No, non è vero che col nucleare avremo bollette meno care come dice Meloni: lo spiega l’esperto
Quando in Italia tornerà il nucleare "saremo meno dipendenti dall'estero", "meno esposti alle crisi internazionali", ma soprattutto "questa è la cosa che interessa di più le famiglie, avremo bollette meno care". Così, qualche giorno fa, la presidente del Consiglio spiegava che cosa cambierà ora che la legge delega sul nucleare è stata approvata. Tutto perfetto, se non fosse che in realtà non è vero.
Primo, perché costruire centrali nucleari ha costi enormi e tempi di attesa decennali. Se pure i reattori modulari su cui punta il governo dovessero essere mai messi in cantiere, di vederli funzionare se ne riparlerebbe tra quindici anni. Secondo, perché il nucleare da solo non basta. Serve puntare maggiormente e con più coraggio sulle fonti rinnovabili, attualmente le uniche in grado di produrre dei risultati nel breve periodo. Come successo in Spagna, che ha drasticamente abbattuto i costi dell'elettricità. Ne abbiamo parlato con Michele Governatori, docente universitario e responsabile del programma energia di Ecco, think thank italiano indipendente per il clima.
Meloni dice che grazie al nucleare pagheremo di meno in bolletta. È così?
Con le tecnologie oggi disponibili, l'energia nucleare ha dei costi medi che si aggirano intorno al doppio di quelli di un grande impianto fotovoltaico. Sono tecnologie che richiederebbero comunque, nel migliore dei casi, una ventina d'anni per un Paese che deve ancora localizzarle, progettarle e realizzare poi il quadro giuridico, perché al momento abbiamo solo la legge delega. Oggi il nucleare che conosciamo è costosissimo e richiede un sacco di tempo. Non potrà esistere nulla per almeno 15 anni e in ogni caso, se esistesse un impianto con le tecnologie che oggi conosciamo in Europa non abbasserebbe il prezzo della bolletta.
Quali saranno i costi?
Quali saranno i costi nel 2050 non lo so e secondo me non lo sa nemmeno Meloni. È possibile che ci saranno delle novità, delle accelerazioni positive sulle tecnologie.
Si riferisce alla fusione?
La fusione è una tecnologia radicalmente diversa e in questo momento, secondo tutti gli esperti, è lontanissima da una realizzabilità commerciale. Le tecnologie di cui parla la legge quadro sono i cosiddetti reattori avanzati, piccoli e modulari, basati sulla fissione e che in teoria produrrebbero meno scorie. Ci sono due progetti di questo tipo che coinvolgono aziende o gruppi italiani ma siamo molto lontani da un prodotto commerciale. Ad oggi non esiste nessun reattore modulare che sia pronto a livello commerciale.
Quelli in Cina e in Russia?
I microreattori sono usati nei sottomarini bellici da una cinquantina d'anni. Non è che non esistono dei microreattori, il problema è che non esistono dei reattori piccoli commercializzabili, producibili e distribuibili a livello civile per la generazione dell'energia elettrica. Non ne esistono e non ne esisteranno per molto tempo. Tantomeno sappiamo quanto costeranno.
Non avete delle stime?
Probabilmente si sa quanto stanno investendo le aziende che li stanno progettando. Il problema è che il prezzo dell'energia non dipende da quanto ci sta investendo un'azienda, ma da quanto saranno i costi industriali per produrre quei reattori e per metterli in funzione, divisi per l'energia prodotta. Oggi non c'è nessun motivo di pensare che frazionare la produzione in unità più piccole porti a dei vantaggi complessivi di costo. Costruirli in fabbrica, anziché assemblarli completamente sul sito, è effettivamente un vantaggio perché si standardizzerebbe la costruzione, ma poi ci sarebbe anche la duplicazione di una serie di di apparecchiature ancillari che dovrebbero essere moltiplicate in un sito modulare. A mio avviso è ridicolo ipotizzare in Italia di fare decine di siti di piccoli reattori perché non si tiene conto di tutte le difficoltà di trovare il sito, di presidiarlo, di metterlo in sicurezza, di fare i piani di evacuazione. Tutto questo avrebbe dei costi immensi.
Costi che verrebbero scaricati sul consumatore finale?
