Il governo Meloni impugna la legge sul fine vita del Veneto, in Cdm Salvini non vota e Calderoli si oppone

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A cura di Luca Pons
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Il governo Meloni ha impugnato la legge sul fine vita approvata dal Veneto, come aveva fatto con le altre norme regionali sul tema. È la prima volta che lo fa per una Regione di centrodestra. Matteo Salvini, segretario della Lega (partito del presidente veneto Stefani) non ha votato, mentre il ministro Calderoli ha votato contro.

Il governo Meloni farà ricorso davanti alla Corte costituzionale per opporsi alla legge della Regione Veneto sul fine vita. Lo ha deciso al Consiglio dei ministri di oggi, lo stesso in cui il decreto Bollette è stato nuovamente rinviato. Era una decisione attesa, dato che finora il governo si è opposto a tutte le normative regionali che regolano l'accesso al suicidio assistito per renderlo effettivamente fruibile dai cittadini.

È stata una decisione più delicata, però, perché il Veneto è una Regione amministrata da anni dal centrodestra. Non a caso, in Cdm il segretario della Lega Matteo Salvini ha scelto di non partecipare alla votazione: è proprio il suo partito, tramite il presidente Alberto Stefani, che amministra la Regione, e che quindi ha approvato la legge.

Fine vita, il governo Meloni fa ricorso anche contro il Veneto

Il Veneto è stata la prima Regione di centrodestra ad approvare una legge sul fine vita. Come avvenuto nelle Regioni che l'hanno preceduto (Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna) e succeduto (Umbria), la legge serve a stabilire le modalità con cui i pazienti che rispettano i requisiti possono avere accesso al fine vita.

In Italia, infatti, non esiste una legge nazionale che stabilisca procedure comuni, nonostante da anni la Corte costituzionale chieda un intervento del Parlamento sul tema. Visto che però il suicidio assistito, a determinate condizioni, non è considerabile reato (come ha chiarito la stessa Corte) diverse Regioni negli ultimi anni hanno deciso di prendere in mano la materia e darsi delle regole proprie.

Il governo, finora, si è sempre opposto. E oggi ha deciso di non fare un'eccezione neanche per una Regione del suo stesso colore politico. Il ricorso è una prerogativa dell'esecutivo, che può attivarsi se ritiene che un'amministrazione regionale esca dal recinto di ciò che le è consentito fare. La Costituzione, infatti, stabilisce chiaramente le Regioni possono legiferare su certi temi e non su altri. Per questo, il governo può rivolgersi alla Corte costituzionale per chiederle di stabilire se una legge regionale travalica questi confini.

Governo spaccato, Calderoli vota contro e Salvini non partecipa. Tajani chiede legge nazionale

È chiaro, però, che farlo nei confronti del Veneto è una scelta controversa, politicamente. La maggioranza che ha approvato la legge sul fine vita è composta dagli stessi partiti che sostengono il governo Meloni. Per questo, in Consiglio dei ministri non sono mancante le tensioni.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini non ha partecipato né alla discussione, né alla votazione sulla decisione. Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, leghista di lunghissimo corso, ha votato apertamente contro. Il motivo ufficiale non è di partito, ma tecnico: il ministro ha sottolineato che la legge sul fine vita del Veneto è una legge ordinamentale, ovvero indica solamente le linee guida da seguire, attenendosi alle norme che sono già in vigore.

A quanto risulta, avrebbero sollevando dei dubbi anche alcuni ministri di Forza Italia, partito storicamente più aperto sul tema del fine vita. Il segretario del partito, il vicepremier Antonio Tajani, pur non opponendosi all'impugnazione avrebbe chiesto di mettere a verbale che FI ribadisce la necessità di una norma nazionale sul fine vita. A vararla deve essere il Parlamento, e non il governo, hanno ribadito i forzisti, trattandosi di una materia così delicata.

Zaia: "Rispetto l'impugnazione, rivendico la norma"

Il ‘padre' della norma sul fine vita veneta era considerato, da un certo punto di vista, l'ex presidente regionale e oggi presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. Già a inizio 2024, sotto la presidenza Zaia, il Consiglio veneto aveva discusso una norma sul suicidio assistito, un tema su cui Zaia da anni chiede una legge. In quell'occasione, il provvedimento era stato bocciato. A settembre di quest'anno, invece, un testo è passato.

