Anche l’Umbria approva la legge sul fine vita: è la quinta Regione a farlo

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Il testo, approvato con 11 voti favorevoli e 5 contrari, stabilisce tempi certi e modalità per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La presidente Stefania Proietti non ha partecipato al voto. Per il Pd Umbria è “una conquista di libertà e dignità”. Avs Umbria sottolinea che “l’accesso alla procedura non può dipendere dal territorio in cui si vive”.

Liberi subito, anche in Umbria. L’assemblea legislativa ha detto sì alla legge regionale sul fine vita, che definisce modalità e tempi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, dando attuazione alle pronunce della Corte costituzionale del 2019 e del 2024. Il testo è stato approvato con 11 voti favorevoli, 5 contrari e 4 astenuti. La presidente della Regione, Stefania Proietti, non ha partecipato al voto. L’Umbria diventa così la quinta Regione a legiferare in materia, la quarta a guida centrosinistra, in assenza di una normativa nazionale.

Nel settembre 2025 l'associazione Luca Coscioni ha depositato il progetto di legge popolari, sostenuto da quasi 5mila firme di cittadini umbri, presso gli uffici del Consiglio regionale. Dopo oltre un anno, è arrivata l'approvazione in aula.

Presenti nella sede dell'Assemblea legislativa anche Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Coscioni, e Stefano Massoli, membro di giunta dell'associazione Coscioni e marito della giornalista Laura Santi, malata di sclerosi multipla, che per prima ha potuto accedere, nel luglio 2025, al suicidio medicalmente assistito in Umbria dopo un lungo calvario burocratico e politico.

La discussione in aula: "Compito che spetterebbe al Parlamento"

La Terza commissione Sanità e servizi sociali dell’Assemblea legislativa umbra ha approvato lunedì 19 ottobre la proposta di legge popolare “Liberi subito”, promossa dall’associazione Luca Coscioni, che ha raccolto 4801 firme. Il testo è stato discusso in aula giovedì 22 ottobre dopo i solleciti dell'associazione Luca Coscioni, che aveva ricordato come i tempi fissati per la discussione della proposta di legge fossero ampiamente superati.

In aula il relatore e consigliere di Alleanza Verdi Sinistra, Fabrizio Ricci, ha ricordato Laura Santi e letto la lettera pubblica che la giornalista ha lasciato a testimonianza del suo percorso di accesso al suicidio medicalmente assistito. "Non siamo chiamati a discutere una legge che introduce un diritto al fine vita, semmai è un compito che spetterebbe al Parlamento e che non l'ha fatto", ha dichiarato. Parole che hanno trovato l'accordo dell'intera assemblea.

In aula è arrivato il voto favorevole dei consiglieri del Partito democratico, di Alleanza Verdi Sinistra e del Movimento 5 Stelle. Si sono astenuti i consiglieri di Forza d'Italia e un consigliere della Lega. Contrario, invece, il voto del gruppo di Fratelli d'Italia e di una consigliera della Lega. La presidente della Regione, Stefania Proietti, civica di centrosinistra, non ha partecipato al voto. "Se la Costituzione è il nostro faro, l'espressione della Costituzione è stata chiara – ha detto prima di lasciare l'aula – La mia non partecipazione è una scelta meditata, in parte anche sofferta, dobbiamo sempre mettere al centro la dignità delle persone".

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I rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni in presidio sotto la sede dell'Assemblea legislativa della Regione Umbria. (Foto: Vincenzo Diocleziano)

I contenuti del testo sul fine vita in Umbria: tempi certi, obiezione di coscienza e cure palliative

Il testo approvato dall'Assemblea umbria regola le modalità e le tempistiche di accesso al suicidio medicalmente assistito, dando attuazione a quanto già stabilito dalla Corte costituzionale attraverso le pronunce del 2019 e del 2024. Le due sentenze hanno infatti chiarito in quali circostanze l’assistenza al suicidio non è penalmente perseguibile. La possibilità di ricorrere alla procedura è riservata a chi presenta una patologia irreversibile, accompagnata da sofferenze fisiche o psicologiche considerate insopportabili, dipende da trattamenti di sostegno vitale ed è in grado di esprimere una volontà autonoma e consapevole.

Spetterà a un'équipe multidisciplinare verificare la presenza di queste condizioni. La commissione sarà formata da uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e un medico esperto in cure palliative, ai quali potrà aggiungersi uno specialista della malattia del paziente. Il testo tutela, inoltre, l'obiezione di coscienza del personale medico, che potrà scegliere o meno di eseguire la procedura vedendo tutelata anche la propria riservatezza.

