellazione del bollo auto, che rende permanente l'esenzione introdotta in via temporanea nei mesi passati, privando gli enti locali di una voce di gettito tradizionale. Sempre per il comparto automotive viene mutuato il modello anglosassone delle targhe personalizzate: gli utenti potranno richiedere sequenze alfanumeriche su misura,trasformando la modifica in una fonte di entrata a tariffa per lo Stato. Sul versante dell'istruzione pubblica, invece di una revisione organica dell'edilizia scolastica, il governo dirotta una parte dei margini ottenuti dalla flessibilità energetica sulla spesa per la climatizzazione e le pompe di calore nelle classi, intervenendo in modo puntuale sulla vivibilità degli edifici.
Il quadro delle coperture
La quadratura finanziaria del provvedimento, quantificata in 26 miliardi complessivi, rivela un equilibrio fragile tra deroga ai vincoli europei, prelievi su settori specifici e tagli lineari. Quasi la metà dell'intera manovra (circa 12 miliardi) non poggia su nuove entrate o risparmi strutturali, quanto sul ricorso al debito consentito dall'attivazione con Bruxelles delle due clausole nazionali di salvaguardia (National Escape Clause). Per il resto, l'esecutivo attinge a piene mani dal comparto bancario e creditizio: tra contributo negoziato con gli istituti finanziari e aumento dell'aliquota della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, il gettito stimato è di 5,5 miliardi. Il quadro si completa con entrate straordinarie per 1,4 miliardi equamente divise tra filiera energetica e giochi, a cui si aggiunge un miliardo di tagli alle dotazioni di spesa dei ministeri e della presidenza del Consiglio, a testimonianza di come i margini di bilancio restino vincolati a prelievi d'emergenza e spazi negoziali con l'Ue.