Fine vita, Veneto vota sul suicidio assistito, Zaia: “Se accadesse a me vorrei essere libero di decidere”
Il Veneto ci riprova. Dopo la bocciatura di due anni fa, quando il Consiglio regionale respinse la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito, ‘Liberi Subito’, arriva domani all'esame dell’Aula il testo dell'Associazione Luca Coscioni sul suicidio medicalmente assistito, dopo la mobilitazione che ha raccolto le oltre 9mila firme necessarie al deposito in Commissione.
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che da anni spinge per l'approvazione di una legge che regolamenti l'accesso al suicidio assistitio, ha scritto sabato una lettera aperta, in vista di quest'appuntamento cruciale. "Considero profondamente improprio immaginare che una materia simile possa essere affrontata facendo calcoli di consenso, cercando di intercettare questa o quella sensibilità dell’elettorato o, peggio ancora, trasformando la sofferenza delle persone in uno strumento di posizionamento politico", scrive.
Ma, sottolinea ancora il leghista, "Il Consiglio regionale del Veneto, martedì, non sarà chiamato a decidere se il suicidio medicalmente assistito debba esistere oppure no in Veneto. Esiste già nel nostro ordinamento nazionale, entro un perimetro estremamente rigoroso, per effetto della sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale". In base a quella sentenza la Corte ha stabilito che l'aiuto al suicidio (articolo 580 del Codice penale) non è punibile a patto che il paziente rispetti contemporaneamente quattro requisiti medici e legali: il paziente deve essere affetto da una patologia irreversibile; questa patologia deve causare sofferenze insostenibili; il paziente che ricorre al suicidio assistito deve essere capace di intendere e di volere; la persona che ricorre al suicidio assistito deve essere dipendente da trattamenti medici per sopravvivere.
La proposta, spiega l'Associazione Coscioni, nasce dalla necessità di garantire che il percorso previsto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, sul caso Cappato/Dj Fabo, possa essere attuato attraverso procedure uniformi e senza ingiustificati ritardi, evitando che l’accesso al suicidio medicalmente assistito cambi in base alle norme dei singoli territori (in assenza di una legge nazionale).
Rispetto al testo che è stato votato a gennaio 2014, la legge rimane quella di iniziativa popolare, ma con alcune variazioni: sono stati preparati emendamenti per adeguarlo ai paletti fissati dalla Corte costituzionale sulle leggi di Toscana e Sardegna. In particolare, viene superato il termine fisso di venti giorni per la verifica iniziale, sostituito dall’obbligo di procedere "senza ingiustificati ritardi" e secondo tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente. In Veneto, dal 2019, sono state presentate circa venti domande di accesso al suicidio medicalmente assistito e tre sono state autorizzate: un dato, sottolinea sempre l'Associazione Coscioni, che conferma la necessità di regole trasparenti, responsabilità definite e garanzie effettive per le persone malate, le famiglie e gli operatori sanitari.
"Abbiamo fiducia che le persone componenti del Consiglio regionale del Veneto non vorranno perdere questa occasione storica per schierarsi dalla parte di chi vuole esercitare il proprio diritto, già in vigore in Italia, ad essere aiutato a decidere sul proprio corpo, sul proprio dolore e sulla propria vita, senza dover subire come un tortura delle scelte imposte da altri", dice Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione.
Sul piede di guerra invece l'associazione i Pro Vita & Famiglia: "In Veneto sta andando in scena una deriva radicale pro morte, vergognosamente sostenuta da Zaia e da chi, seguendolo, vuole forzare il Consiglio regionale ad approvare una legge già bocciata nel 2024", denuncia Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, secondo cui "Nessuna sentenza della Corte costituzionale impone alle regioni di dotarsi di una legge sul suicidio assistito. Anzi, è vero il contrario: la Consulta ha già smontato le leggi di Toscana e Sardegna, ribadendo che le regioni non possono agire in via suppletiva rispetto alla legislazione statale. Il Veneto, quindi, con questa legge non colmerebbe alcun vuoto".