Costi che sicuramente non pagherebbe nessun privato di tasca propria, men che meno i consumatori industriali di energia. O li paga il contribuente o li paga il pagatore di bollette Sicuramente sono costi che devono essere socializzati. Tra l'altro, l'aumento dei tassi di interesse a livello internazionale rende tutti gli investimenti così intensivi di capitale e con tempi così lunghi. tra l'investimento e il ritorno, ancora meno fattibili. Il nucleare nel mondo si fa coi soldi pubblici, è sempre stato così. Il problema è che non è economico e non abbasserebbe i costi della bolletta. È falsa l'idea che gli Small Modular Reactor siano dei piccoli impianti da costruire senza troppo problemi. Sono reattori dell'orine di 100 MW. Parliamo di macchine dello stesso ordine di grandezza del reattore di Chernobyl. Quando Pichetto dice "ne facciamo venti" vuol dire che moltiplichiamo per venti i costi di presidio.
La Spagna, che prima ha investito sul nucleare e poi sulle rinnovabili, è riuscita ad abbassare il prezzo dell'elettricità ai minimi in Europa. I costi dell'energia elettrica sono in media quasi la metà di quelli italiani. È questo il modello a cui dobbiamo guardare?
La ragione per cui la Spagna oggi ha un clamoroso vantaggio di costi di elettricità è che ne fanno meno degli altri da fonti fossili. Questo gli dà un vantaggio soprattutto nei momenti delle crisi del gas e del petrolio. La Spagna si è emancipata molto rapidamente dal bisogno di gas per fare l'elettricità. Questa è la ricetta vincente. Ha contribuito il fatto di avere ancora alcune centrali nucleari (che comunque hanno deciso di spegnere da qui al 2035), ma quello che ha fatto la differenza negli ultimi quindici anni è l'eccezionale velocità con cui hanno sviluppato fotovoltaico e eolico. Tutta la penisola iberica, anche il Portogallo, ha il vantaggio di avere messo a frutto l'enorme potenziale non solo solare, ma anche eolico. Il fatto di avere sia solare che eolico insieme è un grande vantaggio perché sono due tecnologie che tendono ad avere momenti di produzione complementari. L'eolico tipicamente funziona d'inverno o di notte, quando il fotovoltaico produce di meno, quindi complessivamente aiuta moltissimi sistemi elettrici. È chiaro che, in un momento di crisi come questo, avere un impianto nucleare acceso è meglio che non averlo, perché significa importare meno gas, ma non sono state le centrali nucleari ad aver reso la Spagna così competitiva. È stato l'incredibile investimento, nonché la velocità con cui è stato fatto, sulle fonti rinnovabili. Investimenti che stiamo facendo anche noi, ma un po' più lentamente di quello che potremmo fare.
E forse, mi permetto di aggiungere, con qualche più remora da parte del governo italiano a dirlo a voce alta?
Con molte più remore a dirlo. Il governo Meloni si è incastrato in questa sciocca narrativa di dover considerare la transizione verde come un'ideologia green. Sono schiavi di questa di questo posizionamento e il nucleare serve al governo per gestire la campagna elettorale dal punto di vista dell'energia. Il nucleare è perfetto per una campagna elettorale, perché tu lo annunci e dimostri fiducia nel Paese, fai promesse ai clienti energia, ma poi non sarai tu a dover pagare il fio del fatto che non riuscirai a farlo. Nemmeno un eventuale Meloni II dovrà occuparsene.
Finora cosa è stato fatto sul fronte delle rinnovabili?
Negli ultimi anni il governo si è mosso. Abbiamo fatto circa 5 GW di nuove fonti rinnovabili all'anno. Stiamo installando tra le più rapide batterie per l'accumulo in Europa. Quindi la rivoluzione sta arrivando anche da noi, seppur con una lentezza legata a questa retorica di retroguardia.
Torno un attimo alle dichiarazioni di Meloni e al punto di partenza della nostra intervista. Abbiamo appurato che il nucleare avrà tempi lunghissimi e che da solo non ci farà avere bollette meno care, ma da qualcosa dobbiamo pur partire. Ad oggi quindi, le rinnovabili ci permetterebbero di abbassare i costi?
Il nucleare nel breve periodo non esiste. Non è che non basta, il nucleare in Italia non c'è e non ci sarà per i prossimi 15 anni. Può essere una strategia di lungo periodo, ma nel breve periodo non ha nessun impatto. Quindi, l'unico modo di abbassare le bollette nel breve periodo è fare più rinnovabili. E aggiungo, l'unico modo di abbassarle questo inverno è risparmiare gas. Mi stupisce che il governo non punti di più sul risparmio energetico, come è successo nella storia delle altre crisi petrolifere. Darebbe un sollievo immediato. Bisognerebbe accettare che forse in casa dovremmo stare un po' più freddi questo inverno, perché sennò a livello europeo il gas rischiamo di pagarlo ancora più di quanto non stiamo facendo adesso.