"Rispetto pienamente la decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato", ha dichiarato Zaia, uno degli esponenti della Lega con maggior peso a livello nazionale. "Abbiamo voluto dare regole certe a situazioni già previste dal nostro ordinamento, evitando di lasciare soli i pazienti, le loro famiglie e i medici davanti a decisioni di straordinaria delicatezza", ha aggiunto. Zaia ha evitato la polemica, affermando che l'impugnazione sarà "un'ulteriore occasione di approfondimento giuridico".

Nei casi di Toscana, Emilia Romagna e Sardegna, ha ricordato, la Corte ha chiarito "gli spazi entro i quali possono intervenire le Regioni". Nei precedenti, la Consulta ha sostanzialmente stabilito che le amministrazioni regionali possono legiferare sul fine vita, rispettando alcuni paletti. Nonostante ciò, il governo ha comunque deciso di proseguire con i ricorsi. Zaia, infine, ha ricordato che "l'Italia trascina da troppi anni un vuoto legislativo sul fine vita che nessun Parlamento non è ancora riuscito a colmare".

Anche il presidente del Veneto Alberto Stefani, in una nota, si è detto tranquillo: la legge veneta, ha detto, "è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre Regioni e oggetto di richieste di modifiche da parte della Corte costituzionale. Gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae lo dimostrano. Per questo, dal punto di vista giuridico, sono convinto che supererà il vaglio della Consulta".

Magi: "Governo talebano", Zan: "Meloni crudele". E il campo largo promette una legge nazionale

Ben meno conciliante, dall'opposizione, il segretario di +Europa Riccardo Magi: "Un esecutivo talebano e centralizzatore che va contro i suoi stessi amministratori, i suoi stessi elettori, mentre va avanti ipocritamente in parlamento la legge sull’autonomia. Quando il centrosinistra sarà al governo, dovrà necessariamente varare una legge nazionale che regoli questo tema".

Alessandro Zan, responsabile Diritto nella segreteria del Pd ed europarlamentare, ha attaccato a sua volta: "Le Regioni cercano di colmare un buco normativo per dare risposte concrete a persone con sofferenze atroci e malattie incurabili, e il governo si oppone. Ancora una volta Meloni è crudele, ideologica e insensibile alle persone e alle loro famiglie. Serve una legge nazionale per rispettare la libertà e i diritti di ogni persona indipendentemente dal luogo in cui vive".

Il segretario di Sinistra italiana e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Nicola Fratoianni, ha dichiarato: "Questa destra oscurantista non si ferma di fronte a nulla". Anche lui si è impegnato a varare una legge sul fine vita, in caso di vittoria alle elezioni: "Dovrà essere uno dei primi impegni che la coalizione progressista assumerà appena sarà chiamata dai cittadini italiani al governo del Paese".

Anche da Azione è arrivata una reazione critica. Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo alla Camera, ha dichiarato che "c'è qualcosa di surreale in quello che sta accadendo. Il centrodestra di Roma contro il centrodestra di Regione. E questa sarebbe l'autonomia?".

Nel centrodestra, invece, sono arrivate reazioni contrastanti. Silenzio dalla Lega nazionale, mentre per Forza Italia il capogruppo alla Camera Enrico Costa ha detto che "si conferma la necessità di una legge nazionale sul fine vita, perché una materia così delicata non può prestarsi a regole e procedure diverse da regione a regione creando un caos normativo". In linea, insomma, con i ministri del suo partito. Peccato che nel centrodestra una posizione comune non ci sia, come dimostrato dalle dichiarazioni in contemporanea della deputata veneta di FdI Maddalena Morgante: "Continuiamo a sostenere con forza che la vera risposta al dolore e alla sofferenza non è la resa o la somministrazione della morte, ma il potenziamento straordinario delle cure palliative, dell'assistenza ai malati e del sostegno concreto alle loro famiglie, che troppo spesso si sentono sole. La vita va sempre custodita, accompagnata e difesa: su questo non faremo mai un passo indietro".

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