Fondo per i nuovi nati, 100 euro per ogni bambino: come funziona il salvadanaio previdenziale in manovra
La manovra 2027 appena approvata in Consiglio dei ministri contiene alcune novità che erano state anticipate dalla maggioranza nei mesi scorsi per il sostegno delle famiglie.
Nel testo viene introdotto un fondo per i nuovi nati, strutturato come fondo previdenziale, che prevede a partire dal 2027 il versamento da parte dello Stato di 100 euro all'anno per ogni neonato, fino al compimento del diciottesimo anno. La misura parte da una proposta del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, molto soddisfatto per la condivisione della misura da parte di tutti gli alleati.
"Per ogni bambino che nasce l’Inps aprirà una posizione previdenziale come fosse un piccolo salvadanaio in cui lo Stato verserà inizialmente una quota di 100 euro di ‘Benvenuto' ma negli anni successivi i genitori potranno incrementarla", ha detto la premier Giorgia Meloni illustrando le misure della legge di Bilancio durante la conferenza stampa.
Come funziona il libretto per i nuovi nati
La manovra conterrà un fondo previdenziale di 100 euro l'anno per i nuovi nati, dal 2027 fino al 18esimo anno di età. In pratica per ogni nuovo nato lo Stato metterà 100 euro su un ‘salvadanaio' aperto dall'Inps. Questo salvadanaio potrà essere alimentato dai famigliari e potrà essere utilizzato al compimento dei 18 anni per determinate voci, per esempio per le spese scolastiche o universitarie. In alternativa, potrà essere utilizzato come strumento di previdenza complementare.
L'ammontare "non sarà tassabile, pignorabile e utilizzabile fino ai 18 anni di vita del bambino" salvo situazioni eccezionali ma servirebbe ok di un giudice tutelare, ha precisato Meloni.
Solo 100 euro una tantum per ogni neonato: l'Inps ne ipotizzava 1000
La proposta iniziale in realtà era molto più generosa. A settembre l'Inps aveva ipotizzato un versamento pubblico di almeno 1000 euro all'anno per ciascun bambino, da rinnovare d'anno in anno fino al raggiungimento dell'età lavorativa. Con una platea di 355mila nuovi nati all'anno, la misura avrebbe richiesto uno stanziamento iniziale attorno ai 355 milioni di euro annui per la prima generazione coinvolta. Sul punto il governo aveva mostrato un'apertura. La ministra del Lavoro Calderone aveva detto in Parlamento che il governo stava valutando "L'apertura sin dalla nascita di una posizione individuale alimentata da un contributo pubblico iniziale, aperta anche a successivi versamenti volontari della famiglia".
Il Mef aveva ipotizzato inizialmente un esborso di risorse molto più cospicuo, di 1800 euro in tutto a bambino: 50 euro al mese per i primi tre anni di vita del bambino, tutti a carico dello Stato. Ma per farlo sarebbero serviti 200 milioni solo per il primo anno, per arrivare a un miliardo a regime. Ma la coperta quest'anno era troppo corta.
Già lo scorso anno in legge di Bilancio era stato presentato un emendamento, firmato dall'esponente Fdi Mennuni, che contemplava un investimento di 100 euro iniziali messi dalla famiglia e 50 euro uno tantum da parte dello Stato (costo complessivo di 18 milioni).
Inps: "Libretto nuovi nati cambia la storia della previdenza"
"È una scelta che cambia la storia della previdenza italiana. Finora la pensione si cominciava a costruire con il primo lavoro, da oggi inizia dalla nascita", ha detto il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, commentando la decisione del governo di inserire nella legge di bilancio un libretto per i nuovi nati.
"Le ragioni sono semplici. Nel sistema contributivo la pensione è il frutto di ciò che si accumula lungo tutta la vita, e il fattore decisivo è il tempo. Chi parte prima arriva più lontano. Diciotto anni di risparmio, che cresce e si capitalizza, valgono molto più di qualunque intervento tardivo. C'è poi una ragione di equità. I nostri giovani entrano nel lavoro più tardi, spesso con carriere discontinue, e rischiano di arrivare alla pensione con troppo poco. Da oggi ogni bambino, qualunque sia la famiglia in cui nasce, parte con qualcosa di suo. Nessuno resta indietro dalla linea di partenza", ha aggiunto Fava.
"È un intervento strutturale che guarda al futuro con una visione senza precedenti, prevedere una dotazione di 100 euro l'anno per ogni nato significa gettare oggi il seme della tutela, della natalità, della sostenibilità e della cultura previdenziale di domani. Un ragazzo che a diciotto anni scopre di avere già un risparmio dedicato impara che il futuro si costruisce. Con questa iniziativa diamo un boost all'educazione previdenziale che manca al nostro Paese".
"Non è un bonus. È un investimento. In un Paese in cui nascono sempre meno bambini, è il messaggio più forte che lo Stato possa dare alle famiglie. I vostri figli contano, e il loro domani comincia adesso. Ringrazio il presidente Meloni e i ministri Giorgetti e Calderone che hanno creduto nella proposta".