Presidente, nella lettera aperta lei ha messo in evidenza che Il Consiglio regionale del Veneto non sarà chiamato a decidere se il suicidio medicalmente assistito debba esistere oppure no in Veneto, perché è già previsto nel nostro ordinamento nazionale, secondo quanto stabilito dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale. Lei lo ha detto in modo chiaro: "Se la legge regionale sarà approvata, il Veneto non introdurrà il fine vita. Se non sarà approvata, il Veneto non lo cancellerà". Cosa c'è in gioco dunque?
Siamo chiamati a trattare un progetto di legge di iniziativa popolare, che è quello inviato alle Regioni italiane dall'Associazione Coscioni. In base al nostro Statuto, Il progetto deve essere trattato con una tempistica predefinita. Con l'avvio della nuova legislatura il progetto di legge è stato subito incardinato. Questo Paese però deve uscire da una grande ipocrisia.
Quale?
Non ha alcun senso questo dibattito che stiamo vedendo in queste ore in Veneto tra chi è favore del fine vita e chi è contrario, è fuorviante nei confronti dei cittadini. La legge del Veneto, come quella che è passata in Emilia-Romagna, in Sardegna o in Toscana, non approva e non boccia il fine vita, perché l'accesso al suicidio assistito è già consentito. Evitiamo di far credere ai cittadini che se vince il no si blocca il fine vita, che è previsto da una sentenza del 2019. La Corte Costituzionale dice molto chiaramente che se un malato soddisfa queste quattro caratteristiche – è affetto da patologia irreversibile, prova sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipende da trattamenti di sostegno vitale, è pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli – se ritiene può (non deve) chiedere aiuto alla sua ULSS per gestire la parte finale della vita. Dal 2019 a oggi in Veneto abbiamo avuto 16 richieste per accedere al suidicio medicalmente assistito, tre sono state autorizzate e solo due di queste hanno avuto la gestione del fine vita, in virtù sempre della decisione della Corte Costituzionale e autorizzate dal comitato bioetico. Quella sentenza però, in mancanza di una legge nazionale, ha due vulnus fondamentali: non stabilisce in che tempi la Sanità deve rispondere e non dice che la Sanità pubblica deve occuparsi della somministrazione del farmaco. Le Regioni di conseguenza possono legiferare sull'organizzazione della risposta e della procedura, come sancito dalle sentenze della Corte. Per cui non capisco quest'aggressione nei confronti di chi è favorevole. Le faccio un esempio.
Prego.
È come se noi oggi avessimo in Italia una sentenza sull'borto che stabilisse che una donna può interrompere una gravidanza, ma quella sentenza non indicasse i tempi di risposta da parte dell'azienda sanitaria e non dicesse chi tecnicamente dovrebbe occuparsi dell'interruzione di gravidanza. Noi oggi non siamo chiamati a portare la nostra opinione sul fine vita, siamo semplicemente chiamati a dare una risposta a quei cittadini, che sono statisticamente pochissimi, che ci chiedono di gestire il fine vita. Chi è a favore oggi dovrebbe chiedere una legge. Chi è contro, legittimamente, può chiedere una legge per vietarlo. Chi ha dubbi sulla materia, allora chieda una legge che introduca dei sistemi di controllo che siano ancora più efficienti.
Domani in Veneto si apre la fase della discussione della proposta di legge sul suicidio assistito. Ci saranno almeno due giorni di lavoro, cosa può succedere secondo lei?
Il Consiglio è sovrano e debbono essere rispettate le posizioni di tutti, la discussione durerà quanto serve che duri. Certamente alla fine, una volta incardinata la discussione, si deve arrivare a un voto: “favorevole”, “contrario” o “astenuto”. Ricordo che l'astensione nel nostro regolamento vale come un voto contrario.
A gennaio 2024, nella scorsa legislatura, la proposta di legge è stata già bocciata, anche per via di 3 astenuti Perché questa volta potrebbe essere diverso?
Così come nella scorsa occasione, anche in questo caso non ho fatto nessun incontro preliminare. Non saprei dire quanti voti a favore ci saranno, non mi sono mai preoccupato di questo. Come ho sempre detto i partiti dovrebbero garantire una ‘no fly zone'; sui temi etici, perché i cittadini ci hanno già indicato la via, non dobbiamo certo mettere un cappello politico su un tema come questo. Spero che tutti possano votare in base a quello che pensano, perché stiamo decidendo su un tema che riguarda la vita delle persone, e soprattutto di qualche malato terminale che attende una risposta. Invito tutti a fare questa riflessione: ‘Se accadesse a me, cosa deciderei?'.
