Fine vita, Cappato: “Il Veneto è un modello, in Parlamento invece la destra cancella il diritto a scegliere”

Intervista a Marco Cappato
Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni
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Ora che anche il Veneto, la prima Regione di centrodestra a farlo, ha aperto le porte al fine vita, il Parlamento non può più aspettare. Il testo su cui è tornata a spingere Forza Italia però, cancellerebbe il diritto a scegliere, spiega a Fanpage.it Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Elena Ostanel, consigliera regionale di Avs: “Abbiamo fatto la storia”.

Ora che anche il Veneto, la prima Regione di centrodestra a farlo,ha aperto le porte al fine vita, il Parlamento non può più aspettare. "È la quarta Regione ad accogliere la nostra proposta. Comincia a essere un modello di regolamentazione regionale che si diffonde in Italia", dice a Fanpage.it Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni.

In realtà il diritto a essere aiutati a morire in certe condizioni dal Servizio sanitario nazionale esiste in tutta Italia, ricorda. Ovvero dal 2019, quando la Corte costituzionale con la sentenza sul caso di Dj Fabo ha fissato i casi in cui non è punibile chi agevola l'accesso al suicidio assistito.

La differenza è che queste Regioni potranno finalmente contare su un iter ben definito a livello normativo. "Ora in queste Regioni ci sono delle procedure più chiare che sono una garanzia per le persone che soffrono e che sono chiamate a decidere in condizioni molto difficili. E poi anche per i medici, per le strutture sanitarie che non dovranno improvvisare spesso causando ritardi enormi. È un fatto molto positivo per i cittadini del Veneto. Rafforza un modello che proponiamo a tutte le Regioni di approvare", spiega.

In Veneto il centrodestra si è spaccato. Fratelli d’Italia in Aula ha parlato del suicidio assistito come di un fallimento della società. "È un ceto dirigente che si allontana sempre di più dal proprio stesso elettorato. Lo dicono tutti i nostri sondaggi, a Nord-est gli elettori di Fratelli d'Italia sono in grande maggioranza favorevoli. La gente credo che abbia capito che non è una questione di partito o di schieramento, anche perché chi  non vorrà usufruire di questo diritto sarà liberissimo di non farlo", commenta.

Intanto i Pro vita chiedono al governo di seguire quanto detto con Sardegna e Toscana e impugnare la legge. "Il governo aveva impugnato  la nostra versione precedente della legge che era più stringente nel definire le scadenze temporali, ma la Corte Costituzionale si è già espressa, limando il testo", osserva. "Siccome questo nuovo testo approvato in Veneto è molto simile a quello approvato in Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, la Corte Costituzionale lo ha già validato di fatto. Non so cosa farà il governo, ma mi pare sicuro che la Corte Costituzionale non potrebbe che confermare le proprie decisioni", aggiunge.

Sono passati sette anni da quando la Corte costituzionale ha chiesto un intervento nazionale ma il Parlamento è ancora bloccato. Nei mesi precedenti sembrava essersi aperto uno spiraglio con il testo presentato dal centrodestra, ma poi sono emerse tutte le criticità, a partire dall'esclusione del Ssn.

Dopo il via libera veneto, la capogruppo di FI al Senato, Stefania Craxi, ha annunciato che chiederà la calendarizzazione del fine vita. "Speriamo di no, perché Stefania Craxi sa benissimo che il testo in discussione in questo momento, co-fermato da un relatore di Forza Italia, è un testo che cancellerebbe il diritto a scegliere e le leggi regionali come quella del Veneto. Perché è un testo che fa fuori il Servizio sanitario nazionale e quindi il ruolo delle regioni", replica Cappato. "Se Forza Italia e Stefania Craxi sono contrari alla legge del Veneto, allora ha senso dire bisogna approvare questa legge. Ma se si accoglie positivamente la legge, come ha fatto, e al tempo stesso si vuole approvare una legge che cancellerebbe quella approvata in Veneto, allora mi sembra un atteggiamento completamente insensato".

La consigliera Ostanel (Avs): "La svolta dopo l'incontro tra Stefani e Cristina Gheller, abbiamo fatto la storia"

"Quello di ieri è stato un voto storico frutto del lavoro incessante di questi anni, spesso sottotraccia, che abbiamo portato avanti mettendo al centro prima di tutto la vita delle persone malate", dice a Fanpage.it Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi-Sinistra. Insieme all'Associazione Luca Coscioni ha portato avanti il progetto di legge, trovando dopo una lunga trattativa una sponda nel governato leghista Alberto Stefani.

"Penso al lavoro emendativo coordinato con tutti i gruppi di opposizione, anche per far votare compattamente tutto il centro-sinistra – diversamente dalla scorsa volta – fino alla proiezione del docu film sulla vita di Stefano Gheller, simbolo di questa battaglia in Veneto, a maggio, invitando tutti i Consiglieri, trasversalmente alle forze politiche. È da lì che abbiamo chiesto la calendarizzazione del progetto di legge popolare in aula come da regolamento, alla presenza del Presidente del Consiglio Zaia che aveva già dichiarato al primo Consiglio Regionale, a nostra domanda, che avrebbe votato a favore della legge diversamente dagli altri provvedimenti", racconta.

La mediazione è andata avanti per diverso tempo. Fino a quel momento infatti "parte della Lega e lo stesso Presidente Stefani continuavano a mandare la palla in tribuna dicendo che sarebbe stata utile solo una legge nazionale", spiega. "Per questo a giugno ho proposto al presidente Stefani di venire a casa di Cristina Gheller, sorella di Stefano".

Da lì la svolta. "Nei giorni successivi è arrivata l’apertura del Presidente e della lista Stefani di partecipare alla scrittura della legge regionale. In aula ieri la maggioranza ha accettato diversi dei nostri emendamenti importanti: quelli che definiscono una procedura chiara e tempi ragionevoli rispetto alle condizioni del paziente. Noi non abbiamo votato alcuni emendamenti di Giunta per noi irricevibili come la possibilità di informazione ai pazienti da parte di associazioni pro-vita e il parere rafforzato del medico palliativista, perché crediamo che tutte le componenti mediche della Commissione debbano avere lo stesso valore", prosegue.

Con il voto finale favorevole "abbiamo fatto la storia: spingere la prima regione del centrodestra, nonostante le spaccature, a votare questa legge è qualcosa che ricorderemo, da il senso di fare politica. E lo darà soprattutto a quelle persone che il Veneto non avevano visto riconosciuto il diritto di libera scelta come sancito dalla Corte Costituzionale", conclude.

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