Particolare attenzione viene riservata alle tempistiche, con l'obiettivo di evitare che l'iter si prolunghi eccessivamente. La proposta fissa infatti un limite complessivo di 30 giorni dalla presentazione della domanda. Entro i primi quattro giorni l'azienda sanitaria dovrà nominare la commissione, che avrà dieci giorni per effettuare gli accertamenti e inviare gli atti al comitato etico. Una volta acquisito il parere, la decisione dovrà essere comunicata al richiedente entro tre giorni. Se la valutazione sarà favorevole, entro cinque giorni dovrà essere definito il protocollo operativo, mentre la disponibilità dei farmaci e dell'assistenza sanitaria dovrà essere assicurata entro sette giorni dalla richiesta conclusiva. Il testo prevede anche che tutte le prestazioni siano erogate senza costi per il paziente, attraverso il Servizio sanitario regionale.

Accanto a questo provvedimento, la presidente della giunta, Stefania Proietti, ha fatto sapere che "le cure palliative sono il presupposto di tutto anche se ancora risultano carenti: abbiamo programmato di arrivare ad una copertura del 90% nel 2028, con un incremento graduale già da quest'anno. Penso che la nostra priorità siano le cure palliative, i posti di hospice e la garanzia di un'assistenza adeguata".

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L'aula dell'Assemblea legislativa dell'Umbria

Pd e Avs Umbria: "Regolamento per garantire la libertà, ora legge nazionale"

"In Umbria abbiamo scritto una pagina di storia – commenta così il risultato del voto a Fanpage.it la presidente dell'Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, esponente del Pd – Con oggi rispondiamo, senza voltarci dall’altra parte, alla chiamata che ci ha fatto Laura Santi con il suo esempio, il suo percorso e il suo insegnamento". "Quanto alle possibili impugnative del governo – aggiunge –  l’esecutivo dovrebbe piuttosto occuparsi della stesura di una legge nazionale sul fine vita, che ancora tutti i cittadini e tutte le Regioni stanno aspettando".

"Come medico, come cittadino e come rappresentante delle istituzioni ricorderò questa giornata con orgoglio: è una conquista di civiltà, di libertà e di dignità", ha dichiarato il vicepresidente della Regione e assessore in quota Pd, Tommaso Bori. "Questa legge non impone a nessuno una scelta e non mette in discussione il valore della vita – precisa Bori – riconosce la libertà e la dignità delle persone, garantendo procedure chiare e tempi certi a chi chiede di poter decidere autonomamente". "La politica non può voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza, né lasciare sole le persone proprio quando hanno più bisogno delle istituzioni", ha aggiunto.

“È una battaglia per la libertà che riguarda tutti – ha dichiarato l'assessore regionale al Welfare ed esponente di Alleanza Verdi Sinistra, Fabio Barcaioli – La legge non obbliga nessuno a scegliere il suicidio medicalmente assistito, non limita il diritto alla cura e non si pone in alternativa alle cure palliative. Definisce una possibilità per le persone che vivono condizioni di sofferenza insopportabile, nel rispetto della loro volontà e della loro dignità. Le istituzioni non devono decidere al posto delle persone, ma garantire che i diritti siano tutelati. La possibilità di accedere a questa procedura non può dipendere dal territorio in cui si vive, oggi è un diritto riconosciuto in modo diseguale, mentre dovrebbe essere garantito a tutti attraverso una legge nazionale. A livello nazionale si ha paura di mettersi davanti alle divisioni".

Quali sono le Regioni che hanno legiferato sul fine vita

La prima a muoversi sul tema è stata la Toscana, nel febbraio 2025, seguita dalla Sardegna a settembre dello stesso anno, dall’Emilia-Romagna nel luglio 2026 e dal Veneto, che il 2 settembre è diventato la prima Regione a guida centrodestra a legiferare sul fine vita. Anche Puglia e Piemonte sono intervenute sul tema, rispettivamente con una delibera amministrativa nel 2023 e una circolare alle Asl nel febbraio 2026.

La legge toscana nel 2025 è stata impugnata dal governo Meloni, che ha contestato l’intervento regionale in materie di competenza statale. Con la sentenza 204 del 2025, la Corte costituzionale ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando illegittime alcune disposizioni, tra cui quelle sui tempi della procedura, ma confermando la possibilità per le Regioni di disciplinarne gli aspetti organizzativi.

Anche la legge dell’Emilia-Romagna è finita nel mirino del governo: lo scorso 24 settembre il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnarla davanti alla Corte costituzionale. Secondo l’esecutivo, la normativa affida alle linee guida regionali la definizione di alcuni requisiti per accedere alla procedura, eludendo i vincoli indicati dalla Consulta, e non garantisce adeguatamente un percorso personalizzato di cure palliative. L’impugnazione non comporta però la sospensione automatica della legge, che resta in vigore in attesa del giudizio della Corte.

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