Questo è un tema a lei molto caro, da anni porta avanti questa battaglia, anche in aperto dissenso rispetto agli alleati della Lega. Nel gennaio 2024 il centrodestra si era presentato al voto spaccato, con Fdi, Forza Italia e parte della Lega contrari (con un’astensione anche dal Pd). In questi due anni secondo lei il quadro è cambiato o le posizioni sono rimaste cristallizzate?
Penso che il quadro sia cambiato perché ci sono stati due anni di dibattito, ci sono state delle Regioni che hanno già deliberato e approvato una legge, come ha fatto di recente l'Emilia-Romagna, seguendo la scia di Sardegna e Toscana, e ci sono state nuove sentenze della Corte costituzionale, oltre ai solleciti al Parlamento da parte della Consulta perché emani una legge nazionale. E oggi ci sono in Veneto nuovi consiglieri che porteranno inevitabilmente nuovi profili etici rispetto a questo tema. Si tratta a questo punto di attendere la discussione e poi vedere il voto.
Due anni fa anche Matteo Salvini le disse che si trovava in disaccordo, e anche lui in quel caso avrebbe votato no. Lo ha sentito in quest’occasione?
No, non l'ho sentito, come ho detto non ho sentito nessuno, perché penso sia fondamentale lasciare i consiglieri liberi. Ricordo però che dopo quel voto Matteo Salvini disse che sui temi etici è giusto che ci sia libertà di coscienza. Penso che questo sia un segno di grande maturità.
Secondo lei la destra continua a sbagliare quando decide di lasciare alla sinistra i temi dell'etica e del fine vita?
Se noi chiedessimo a destra e a sinistra di esprimersi sul fine vita noi troveremmo dei favorevoli e dei contrari in entrambi gli schieramenti. Questo è innegabile. Ma allora perché quando si affrontano i temi etici sembra che la sinistra sia progressista e liberale e la destra liberticida? Non è affatto così. È giusto che ognuno coscientemente voti secondo quello che pensa. Io non sono di sinistra e sono a favore del fine vita, come moltissimi altri esponenti di destra. Anche a sinistra ci sono i contrari, e il voto del 2024 ne è la dimostrazione.
Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna hanno approvato una legge per regolamentare le procedure ei tempi per accedere al suicidio assistito. Il Veneto potrebbe essere ora la quarta regione a dotarsi di una legge analoga. Lei però in passato ha fatto notare che il metodo è sbagliato, perché il rischio è avere 20 leggi diverse in Italia. Perché secondo lei non si riesce ad avere una legge nazionale sul fine vita?
Vorrei far notare che questo non è colpa del governo Meloni. Io seguo questa tema dal 2009, dal caso di Eluana Englaro. Da allora sono passati 17 anni, durante i quali ci sono stati più governi di sinistra che di destra. Ma io una legge nazionale non l'ho mai vista.
Chi è contro questa legge, come i Pro Vita, dice però che la Lega si sta ritrovando a rincorrere Forza Italia. È così?
Mi sembra una lettura fantasiosa, visto che in Consiglio regionale l'ultima volta Forza Italia aveva votato contro. Sarebbe disdicevole rincorrere qualcuno, soprattutto su temi delicati come questi.
Che messaggio darebbe la politica ai cittadini, se anche questa volta non si assumesse la responsabilità di decidere?
Io sono un liberale, e penso che la mia libertà finisca dove inizia la tua. Noi istituzioni abbiamo l'obbligo, nei limiti della legalità, dei diritti e del rispetto della dignità umana, di garantire la libertà altrui. I malati io li ho incontrati, non posso pensare di mettere la testa sotto la sabbia. Lasciare tutto così come è, lasciando un tema come il fine vita all'auto-gestione, in mano ai volontari, abbandonando le persone alla disperazione, non è da Paese civile. Se dovesse succedere a me io vorrei poter decidere, di certo non vorrei che qualcun altro decidesse al mio posto.